15 agosto 2016

Con Decreto del 9 agosto 2016 il Ministero della Salute ha disposto, dal 22 agosto, la revoca dell’ autorizzazione d’uso dei preparati contenenti glifosate nelle aree frequentate dalla popolazione o da “gruppi vulnerabili” quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie e il divieto d’uso in campo agricolo in pre-raccolta, cioè quando viene usato “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.
Il divieto d’uso in ambito civile è motivato per “ la protezione delle acque sotterranee, dell’uso non agricolo su: suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’80%; aree vulnerabili e zone di rispetto, di cui agli art.(…)”.
Il Decreto ministeriale revoca anche le autorizzazioni d’uso agricolo “ di tutti i prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate ed il coformulante ammina di sego polietossilata” ma non di tutti gli altri preparati a base di glifosate .
Questo, primo e importante, passo avanti suscita – e lascia platealmente senza risposta – due interrogativi:
1) L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), organo dell’ Oms, che coordina gli studi in campo oncologico, ha classificato fra i probabili cancerogeni il glifosato, ovvero il diserbante più usato nel mondo. Il grano che l’Italia importa in gran quantità dal nord America, per produrre la pasta che consumiamo ed esportiamo, è sistematicamente trattato con glifosate in pre raccolta. Si permetterà che si continui a consumare pasta e prodotti da forno contaminati di glifosate, o ci si adopererà affinché a breve siano adotattati limiti residuali più seri e severi?
2) L’uso in campo agricolo su suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’80%; in aree vulnerabili e in zone di rispetto non comporta forse, anch’esso, contaminazione delle acque sotterranee?
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