Subscribe Now

Trending News

Api / Agricoltura / Ambiente

Domani avremo ancora le api ?

24 aprile 2003

La storia di un gruppo di apicoltori che si è attivato per cercare di capire le origini degli avvelenamenti evidenzia le negligenze e le carenze di un sistema che finisce per non riconoscere dignità al nostro lavoro di apicoltori. Ma anche noi dobbiamo fare di più!

Oramai è risaputo che l’uso di una molecola è gravemente sospettato di provocare danni alle api. Il principio attivo neurotossico ha molti campi di azione ed è proposto in diversi preparati: in stato pulverulento come concia del seme di mais, in stato liquido per i trattamenti sui frutteti, sul melone, sulle colture di fiori, sulla coltura di piantine di tabacco da trapianto e sottoforma di capsule a cessione lenta da mettere nei vasi di fiori della massaia.

I primi danni alle api sono stati osservati, dagli apicoltori più attenti nella nostra zona, fin dal marzo del 2000. Subito abbiamo chiesto l’intervento dell’USL di competenza portando in sede…

 

…alcuni campioni d’insetti da esaminare e ci hanno promesso l’esito dopo 8/10 giorni.
I risultati delle analisi invece non arrivavano mai e le nostre api continuavano a morire: una moria lenta ma continua.
Il responsabile dell’USL, alla nostra domanda di chiarezza, forse perché anche Lui non sapeva cosa risponderci, ci ha inviati all’ARPAV.
L’agenzia regionale, dopo un mese di tentativi per un colloquio con un responsabile, ci ha risposto che il problema non era di loro competenza.
Intuendo che il problema era nuovo, perché apparso con le prime semine di mais e solo da quell’anno, si è pensato di fare un giro di verifica in tutti i consorzi agrari ed in tutte le rivendite di prodotti per l’agricoltura. Si sono raccolte notizie sui prodotti usati in quel momento; i diserbanti erano gli stessi usati negli anni precedenti, quindi non sospettabili; era cambiata, però, la concia del seme di mais.

Nel 1999 un po’ di mais era conciato con quel prodotto ma la percentuale era minima; nel 2000 invece la semina con questa concia è stata dell’80%.
Gli esiti degli esami sugli insetti, consegnati all’USL, non sono arrivati agli apicoltori interessati, ma c’è stato un unico esito, quasi che tutto fosse stato mischiato, inviato alle Associazioni dopo molto tempo. Noi, diretti interessati, siamo riusciti ad averne una copia.
Sugli insetti sono stati ricercati agenti clorurati, piretroidi, DDT ed esomeri. A voce c’era stato detto che erano in corso gli esami sui residui di fosforganici, ma di tali esami, pur avendoli richiesti, non è stato fornito alcun esito.
Nella scelta delle analisi da fare non è stato tenuto conto del sospetto sollevato da noi apicoltori. Si è, poi, capito che qualcosa non andava e si è saputo che l’attrezzatura analitica non era adeguata per la ricerca della molecola sospettata. Se gli istituti non hanno gli strumenti atti alla ricerca, come fa lo Stato Italiano a verificare se il “protocollo di presentazione” che ogni ditta stila per un nuovo prodotto da mettere sul mercato “sia veritiero” e non comporti ricadute ambientali?

Il 16/05/2000 abbiamo scritto a tre Ministri del precedente governo: al Ministro delle politiche Agricole e Forestali, al Ministro per l’Ambiente, al Ministro della Sanità.
Alle nostre lettere ha risposto soltanto, e lo ringraziamo, il Ministro delle Politiche Agricole che ci ha messo in contatto con l’Istituto Nazionale di Apicoltura con cui si è avviata una collaborazione come pure con l’Istituto di Entomologia dell’Università di Bologna ed il laboratorio apistico della regione Friuli Venezia Giulia. Abbiamo ospitato dei ricercatori e li abbiamo condotti negli apiari colpiti. Si è notato però, nel nostro pellegrinare, che questi istituti mancano di personale e di mezzi appropriati. A Bologna hanno a disposizione una macchina migliore, anche se non d’ultima generazione, ma le richieste d’aggiornamento dei macchinari, non trovano risposta.

Nel frattempo nella locale USL è cambiata la dirigenza ed è stato nominato un veterinario per seguire l’apicoltura. Abbiamo messo a punto un “questionario denuncia”, ove l’apicoltore possa spiegare in modo facile e semplice sui fenomeni che verifica nelle sue api, per cercare di capire ciò che succede all’allevamento. Purtroppo non hanno risposto molti apicoltori, ma circa una quarantina di questionari è stata consegnata all’USL.
Per quanto riguarda gli apicidi estivi provocati dai trattamenti insetticidi “obbligatori” sulla vite contro la flavescenza dorata e che durano, con tre cicli (il primo al 10 giugno, il secondo al 10 luglio ed il terzo a metà agosto) fino alla fine di agosto, la nostra USL ha svolto un’altra buona azione. Ha inviato, a tutti i Sindaci, una circolare sui dettami della legge regionale 18/04/1994 n° 23 che prescrive di sfalciare l’erba e i fiori sottostanti la coltura da irrorare, aspettando di intervenire al momento del loro appassimento ed essiccamento. Tale pratica non è quasi mai seguita e sembrava che la competenza al controllo dell’esecuzione non fosse di nessuno. Si è, poi, capito che molti sono gli organi preposti al controllo: vigili, carabinieri, guardie forestali ecc…

All’inizio dell’estate 2002, molti apicoltori hanno avuto morie consistenti negli apiari e hanno chiesto contributi per nuclei di rimpiazzo. Ebbene, la Provincia ha stanziato trenta milioni di vecchie lire per “rimpiazzare le api morte di freddo”. Si sa bene che un bravo apicoltore non lascia morire le sue api di freddo, ma non si è voluto chiamare il fenomeno con il suo vero nome. Nel frattempo gli avvelenamenti primaverili iniziano, ora, da febbraio con la fioritura della Veronica; è, quindi, probabile che siano dovuti al residuo persistente della molecola lasciato nel terreno dall’anno precedente che trasloca nel polline. Il nostro gruppo, mosso solo da passione e dal desiderio che l’ape viva, ha cercato di fare di tutto. Ha speso soldi, energie, tempo e fiato, ma non è riuscito ad ottenere ciò che richiede l’impegno di tanti.
Le Associazioni agricole di categoria non si muovono e non si capisce perché. E anche gli apicoltori stessi, non si lamentino solo a voce magari arrabbiandosi in separata sede e picchiando i pugni sul tavolo nella foga della discussione. Agiscano stilando i questionari di denuncia, attivandosi per indirizzare chi di potere a scegliere la strada giusta alla soluzione del problema ed al divieto dell’uso del prodotto, come è successo in Olanda o alla sua sospensione, come è stato in Francia.
Sperando che l’ape viva per essere la sentinella del nostro ben vivere, chiudiamo questa triste esposizione.

Un gruppo d’apicoltori
di Castelfranco Veneto e Montebelluna (TV){jcomments on}

Potrebbero interessarti