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Api / Agricoltura / Ambiente

Ultime dall’apicidio in Valtellina

aggiornato 3 maggio 2012

mela mangiata con forma di teschioNuovi sviluppi a seguito del grave apicidio, sollevato grazie alla denuncia pubblica di Apilombardia sull’impatto ambientale della melicoltura nella valle.

All’episodio di contaminazione ambientale Radio Popolare ha dedicato un’approfondita intervista a uno degli apicoltori colpiti (lanciare il link e spostare il cursore all’ 8°minuto).

Una prima accurata perizia (PDF) è stata effettuata dal tecnico apistico dell’Associazione Regionale Apilombardia.

Si è svolto un incontro tra le associazioni dei frutticoltori e quelle degli apicoltori, che ha prodotto un comunicato stampa congiunto (PDF).

Nel comunicato stampa si evidenziano alcune importanti ammissioni:

 

• Il periodico ripresentarsi di avvelenamenti di api…

• …l’obbligo per i frutticoltori di effettuare, prima dei trattamenti insetticidi, un rigoroso controllo della sfioritura dei meli e l’effettuazione dello sfalcio del tarassaco e della vegetazione in fiore sottostante ai fruttiferi.
• …gli effetti, ormai scientificamente ampiamente dimostrati, che gli insetticidi “neonicotinoidi” hanno sulle api e sui pronubi selvatici.

Cui seguono buoni proponimenti:

• obiettivo la possibilità di sostituirli con principi attivi più compatibili e rispettosi delle api e degli equilibri ambientali…
• I servizi tecnici delle Cooperative forniranno precise indicazioni sui trattamenti (modalità, tempi) in relazione a tali obblighi.

• La tutela del patrimonio apistico e ambientale costituisce un valore aggiunto per tutto il settore agricolo e ad essa concorre con pari dignità  il lavoro di tutti gli addetti agricoli.

Un primo, piccolo, passo rispetto alle dichiarazioni tese solo a negare e minimizzare ( com’è oramai triste consuetudine che qualsivoglia “responsabile” in Italia possa sostenere, senza vergogna e senza le conseguenze che meriterebbe, palesi “frottole difensive…in libertà”!), con assoluta, esplicita incoscienza e irresponsabilità.

Il pesticida utilizzato, in effetti, è “usato da anni” ma, da quando si usa, è in atto, in più che sospetta coincidenza, la grave la crisi mondiale di api, insetti e apicoltura. E questa accade  proprio in tutta quella parte del mondo che utilizza gli insettidici, anzi oramai li strautilizza ovunque e sempre più dissennatamente, con profitti garantiti solo per le multinazionali che, in regime di monopolio, li producono e vendono. 

Gli insetticidi sistemici sono, rispetto alle “vecchie” molecole insetticide, delle vere “bombe atomiche”!

La tossicità per le api d’imidacloprid, l’insetticida neonicotinoide irrorato sui meli, è notoriamente migliaia di volte superiore alla tossicità del famigerato DDT!

morte che guarda stupita una bilancia equilibrata a zero con da una parte 1 g d'imidacloprid e dall'altra 7 kg di ddt

 

Un grammo d’imidacloprid = oltre 7 kilogrammi di DDT

Tant’è che oggi sempre più numerosi e importanti studi e indagini scientifiche, quali la stessa pluriennale ricerca scientifica Apenet, finanziata dal nostro Ministero dell’Agricoltura, addebitano all’uso degli insetticidi sistemici neonicotinoidi buona parte della perdita di biodiversità vitale del mondo degli insetti.
 
 
farfalla con le ali trasparentiUtilizzo scriteriato che ha comportato non solo l’evidente decadenza delle api, ma pure la perdita, in soli 20 anni in Europa, di ben il 60% delle farfalle.

Nessun “atto d’accusa generico”, quando dei “responsabili agricoli” non hanno neppure conoscenza della pericolosità micidiale delle molecole che irrorano “abitualmente”, e proclamano spudoratamente che non è propria priorità la preservazione delle forme vitali non target. Le ammissioni spudorate, quindi l’auto accusa, sono impliciti: produrre di più, produrre intensivamente, costi quel che costi! 

Danni all’ambiente, danni ad altri produttori agricoli, poco importa!

L’unica lettura possibile, anche per l’ultimo degli sprovveduti e ingenui, è che in Valtellina è ancora arduo il percorso per capire cosa vuol dire produrre con – e nel – “rispetto ambientale”.

Chi, in tale evidente e diffusa situazione d’irresponsabile incoscienza delittuosa, si appella all’”ascendente”dei tecnici o supplica la”cortesia” d’essere avvisati di trattamenti biocidi (per cercare di traslocare precipitevolmente gli apiari) non solo si disvela per la succube compiacenza, ma, nell’ equilibrismo cerchio-bottista, rasenta la comicità.

E’ pertanto utile, se non indispensabile, riaffermare alcuni concetti elementari di compatibilità ambientale delle pratiche agricole, che evidentemente non sono né adeguatamente conosciuti, né tantomeno comunemente praticati:

  • le api sono il parametro scientifico di tossicità per tutti gli insetti, di riferimento nell’Ue.

    Cioè, tutto ciò che danneggia le api, danneggia inaccettabilmente,  irrimediabilmente molteplici altri insetti impollinatori e utili, se non indispensabili.

  • Un agricoltore non può, pur di produrre, danneggiare altre attività o allevamenti, tanto meno può permettersi di danneggiare un bene comune, come è indiscutibilmente la fauna indispensabile ai cicli vitali naturali.
  • La prassi imperante, che prevede come scontato l’aut aut di  allontanamento o di avvelenamento chimico degli alveari non è espressione di un qualche “diritto prevalente”, ma solo prepotente e impunita sopraffazione, conseguente all’adozione d’inaccettabili pratiche agricole intensive e contaminanti.
  • Per complessi fenomeni naturali – quali l’entità e vitalità di popolazioni di insetti fitofagi o impollinatori – l’entità del danno arrecato, non è misurabile in generale, immediatamente, ma si potrà valutare solo nel tempo, nei suoi effetti cumulati, sinergici e perversi.
  • L’incompatibilità con il ciclo vitale degli alveari di un territorio, temporanea o continuata che sia, è indice certo d’incompatibilità, con la natura, delle pratiche agricole attuate in quel territorio.

Ribadito quello che dovrebbe essere l’ABC per ogni agricoltore, non intendiamo in  questa sede  soffermarci più del necessario sullo specifico e innegabile attentato ambientale, quanto contribuire a capire come sia possibile congiuntamente evitare che abbia mai a ripetersi.

La soluzione è impegnativa ma non impossibile, necessita solo dello sforzo di noi agricoltori per ricollocarci, quali parte, e non controparti, dei complessi fenomeni della natura che ci circonda.

Le api sono eccezionali sensori ambientali.

Le api possono e devono essere utilizzate per dirci se quanto facciamo, è accettabile, compatibile e sostenibile.

Se e quando, e non solo in certi mesi ma nel corso di tutta la stagione, gli apiari potranno tornare a vivere, produrre e prosperare nelle zone dei frutteti, e nei loro dintorni, in Valtellina (senza deportazioni ed esodi forzati d’alveari) allora, e solo allora la melicoltura della Valtellina potrà  definirsi in armonia con la natura.mela con un cuore disegnato sopra

Vorrà dire essere capaci di perseguire l’obiettivo di produrre:

  • mele che non intralciano la fertilità, che non uccidono gli insetti che le impollinano.
  • Mele che non sterminano per kilometri e kilometri la fauna alata che li frequenta e sorvola.
  • Mele sugose da mangiare, buone perché fanno del bene alla biodiversità.

Questa è la sfida.

Se e quando ci si vorrà confrontare, l’apporto e il contributo costruttivo degli apicoltori non mancherà.

In caso contrario gli apicoltori continueranno la loro battaglia, la battaglia della gran maggioranza dei cittadini, per il bene comune, prevalente e più forte di qualsiasi risultato economico di breve respiro, che è indiscutibilmente: lasciare alle generazioni future una valle fertile e viva!

 

 

Grazie all’impegno profuso nelle diverse sedi, inclusa quella giudiziaria, da alcuni produttori apistici (purtroppo non tutti!) diversi media hanno dato risalto alla notizia:

Il Giorno (jpg) 22 aprile 2012 – La Provincia (jpg) 22 aprile 2012 – La Provincia- replica (jpg) 25 aprile 2012 – Il Giorno (pdf) 25 aprile 2012 – www.ruralpini.it Libero 24 aprile 2012

 

 

 

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