Un nuovo studio scientifico statunitense, della Purdue University pubblicato nel gennaio 2012 da Plos One, accerta e denuncia una serie di risultati particolarmente preoccupanti da insetticidi sistemici sulla salute delle api. I dati raccolti comprovano la pericolosità degli insetticidi neonicotinoidi e screditano definitivamente le “ricerche scientifiche” utilizzate per la loro autorizzazione.
In America la coltivazione del mais ha raggiunto i 35,7 milioni di ettari nel 2010 (National Agriculture Statistics Service, 2010) e, ad eccezione del biologico (0,2%), queste colture sono interamente trattate con insetticidi neonicotinoidi.
A fronte di questa drammatica condizione è facile intuire come le api entrino continuamente in contatto con questi veleni tramite molteplici vie di esposizione: pollini, polveri, suolo, coltivi ecc…
Lo studio ha accertato che il polline del mais conciato, raccolto dalle api presenta dosi elevate dell’insetticida neonicotinoide clothianidin, con livelli di contaminazione ben più alti del previsto.
Dato particolarmente preoccupante poiché il clothianidin è molto tossico per le api se viene somministrato per via orale (Dl50 2,8 ng / ape contro i 22-44 ng / ape per contatto).
La dimostrazione che il polline contiene elevate concentrazioni di neonicotinoidi, è particolarmente preoccupante anche per la stessa biologia delle api essendo una fonte primaria di proteine.
Un’ape consuma mediamente 65 mg di polline nel periodo di 10 giorni, in cui svolge la mansione di nutrice (Rortais A, Arnold G, Hahm MP, Touffet-Briens F 2005), quindi con una concentrazione di pesticida nel polline mediamente rilevata di 20 ng / g (ppb) la dose assimilata è di 1,3 ng, che corrisponde a quasi il 50% della Dl50 (dose letale 50%) (Laurino D, Porporato M, Patetta A, Manino A 2011).
Si sono accertate anche concentrazioni più elevate, e in merito va ricordato come la Dl50 si riferisce a un dosaggio unico, mentre l’esposizione attraverso la contaminazione da polline è distribuita in un periodo di 10 giorni. Le conoscenze sulla tossicità cronica a dosi definite sub letali è ancora assai limitata ma più che sufficiente a sospettare che tale somministrazione di dosaggi ripetuti nel tempo, di alta tossicità, metta a serio rischio la sopravvivenza delle colonie d’api.
La ricerca rileva inoltre due nuove vie di esposizione che mettono ulteriormente a serio rischio la vita degli alveari: gli scarichi del talco durante e dopo la semina e i campi non coltivati adiacenti alle piantagioni di mais trattato.
Si è parlato molto dell’emissione di polveri dalle seminatrici, intese come particelle di molecole che ricoprono il seme, disperse durante il processo di semina.
Ciò su cui nessuno sembra essersi soffermato è l’utilizzo del talco per la semina. Il talco viene quindi mischiato al pesticida e successivamente espulso insieme al seme ed inoltre viene liberato nell’atmosfera a fine semina per pulire i macchinari.
La miscela talco-pesticida è molto mobile e persistente nell’ambiente e questo spiega gli altissimi livelli di clothianidin e thiamethoxam (entrambi neonicotinoidi) rilevati nel suolo e nell’atmosfera durante e dopo la messa a dimora di semi di mais trattati anche nei campi e nelle piante vicine.
I risultati dimostrano che il clothianidin permane nel suolo sulla superficie dei campi agricoli per molto tempo dopo la semina con un’emivita di 148-1.155 giorni.
Tutti i campioni di suolo raccolti contengono, infatti, clothianidin anche dopo le due stagioni successive alla semina.
L’elevata mobilità di queste polveri ha contaminato i fiori in prossimità dei campi trattati abitualmente visitati dalle api. Percentuali di clothianidin sono state rilevate anche nel polline di tarassaco (Taraxacum officinale), pianta molto apprezzata dalle api.
Lo studio dimostra che il talco disperso durante e dopo la semina e quando viene fatta la pulizia ordinaria delle seminatrici è una pericolosa via di esposizione che dovrebbe essere considerata in una nuova revisione sui rischi di contaminazione.
Anche se sono state adottate misure per la riduzione delle emissioni di polveri durante la semina non ci sono linee guida per lo smaltimento del talco e nessun agricoltore è informato sull’alto livello di tossicità di questo materiale per gli impollinatori.
Il momento della semina è un altro dettaglio preoccupante; in America il mais è seminato da metà aprile a inizio maggio, quest’arco di tempo corrisponde con il rapido aumento del fabbisogno energetico delle api per far fronte alla crescita primaverile della colonia.
Recenti studi hanno dimostrato effetti sub letali a cascata quando la colonia è in via di sviluppo ed è esposta a pesticidi.
La ricerca ridicolizza la fondatezza scientifica dello “studio”, utilizzato in passato per ottenere l’autorizzazione d’uso, commissionato dalla Bayer, realizzato con evidenti imprecisioni e mancanza di gruppi di controllo, dove per ottenere l’autorizzazione per il mais, si sono “controllate” le api in campi di colza.
Michele Valleri 22 gennaio 2012
Leggi la notizia in inglese “Genetically Engineered Crops in the Real World – Bt Corn, Insecticide Use, and Honey Bees”
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