Ricerca. Uso delle nanoparticelle di argento per il controllo della nosemosi: valutazioni in laboratorio
10 gennaio 2014

In Polonia, in seguito al ritiro dell’autorizzazione della fumagillina, si stanno ricercando nuovi formulati per la profilassi ed il controllo della nosemosi, un problema significativo nel paese. Un recente studio polacco (Borsuk et al., 2013) ha valutato, in condizioni di laboratorio, gli effetti sulle api e sul nosema della somministrazione di nanoparticelle di argento nello sciroppo. Le nanoparticelle di argento (diametro 1,5-5 nm) in soluzione, sono dette anche argento colloidale. La piccolissime dimensioni favoriscono l’incapsulamento e consentono una superficie di scambio enorme rispetto alla quantità totale di metallo. L’argento ha proprietà battericide, virucide e fungicide in quanto danneggia alcuni sistemi enzimatici fondamentali per i patogeni, blocca la catena respiratoria e nei funghi interferisce con l’assorbimento dell’acqua.
Lo studio polacco è stato condotto su singole api ingabbiate e sono stati condotti due esperimenti: un primo senza somministrazione di spore di nosema per valutare la tossicità dell’argento sulle api ed un secondo esperimento con quattro tesi a cui sono stati somministrati (1) solo sciroppo, (2) sciroppo e spore di nosema, (3) sciroppo con 12,5 ppm di argento e spore e (4) sciroppo con 25 ppm di argento e spore, per valutare tossicità, residui ed effetti sul nosema.
Il supplemento di 25 ppm di nanoparticelle di argento mediamente ha ridotto di circa il 35% il numero di spore di nosema nelle api (riduzione che che ha un significato statistico ma potrebbe avere un limitato significato terapeutico).
La somministrazione di sciroppo con 25ppm di argento ha però anche ridotto significativamente la sopravvivenza delle api nell’esperimento 1, in cui non sono state somministrare le spore di nosema. Nell’esperimento 2 invece non c’è stata differenza nella sopravvivenza tra api cui è stato somministrato solo sciroppo e le api cui sono state somministrate le spore e l’argento a 25 ppm. Nello stesso esperimento le api cui sono state somministrate le spore con 12,5 ppm di argento hanno avuto vita mediamente più breve, pari a quella delle api a cui sono state somministrate solo le spore.
E’ stato considerato anche l’accumulo di residui: l’argento viene accumulato dalle api (come d’altronde avviene nell’uomo, in cui l’intossicazione cronica è detta argirismo), ed infatti è stato registrato un aumento di 167 volte del contenuto di argento nei corpi delle api. Il lavoro cita anche precedenti ricerche polacche che hanno evidenziato l’inquinamento dei prodotti dell’alveare (aumento di 24 volte nel miele) in seguito a trattamenti con argento colloidale.
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