OVVERO ... i danni patiti dall’apicoltura in seguito ai trattamenti contro la flavescenza dorata.
(tratto dalla lettera inviata dal presiente di Unaapi, Francesco Panella, al direttore dell’Informatore agrario)
Da vari anni gravi morie e spopolamenti d’apiari, in zone molto ampie, sono segnalati, in particolare in Emilia, Veneto e Piemonte.
Nel giugno scorso, in occasione del primo trattamento, in alcune zone…
…il vigneto risultava ancora in fiore e la fioritura veniva, particolarmente, bottinata, a polline, dalle api. Molti agricoltori non ponevano alcun’attenzione alle fioriture sottostanti e circostanti il vigneto. Non pochi casi di grave intossicazione sono poi, probabilmente, derivati dalla bottinatura di rugiada sulle foglie, in un momento di carenza d’acqua.
La secrezione di melata in luglio (non considerata, neppure, dalle varie regolamentazioni regionali), in occasione del secondo trattamento, di converso attirava le api su i vigneti trattati con conseguenze più che immaginabili.
I pochi vigneti trattati con piretro naturale non sembrano aver dato luogo ad alcun problema d’intossicazione. La somministrazione dei principi attivi con formulati microincapsulati avrebbe comportato fenomeni d’intossicazione dalle caratteristiche meno puntuali ma non per questo meno devastanti anzi, nel tempo, con danni alla covata d’api nascente tali da non permettere (in vari casi) il ristabilimento delle colonie nel corso dell’intera stagione.
Ovvero interi a reali rischiano d’essere incompatibili con la sopravvivenza delle peraltro utili ed indispensabili, api.
Ciò che colpisce e lascia profondamente addolorati e l’insufficiente, se non nulla, considerazione dal settore apistico.
Il dato del prevalente interesse economico vitivinicolo non dovrebbe comportare il totale disinteresse per il disastro inflitto ad un’attività zootecnica minore ma non per quest’indegna di vivere.
Si conferma quanto già avvenuto con la lotta all’Erwinia. Gli unici a subire restrizioni e divieti, senza alcuna forma di considerazione e compensazione, risultano gli apicoltori.
Siamo a proporre che:
– Siano adeguatamente informati i viticoltori sulle conseguenze della strategia di lotta prescelta e siano attivamente proposte tutte le possibili opzioni di “riduzione del danno”.
– Sia considerata la mortalità delle api quale punta dell’iceberg e segnale evidente di un grave squilibrio ambientale indotto dalla lotta alla flavescenza sulla varietà delle forme viventi presenti nell’ambito del vigneto.
– Sia valutato appieno l’elemento dell’impatto ambientale nella ricerca così come nella predisposizione di piani per la lotta alla flavescenza dorata.
– Siano predisposti tempestivi ed accurati piani di monitoraggio sulla salute delle api con piani di prelievo campioni ed analisi d’api in tutte le zone soggette a trattamento.
– Siano informati Asl, Agenzie ambientali, ed apicoltori sulle modalità e tempistiche per il prelievo di campioni d’api morte.
– E, ultimo ma non meno importante, siano indennizzati, adeguatamente, gli apicoltori per il danno subito sia sotto il profilo del mancato raccolto di miele sia per le perdite del patrimonio zootecnico aziendale.
L’apicoltura, se si considera, solo, la produzione di miele, risulta un microsettore economico ma, la valutazione complessiva dell’attività, in primis dello stesso Ministero dell’Agricoltura, è che l’attività impollinatrice concorre, per migliaia di milioni d’euro, alla PVL agricola nazionale.
Ciò nonostante il miele e gli apicoltori non godono d’alcuna misura di sostegno comunitaria sul mercato. Il grado d’autoapprovigionamento comunitario e insufficiente ed importiamo oltre il 50% del fabbisogno europeo e nazionale. Siamo un settore da sempre oltre il 2006! Per i produttori apistici la sfida e la competizione su un mercato globale senza protezioni è, oramai, consuetudine.
Una politica agricola, degna di questo nome, impone quantomeno che siano considerati tutti i soggetti implicati e penalizzati dalla flavescenza dorata e che siano predisposte specifiche misure di sostegno per tutti coloro la subiscono quale calamità.
Non siamo curati di campagna (con tutto il rispetto per gli stessi) ma un settore produttivo agricolo (indispensabile e multifunzionale per eccellenza) e come tale contiamo di essere considerati, prima o poi.
Altri articoli sull’argomento:
Panella intervistato dal Corriere | Imidacloprid e ambiente | Nuovi avvelenamenti primaverili di apiari | Morie di api in Francia | Effetti dell’Imidacloprid nei confronti delle api | Gaucho 2000 – 1999 – 1998 | Imidacloprid a difesa del verde pubblico? | Dove sono finite le api? | Continua la strage di api
Link utili:
Les apiculteurs accusent un insecticide de tuer les abeilles. Le Monde, 24 giugno 2002.
Un producteur du Gers : “Je me pose la question d’arrêter”. Le Monde, 24 giugno 2002.
Les abeilles, suite. Le Monde, 24 giugno 2002.
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