Nuovi sviluppi a seguito del grave apicidio, sollevato grazie alla denuncia pubblica di Apilombardia sull’impatto ambientale della melicoltura nella valle.
All’episodio di contaminazione ambientale Radio Popolare ha dedicato un’approfondita intervista a uno degli apicoltori colpiti (lanciare il link e spostare il cursore all’ 8°minuto).
Una prima accurata perizia (PDF) è stata effettuata dal tecnico apistico dell’Associazione Regionale Apilombardia.
Si è svolto un incontro tra le associazioni dei frutticoltori e quelle degli apicoltori, che ha prodotto un comunicato stampa congiunto (PDF).
Nel comunicato stampa si evidenziano alcune importanti ammissioni:
• Il periodico ripresentarsi di avvelenamenti di api…
Un primo, piccolo, passo rispetto alle dichiarazioni tese solo a negare e minimizzare ( com’è oramai triste consuetudine che qualsivoglia “responsabile” in Italia possa sostenere, senza vergogna e senza le conseguenze che meriterebbe, palesi “frottole difensive…in libertà”!), con assoluta, esplicita incoscienza e irresponsabilità.
Il pesticida utilizzato, in effetti, è “usato da anni” ma, da quando si usa, è in atto, in più che sospetta coincidenza, la grave la crisi mondiale di api, insetti e apicoltura. E questa accade proprio in tutta quella parte del mondo che utilizza gli insettidici, anzi oramai li strautilizza ovunque e sempre più dissennatamente, con profitti garantiti solo per le multinazionali che, in regime di monopolio, li producono e vendono.
Gli insetticidi sistemici sono, rispetto alle “vecchie” molecole insetticide, delle vere “bombe atomiche”!
La tossicità per le api d’imidacloprid, l’insetticida neonicotinoide irrorato sui meli, è notoriamente migliaia di volte superiore alla tossicità del famigerato DDT!

Un grammo d’imidacloprid = oltre 7 kilogrammi di DDT
Utilizzo scriteriato che ha comportato non solo l’evidente decadenza delle api, ma pure la perdita, in soli 20 anni in Europa, di ben il 60% delle farfalle.Nessun “atto d’accusa generico”, quando dei “responsabili agricoli” non hanno neppure conoscenza della pericolosità micidiale delle molecole che irrorano “abitualmente”, e proclamano spudoratamente che non è propria priorità la preservazione delle forme vitali non target. Le ammissioni spudorate, quindi l’auto accusa, sono impliciti: produrre di più, produrre intensivamente, costi quel che costi!
Danni all’ambiente, danni ad altri produttori agricoli, poco importa!
L’unica lettura possibile, anche per l’ultimo degli sprovveduti e ingenui, è che in Valtellina è ancora arduo il percorso per capire cosa vuol dire produrre con – e nel – “rispetto ambientale”.
Chi, in tale evidente e diffusa situazione d’irresponsabile incoscienza delittuosa, si appella all’”ascendente”dei tecnici o supplica la”cortesia” d’essere avvisati di trattamenti biocidi (per cercare di traslocare precipitevolmente gli apiari) non solo si disvela per la succube compiacenza, ma, nell’ equilibrismo cerchio-bottista, rasenta la comicità.
E’ pertanto utile, se non indispensabile, riaffermare alcuni concetti elementari di compatibilità ambientale delle pratiche agricole, che evidentemente non sono né adeguatamente conosciuti, né tantomeno comunemente praticati:
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Ribadito quello che dovrebbe essere l’ABC per ogni agricoltore, non intendiamo in questa sede soffermarci più del necessario sullo specifico e innegabile attentato ambientale, quanto contribuire a capire come sia possibile congiuntamente evitare che abbia mai a ripetersi.
La soluzione è impegnativa ma non impossibile, necessita solo dello sforzo di noi agricoltori per ricollocarci, quali parte, e non controparti, dei complessi fenomeni della natura che ci circonda.
Le api sono eccezionali sensori ambientali.
Le api possono e devono essere utilizzate per dirci se quanto facciamo, è accettabile, compatibile e sostenibile.
Se e quando, e non solo in certi mesi ma nel corso di tutta la stagione, gli apiari potranno tornare a vivere, produrre e prosperare nelle zone dei frutteti, e nei loro dintorni, in Valtellina (senza deportazioni ed esodi forzati d’alveari) allora, e solo allora la melicoltura della Valtellina potrà definirsi in armonia con la natura.
Vorrà dire essere capaci di perseguire l’obiettivo di produrre:
- mele che non intralciano la fertilità, che non uccidono gli insetti che le impollinano.
- Mele che non sterminano per kilometri e kilometri la fauna alata che li frequenta e sorvola.
- Mele sugose da mangiare, buone perché fanno del bene alla biodiversità.
Questa è la sfida.
Se e quando ci si vorrà confrontare, l’apporto e il contributo costruttivo degli apicoltori non mancherà.
In caso contrario gli apicoltori continueranno la loro battaglia, la battaglia della gran maggioranza dei cittadini, per il bene comune, prevalente e più forte di qualsiasi risultato economico di breve respiro, che è indiscutibilmente: lasciare alle generazioni future una valle fertile e viva!
Grazie all’impegno profuso nelle diverse sedi, inclusa quella giudiziaria, da alcuni produttori apistici (purtroppo non tutti!) diversi media hanno dato risalto alla notizia:
Il Giorno (jpg) 22 aprile 2012 – La Provincia (jpg) 22 aprile 2012 – La Provincia- replica (jpg) 25 aprile 2012 – Il Giorno (pdf) 25 aprile 2012 – www.ruralpini.it – Libero 24 aprile 2012
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