Sono bastati pochi anni d’impiego in campo della bio ingegneria genetica per far sciogliere, come neve al sole, tutte le promesse dei venditori di OGM!
L’agricoltura “destinata a rilanciare la capacità produttiva dell’l’agricoltura mondiale ed europea del futuro” sta dimostrando alla prova dei fatti quanto vale. Dopo lo stop definitivo allo sviluppo degli Ogm in Europa da parte del più grande gruppo chimico del mondo, la Basf, dal Canada la multinazionale Monsanto conferma la prima…
…segnalazione di un’infestante resistente al Glifosate, la Kochia scoparia, un arbusto annuale dell’altezza inferiore al metro, spesso utilizzata come pianta ornamentale con la peculiarità di cambiare il colore delle foglie da verde chiaro durante l’estate a rosso arancio durante l’autunno.
La notizia sta nel fatto che la Kochia è una specie tra quelle indicate per un possibile utilizzo nelle biomasse per la produzione energetica, settore indicato da molti come possibile alternativa per molte aziende agricole in difficoltà e oggetto di molti finanziamenti e pressioni politiche.
La multinazionale ha sguinzagliato nelle campagne del Nord America la sua polizia privata, per individuare gli agricoltori che avrebbero coltivato le varietà geneticamente modificate (brevettate dall’azienda), e fargli causa per il mancato pagamento delle royalties
In pochi anni di semina estensiva di colture OGM, resistenti al diserbante Roundup, a base di Glifosate, si sono generate e diffuse in natura la bellezza di 11 specie botaniche infestanti e incontrollabili, in ben 26 stati degli Stati Uniti
Poco meno di un anno fa però, proprio contro il colosso biotech, è partita una class action di 270mila agricoltori che contestano i brevetti e le promesse mancate evidenziate dall’utilizzo in campo dei semi Monsanto.
Syngenta ha stimato che nel 2011 le erbe infestanti resistenti al Roundup, come Kochia e Amaranto, abbiano reso incoltivabili 5,6 milioni di ettari di mais, soia e cotone negli Stati Uniti. La stessa multinazionale ha stimato che “grazie a questo bell’apporto alla produttività e fertilità agricola” il dato si raddoppierà entro il 2015.
Dal canto suo, l’altra multinazionale della chimica, Dow Chemical, ha invece stimato che negli U.S.A. più di 8 milioni di ettari a coltura di mais e soia siano irrimediabilmente contaminati da piante geneticamente resistenti ai potenti diserbanti in uso.
Qual è la soluzione proposta da venditori di chimica?
In “piena coerenza con la promessa di ridurre l’impatto dei pesticidi grazie agli OGM” ora, Monsanto & C. propongono l’uso di erbicidi ancora più letali per ambiente e vita: il Dicamba e il 2,4-D (il componente del diserbante già disastrosamente irrorato nella guerra del Vietnam: il famigerato Agente Arancio!).
Dow prevede nel 2013 di guadagnare 1,5 miliardi di dollari di profitti supplementari dalla vendita di semi resistenti al 2,4-D.
Ma Hugh Grant, Chief Executive di Monsanto, ha dichiarato che gli sforzi dei concorrenti per sviluppare colture tolleranti agli erbicidi non preoccupa il business di punta della Monsanto.
Dalla “scontata” facilità per le aziende sementiere di ottenere licenza per irrorare i campi con un mix di erbicidi per provare a debellere le superinfestanti; da questo bel “bagno di chimica” deriverà, per il manager Monsanto, il nuovo e radioso futuro delle colture Roundup Ready!
Charles Benbrook,scienziato dell’ Organic Center, diTroy – Oregon, ha dichiarato:
” Tale approccio equivale a buttare benzina sul fuoco per spegnerlo”
D’altro canto l’anno 2011 rimarrà nella storia, come quello del fallimento commerciale degli OGM in Europa.
Il rapporto dell’ISAAA, l’agenzia dell’industria biotech per la promozione degli OGM, dimostra quanto la loro coltura in Europa sia agli sgoccioli.
Le coltivazioni OGM hanno interessato nella Ue nel 2011 solo 110.000 ettari, sommando Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Romania.
Pari allo 0,06% della superficie agricola Ue di 179 milioni di ettari.
In confronto, la superficie in Europa ad agricoltura biologica è di circa 7,8 milioni di ettari.
La netta opposizione dell’opinione pubblica e le preoccupazioni conseguenti di vari Governi europei sono la causa de clamoroso flop commerciale.
Dopo 16 anni di marketing aggressivo e ricattatorio, più dell’80% della produzione mondiale OGM risulta concentrata in soli quattro paesi: USA, Canada, Brasile e Argentina.
D’altra parte pure il recente tentativo d’introduzione di alimenti OGM in Cina (riso) e India (melanzane) segna un ulteriore smacco, se non definitivo fallimento anche in quell’area.
Per approfondire:
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