Una nuova ricerca pubblicata su Research in Veterinary Science evidenzia effetti positivi sulla nosemosi di tipo C (da Nosema ceranae) di una formulazione a bassa concentrazione di acido ossalico.
L’articolo ha come primo autore il dott. Nanetti (CRA-API), che ha lavorato in collaborazione con i ricercatori del Laboratorio di Patologia Apistica di Marchamalo (Spagna) diretti dal dott. Higes. L’equipe spagnola da anni evidenzia effetti nefasti del N. ceranae sugli allevamenti apistici, mettendo in relazione il microsporidio con la famigerata sindrome da spopolamento degli alveari (CCD); tali effetti non sono stati però evidenziati in altri studi condotti in areali diversi, dove il patogeno non sembra rivestire un particolare significato per la sanità degli alveari.
Il lavoro, condotto in Spagna, ha confrontato gli effetti dei trattamenti con acido ossalico e semplice sciroppo sul decorso dell’infezione da N. ceranae. Sono stati condotti due distinti esperimenti, uno su due di gruppi di 60 api singole infettate sperimentalmente in laboratorio e l’altro su due gruppi di 5 colonie naturalmente infette. Le api e le famiglie sono state poi trattate o con una soluzione a base di parti uguali di acqua e saccarosio, con una concentrazione finale di 31,5g/l di acido ossalico diidrato, contro i circa 65g/l della soluzione di Apibioxal utilizzata come trattamento contro la varroa oppure con una soluzione senza acido ossalico. Tale scelta era giustificata dalla necessità di fare assumere oralmente lo sciroppo alle api affinché il principio attivo potesse raggiungere il lume intestinale, dove è localizzato il microsporidio. Non è infatti sufficiente la diffusione per contatto della normale soluzione contro la varroa, che essendo troppo acida non viene invece consumata dalle api. In laboratorio le api sono state nutrite con il prodotto, mentre gli alveari, di 10 favi, sono stati trattati per gocciolamento con una dose di 50ml a fine ottobre, ripetuta dopo tre settimane.
I risultati hanno mostrato un crescita della carica di N. ceranae nelle api trattate in laboratorio significativamente inferiore rispetto a quella registrata nelle api non trattate.
Nelle famiglie, in seguito al trattamento, si è verificato un calo significativo della carica di N. ceranae, sia nelle api giovani sia nelle bottinatrici, mentre lo stesso parametro è aumentato nelle famiglie non trattate con acido ossalico. Allo svernamento in febbraio, mentre tutte le famiglie trattate erano in buone condizioni, tre delle famiglie non trattate erano già morte e le restanti versavano in condizioni critiche, tali da rendere improbabile il loro recupero in primavera.
La conclusione tratta dagli autori é che l’utilizzo dell’acido ossalico potrebbe costituire una buona opzione per il controllo della nosemosi di tipo C, ma dovrà essere messa a punto la formulazione ottimale, valutando diverse concentrazioni di acido ossalico e coformulanti alternativi al saccarosio. Gli stessi ricercatori ipotizzano inoltre che il diverso impatto di N. ceranae in areali differenti possa riflettere la diversa diffusione dell’uso dell’acido ossalico per il trattamento della varroa.
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