La tarma, prima di sfarfallare, passa attraverso tre stadi di sviluppo: uovo, larva e pupa.![]()
L’adulto depone le uova là dove trovi abbondanza del giusto nutrimento per le larve, e cioè resti di polline, esuvie delle larve, escrementi. Stiamo parlando di favi immagazzinati, non dell’alveare dove c’è la possibilità di cibarsi anche delle larve stesse di ape. Questa è la ragione per cui raramente vengono attaccati favi che non hanno mai contenuto covata. E questo è uno dei vantaggi della griglia escludiregina. In alternativa, si può praticare una gestione separata dei telaini da melario: quelli in cui c’è stata covata, quelli in cui non c’è stata.
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Per contrastare la tarma, si può usare l’anidride solforosa, ma occorre ricordare che essa uccide le larve e gli adulti, ma non le uova.
Altri prodotti usati in passato come paradiclorobenzolo o naftalina, non sono più in commercio perché potenzialmente tossici. Anche il B401 (Bacillus thuringiensis) è stato ritirato dal commercio.
A questo punto è utile sapere che il ciclo completo di sviluppo della tarma si può compiere in periodo che va da un minimo di sei settimane a un massimo di sei mesi in dipendenza dalla temperatura e dalla disponibilità di cibo, e che le tarme possono sopravvivere all’inverno sia come uovo, che come larva, che come pupa (imbozzolate, cioè).
Le uova schiudono velocemente (5-7 giorni) se la temperatura è elevata (29-35°). A temperature più basse (18°) possono impiegare anche 30 giorni. Il freddo può portare a morte tutti gli stadi della tarma, in due ore a –15°, in tre ore a –12°, , in quattro ore a – 7°, in quattro ore e mezza a 0°, in sei giorni a 2°, in 10 giorni a 5, in 15 giorni a 10°.



