Conferenza stampa del CRA sui risultati della ricerca Apenet
Il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura ha presentato il 18 aprile a Roma in una conferenza stampa i risultati dell’ importante progetto di ricerca sui meccanismi che causano la mortalità delle colonie di api sul territorio nazionale. Lo studio è stato condotto con una innovativa metodologia di monitoraggio “in campo”.
Dei risultati e della metodologia di studio della ricerca si è parlato a Roma nella conferenza stampa, alla presenza del coordinatore della ricerca Marco Lodesani direttore del CRA-API, capofila del progetto, di Riccardo Aleandri direttore del Dipartimento di Biologia e produzioni animali del CRA, di Franco Pennacchio dell’Università Federico II di Napoli, di Francesco Nazzi dell’Università di Udine, di Franco Mutinelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, di Vincenzo Girolami dell’Università di Padova.
Ha aperto la conferenza stampa, il Presidente del CRA Giuseppe Alonzo che ha sottolineato “come sia importante studiare il disorientamento delle api nel ritornare agli alveari e le cause dei loro disturbi. I risultati della ricerca generano una sensazione di allarme…”
Alla base della ricerca, una metodologia innovativa, ovvero la creazione di una rete di monitoraggio nazionale, costituita da 28 centraline biologiche, formate da alcune decine di alveari ciascuna, per un totale di 1350 alveari distribuiti sul territorio.
L’analisi dei dati raccolti attraverso il monitoraggio “in diretta” di ciò che accadeva negli alveari, ha permesso di realizzare un’indagine sistematica dell’andamento e sulla distribuzione geografica delle malattie conosciute e dell’insorgenza delle nuove collegate alla presenza di residui di pesticidi ed è stato propedeutico alla creazione di un database sullo sviluppo degli alveari e il loro stato sanitario in Italia.
“E’ stato messo in evidenza il ruolo che alcune molecole neurotossiche utilizzate in agricoltura, hanno nei fenomeni di mortalità e di spopolamento verificatosi negli scorsi anni – ha spiegato il direttore del CRA-API di Bologna Marco Lodesani (…)- ma a contribuire a questo fenomeno è anche il tipo di agricoltura moderna praticata in Europa. Gli studi che hanno caratterizzato APENET hanno infatti dimostrato la presenza di effetti sinergici e di interazioni tra le diverse sollecitazioni a cui l’alveare è sottoposto… Tutto ciò evidenzia la necessità di rivedere l’intero sistema agricolo. Al momento, la prosecuzione dell’attività di monitoraggio iniziata con il progetto APENET, sta continuando con un maggior numero di “centraline biologiche” per tenere sotto osservazione il fenomeno e capirne le correlazioni con l’ambiente circostante”.
Per approfondire: nel sito www.reterurale.it è disponibile on line la Relazione Apenet 2011 (PDF 9,5 MB) di cui Unaapi ha realizzato una versione sintetica.
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