Ricerca. Dai metaboliti di un batterio lattico famiglie più popolose e meno spore di Nosema ceranae

Ricercatori argentini hanno somministrato i metaboliti prodotti dalla coltura di un batterio lattico che fa parte della flora intestinale della api. Le famiglie hanno sviluppato maggiori popolazioni di api adulte e covata, con differenze molto consistenti allo svernamento rispetto a quelle nutrite con solo sciroppo. Inoltre le api presentavano corpi grassi più sviluppati e il numero di spore di Nosema ceranae nelle api infette era significativamente inferiore nelle famiglie trattate con i metaboliti.
La flora simbionte di molti organismi gioca un ruolo cruciale nell’assimilazione dei nutrienti e nella funzione immunitaria. Non fanno eccezione gli alveari, ai quali sono associati dei microorganismi specifici che si sono coevoluti con le api. Si sa ancora poco sui meccanismi con cui la flora promuove lo sviluppo e la salute dell’alveare, ma batteri lattici che formano un film nella borsa melaria si ritrovano nel polline appena raccolto e nel pane d’api, che è la fonte di proteine per le larve. I batteri lattici probabilmente contribuiscono con le loro capacità di fermentazione alla trasformazione del nettare in miele e del polline in pane d’api ed alla sua protezione dal deperimento (Vasquez e Olofsson, 2009).
I batteri simbionti migliorano lo sviluppo delle colonie contribuendo alla digestione dei nutrienti, limitano i patogeni sia per competizione sia producendo sostanze che ne inibiscono lo sviluppo. Infine, agiscono come attivatori della competenza immunitaria delle api: Evans e Lopez (2004) hanno dimostrato l’attivazione dell’espressione di peptidi antibatterici quando le api sono state nutrite con fermenti lattici specifici.
L’equipe argentina ha somministrato ad un gruppo di alveari sciroppo di saccarosio addizionato con i metaboliti prodotti dal Lactobacillus johnsonii, un batterio isolato nell’intestino delle api in grado di sintetizzare diversi acidi organici, mentre ha somministrato ad un altro gruppo di controllo del semplice sciroppo.
Le colonie cui sono stati somministrati i metaboliti hanno sviluppato popolazioni di api adulte e covata più numerose, con effetti molto positivi allo svernamento. Anche i corpi grassi delle api sono risultati più sviluppati. I corpi grassi sono giocano un ruolo determinante nella vita degli insetti. In modo simile al fegato dei vertebrati svolgono varie funzioni, non solo di scorta di energia e proteine, ma sintetizzano anche importanti peptidi antimicrobici. In inea generale le api con corpi grassi più sviluppati sono api più sane e longeve.
Infine le api trattate con i metaboliti presentavano cariche di spore di Nosema ceranae inferiori rispetto a quelle del gruppo di controllo. Gli autori ipotizzano che ciò sia dovuto al peptide batterico surfactina, che riduce l’infettività del nosema o forse anche alla modifica dell’ambiente dell’intestino delle api dovuto agli acidi organici prodotti da L. johnsonii.
Secondo gli autori l’integrazione alimentare dei metaboliti di L. johnsonii può trovare impiego per migliorare lo sviluppo delle colonie, ma soprattutto come strumento in programmi di lotta integrata per la nosemosi, in un quadro in cui la fumagillina, il farmaco di scelta, in molti paesi (tra cui l’Italia) non è autorizzata e presenta comunque importanti problemi di residui nei prodotti dell’alveare.
Questo nuovo studio evidenzia ancora l’importanza della flora simbionte e solleva interrogativi, per ora irrisolti, sul reale impatto delle sostanze antimicrobiche usate in alcune realtà per controllare le malattie della covata (Vasquez et al., 2012).
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