I concianti neurotossici del mais, killer delle api, sono utili solo per le tasche di chi li vende
Contrariamente a quanto paventato dai Venditori di Chimica, e dal coro dei loro “esperti scientifici”, l’indisponibilità per due anni dei concianti sistemici del mais, non ha comportato conseguenze negative- anzi! – per questa coltura, nel nostro paese.
Il Monitoraggio Interregionale della Diabrotica ha accertato che nel 2009 su 943.000 ettari coltivati a mais in Italia, sono stati constatati, danni pari o superiori al 5%, su soli 13.700 ettari e analoga rilevazione ha fornito nel 2010 conclusioni ancor più eclatanti: su 1.211.000 ettari a mais i danni sono stati rilevati su soli 1.405 ettari.
Plateale smentita per quanti hanno proposto questi insetticidi di nuova generazione, in forma di concia delle sementi di mais, come indispensabili per contrastare l’attacco del nuovo parassita del mais: la diabrotica.
Anche per la presenza degli Elateridi sono stati accertati danni produttivi talmente contenuti da non giustificare in alcun modo gli interventi con insetticidi chimici.
Le conseguenze degli attacchi parassitari appaiono quindi assai più contenute di quelle conseguenti all’effetto fitotossico degli stessi concianti sullo sviluppo delle piante.
La sospensione dei concianti sistemici del mais si è quindi rivelata un ottimo affare per i maiscoltori italiani.
Gli agricoltori hanno risparmiato svariati milioni di € (il maggior costo delle sementi conciate, infatti, oscilla dai 20 € ai 30 € per ettaro versati alla filiera dei Venditori di chimica), senza registrare danni sulla redditività delle colture. Questo ha contribuito a rendere la maiscoltura nazionale più competitiva rispetto ai paesi europei dove sono ancora autorizzati e diffusamente commercializzati concianti neurotossici di più che dubbia utilità.
Tali dati non sono adeguatamente pubblicizzati, ma sono contenuti in ricerche e indagini che attestano il reale andamento produttivo del mais (vedi i riferimenti a fondo pagina).
In definitiva le cifre vere e non manipolate delle campagne 2009 e 2010 indicano con precisione la vera e unica criticità sulla quale è necessario intervenire per garantire il controllo, sia della Diabrotica e sia degli Elateridi, senza aggredire con pervasive sostanze chimiche gli equilibri ambientali.
E’ indispensabile riconvertire a un ciclo produttivo più sostenibile quei distretti dove la produzione agricola è fondata su una incompatibile monosuccesione di mais su mais, in gran parte del loro territorio.
Nel corso degli ultimi dieci anni gli apicoltori italiani hanno denunciato gli effetti disastrosi provocati sulle colonie d’api dalla esposizione al contatto con le nuove molecole di insetticidi neonicotinoidi.
Gli effetti registrati in campo si sono evidenziati con le vaste morie alla semina del mais, ma il fenomeno più devastante è quello dall’esposizione delle colonie d’api, per lunghi periodi, all’azione subdola di tali molecole in dosi impropriamente definite“sub-letali”.
Le denuncie degli apicoltori sono state nel tempo confermate da numerosi studi scientifici sia di carattere nazionale che internazionale.
In effetti a seguito della sospensione dell’autorizzazione d’uso dei concianti neurotossici gli allevamenti apistici italiani del centro-nord hanno ritrovato la floridezza di un tempo, dando luogo a due buone annate produttive.
Entro il mese di giugno il Governo Italiano dovrà decidere se prendere atto dei dati di campo e di quelli scientifici che riguardano effetti sulle api e sulla coltivazione e quindi vietare definitivamente i concianti sistemici del mais, oppure permettre ancora ai potenti portatori d’interesse di continuare, con aggressivo marketing fondato sullo spauracchio delle “terribili piaghe”, a vendere i loro improbabili e lucrosi (per il loro businnes) “rimedi”.
Fonti:
1)
Citazioni dalla Pubblicazione su L’Informatore Agrario 5/2011 (gran parte delle evidenziazioni in grassetto sono di Unaapi):
Il 2010 della diabrotica: danni e diffusione contenuti.
A cura del Gruppo di lavoro «Diabrotica» del Servizio fitosanitario nazionale
…..“Nelle aree di accertata presenza del fitofago nel 2009 (zone focolaio e zone infestate) il monitoraggio è stato effettuato in appezzamenti a mais, possibilmente in monosuccessione, con preferenza per quei siti individuati sin dall’inizio dei monitoraggi ufficiali…
Sintesi dei risultati nazionali
…”Nel 2010 la superficie maidicola italiana si è attestata a circa 1.211.000 ha, di cui circa 925.000 ha di mais da granella e 286.000 ha di mais ceroso (Istat, 2010; per il mais ceroso le rilevazioni più recenti fanno riferimento al 2009).
Le aree ufficialmente infestate, dove l’insetto è presente da più di due anni consecutivi, con popolazioni più o meno consistenti da considerarsi ormai insediate, comprendono le regioni Piemonte,Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, l’intera provincia di Savona in Liguria e una piccola porzione del Lazio (aree dei comuni di Roma e Fiumicino).
La superficie interessata dalla presenza del coleottero ha subìto un modesto incremento nel 2010, con l’espansione in aree coltivate a mais della Valle d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano. Nel corso dell’anno l’insetto è stato per la prima volta rinvenuto anche in Toscana (Vicchio, in provincia di Firenze).
Allo stato attuale la presenza di D. virgifera virgifera è pertanto estesa a tutta l’Italia settentrionale, a parte del Lazio (a ovest di Roma) e a una circoscritta area della Toscana.
I risultati nelle diverse regioni
Valle d’Aosta: prime catture nel 2010…Nessun danno è stato rilevato, nemmeno negli appezzamenti dove non viene praticato l’avvicendamento.
Piemonte: zona infestata. …Livelli di soglia di intervento sono stati riscontrati nelle province di Torino, Novara e Cuneo. Danni attribuibili a infestazioni di D. virgifera virgifera sono stati rilevati nelle province di Torino e Cuneo; in campo è emerso che i danni visibili, intesi come allettamenti più o meno gravi, si sono stimati complessivamente su circa 4.700 ha, pari al 2,5% dell’intera superficie regionale interessata dalla coltivazione del mais. I danni economici hanno interessato solo appezzamenti in monosuccessione e sono stati stimati nella misura di circa 1.400 ha, pari allo 0,7% della superficie totale regionale coltivata a mais…
Lombardia: zona infestata. La specie è presente in tutta la regione dal 2003 con popolazioni eterogenee. Nessun danno di rilievo è stato lamentato. Le popolazioni larvali sono risultate in calo rispetto allo scorso anno e anche gli adulti solo localmente sono apparsi numerosi. Allettamenti circoscritti sono stati osservati in qualche appezzamento in monosuccessione, ma rientrano nella dinamica di un insetto che è ormai da anni stabilmente insediato in Lombardia…
Trentino: zona infestata. .. Si sono notati sintomi sulle piante su circa 15 ha e danni economici su 3 ha…
Veneto: zona infestata. Le catture di adulti di D. virgifera virgifera nelle trappole a feromone sono risultate complessivamente in diminuzione… La superficie complessiva regionale in cui sono stati riscontrati allettamenti su mais è quantificabile in circa 3 ha. Un effettivo danno economicamente misurabile ha interessato una superficie di circa 1,5 ha. In altre stazioni della regione sono stati rilevati lievi danni fogliari, circoscritti soprattutto alle foglie sotto spiga. Nel resto del territorio non sono stati rilevati sintomi…
Friuli Venezia Giulia: zona infestata. Alcune piante con i caratteristici colli d’oca o allettate sono state riscontrate nel Friuli orientale… Nel resto della regione non sono stati osservati né segnalati allettamenti…
Emilia-Romagna: zona infestata… A parte queste isolate situazioni di forte pressione e alcune aree con allettamenti, in appezzamenti in monosuccessione, in buona parte della provincia di Piacenza le infestazioni di D. virgifera virgifera non hanno mai superato la soglia di intervento. Nel resto della regione non sono stati osservati allettamenti.”
Per consultare gli approfondimenti e/o la bibliografia:
Citazioni dalla Pubblicazione sul Supplemento de L’Informatore Agrario 7/2011 (le evidenziazioni in grassetto sono di Unaapi):
Sperimentazione pluriennale in pianura padana. Difesa integrata del mais: come effettuarla nelle prime fasi.
di L. Furlan, C. Cappellari, C. Porrini, P. Radeghieri, R. Ferrari, M. Pozzati, M. Davanzo, S. Canzi, M.A. Saladini, A. Alma, C. Balconi, M. Stocco
…”La prima strategia di difesa consiste nella conoscenza costante dei livelli di popolazione degli organismi potenzialmente dannosi, in modo che la difesa sia basata innanzitutto sulla scelta degli appezzamenti sotto il livello di soglia di danno nonché ponendo in essere strategie agronomiche (ad esempio modifiche nell’avvicendamento) per evitare che tali popolazioni salgano ove si individuino dei trend in aumento. In tal modo la gran parte della superficie a mais non richiede interventi insetticidi alla semina…
Diabrotica.
… Il rischio di danno da diabrotica si presenta solo per mais che segue mais, soprattutto per più anni (Boriani, 2006, 2008; Furlan, 2007; Reyneri et al., 2009; Sivčev et al., 2009) e solo in aree con popolazioni elevate della specie…
Elateridi e altri parassiti del terreno.
…” L’incidenza di elevate popolazioni di elateridi e/o altri insetti del terreno, in grado di influenzare i livelli produttivi, è risultata molto ridotta in tutte le osservazioni che nel corso degli ultimi 25 anni sono state condotte (al di sotto dell’1% della superficie coltivata complessiva considerando ampie zone; Furlan, 1989, Furlan et al. 2002, 2007; 2009). I risultati sperimentali del biennio 2009-2010 confermano quanto sopra esposto. Nel campione di appezzamenti ricadenti nelle principali regioni maidicole in cui le popolazioni di elateridi sono state attentamente monitorate unitamente ai loro effetti sul mais, in assenza di trattamenti insetticidi alla semina non sono stati osservati attacchi gravi da insetti del terreno in grado di influire sui livelli produttivi (tabella 1)…
…L’incidenza di piante con anomalie di sviluppo attribuibili a virosi trasmesse da insetti, contro le quali la lotta fondamentale si basa sulla scelta di ibridi resistenti, è stata bassa. Le prove strip-test e parcellari sull’effetto dell’utilizzo del geoinsetticida su appezzamenti rappresentativi della gran parte della superficie a mais hanno evidenziato che l’uso dell’insetticida non migliora significativamente né gli investimenti né la produzione dove la presenza di elateridi e da considerarsi entro la soglia di danno (tabella 2)…
Nei limitati casi in cui le popolazioni di elateridi sono risultati al di sopra della soglia di danno,… la sperimentazione e le osservazioni evidenziano che comunque vi è la possibilità che il geoinsetticida non garantisca sufficiente protezione (tabella 3).
Nottue.
Per quanto riguarda l’eventuale danno da nottue, interventi di difesa alla semina non sono utili e va impostata una lotta in base al monitoraggio e ai modelli previsionali che sono disponibili (Furlan et al., 2001d, Furlan et al., 2009).
Parte della ricerca è stata effettuata nell’ambito del progetto «Apenet: monitoraggio e ricerca in apicoltura», finanziato dal Mipaaf e nell’ambito del progetto «Elateridi» della Regione Emilia-Romagna.
Per consultare gli approfondimenti e/o la bibliografia:
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