Si accende sempre più il dibattito pubblico nelle popolazioni delle zone a frutticoltura e viticultura intensive, vittime d’irrorazioni chimiche (anche dal cielo).
Nell’estate 2009 lo spandimento di molecole chimiche nelle campagne ha fatto travasare il vaso della sopportazione della popolazione dei ‘colli del Prosecco’, A Vidor paese pedemontano della provincia di Treviso, il sindaco, Albino Cordiali, e il parroco, Antonio Moretto hanno lanciato un primo allarme, e un comitato di cittadini ha raccolto migliaia di firme per una petizione alle autorità: “Non si possono aprire le finestre, non si possono stendere abiti lavati ad asciugare, non si può utilizzare il cortile o il giardino, non si può passeggiare liberamente sulle strade pubbliche a causa del forte odore. Sulle strade, capita sovente di essere letteralmente lavati dalle sostanze diffuse dall’elicottero o dagli atomizzatori. Temo che l’esposizione forzata e prolungata nel tempo a tali sostanze possa danneggiare seriamente la mia salute e quella dei miei familiari“.
Iniziative analoghe in Val di Non e nel trevigiano dove, a Valdobbiadene si organizzano incontri con la partecipazione di oncologi per cercare di comprendere il nesso tra pesticidi e insorgenza di patologie neoplasiche. Poi la protesta passa a Verona, nel comune Negrar con le motivate preoccupazioni per la salute della popolazione della Valpolicella.
Da allora si sono sviluppate diverse momenti di confronto, denuncia e proposta, anche grazie alla capacità di denuncia del WWF Veneto; il cui responsabile energia e rifiuti Gianluigi Salvador ha dichiarato: ” è una pandemia. Dai dati ufficiali si rileva che nel territorio dell’Ulss 7 (Prov. di Treviso), l’incidenza delle neoplasie maligne – ovvero i tumori più pericolosi – dal 2007 ad oggi, è aumentata in relazione all’aumento di vendite dei pesticidi. Più 4,4% nel 2008, + 5,5 lo scorso anno. Si rischia una pandemia silenziosa come dimostrano gli studi del prof. Soffritti (Centro ricerche prevenzione cancro Fondazione Ramazzini) e del prof. Mantovani dell’Istituto di sanità”.
Il WWF presenta un esposto e viene organizzato un dibattito pubblico a Valdobbiane.
Il Consorzio viticolo del Prosecco adotta così un Protocollo Viticolo nelle colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore.
Nel marzo 2012 il quotidiano on line Affari italiani pubblica un preoccupato articolo: “Prosecco, l’aperitivo ad alta incidenza tumorale”.
Il 9 marzo 2013 a Verona l’ISDE, Associazione Medici per l’Ambiente, organizza un importante convegno su “Pesticidi e Salute” e fa il punto su rischi e conseguenze volutamente minimizzati.
Il Consorzio Tutela del Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene trae un primo bilancio positivo del protocollo viticolo per le colline Docg, ma finalmente è costretto a riconoscere la pericolosità e gli effetti del fungicida ad alta tossicità il Mancozeb, autorizzato e assai utilizzato, ma il cui uso è quantomeno escluso dal suddetto protocollo.
L’Asl 7 del Veneto rende pubblici i dati “tranquillizzanti” di un’indagine sui residui nei vigneti; e l’europarlamentare Zanoni chiede: “perché limitare la ricerca ai residui sulle piante e non ricercare le molecole nelle urine degli abitanti, sopratutto dei bambini, delle zone vitate?”
Nel maggio 2013 i clienti di un ristorante del trevigiano vengono “irrorati e trattati” da un elicottero mentre pranzano. Lo spandimento aereo sarebbe vietato in Europa, a meno di deroghe concesse dalle singole Regioni. E anche per il 2013 la deroga Veneta è arrivata puntuale.
Viene tra l’altro evidenziato lo stravolgimento del paesaggio dovuta all’espansione di terreni vitati; un amministratore annuncia la prossima obbligatorietà d’avviso preventivo d’effettuazione dei trattamenti su vite, nei 15 comuni di coltivazione del Prosecco.
Gli apicoltori della Valsugana e del trevigiano denunciano di danni alle api da trattamenti chimici.
Continuano incessanti le denunce dei cittadini sulla contaminazione ambientale inaccettabile.
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