Nel maggio del 2012 l’istituto di ricerca Pesticide Research Institute (Pri), che collabora da tempo con l’ente governativo americano Epa, ha sottoposto un questionario agli apicoltori americani per verificare la percezione degli operatori di campo dei fattori (tra cui i pesticidi) che provocano lo spopolamento delle colonie.
Ogni anno negli USA, infatti, muoiono oltre il 30% degli alveari!
I risultati dell’inchiesta apistica USA sono adesso disponibili.
Il questionario proposto ha avuto un feedback notevole: gli apicoltori americani, professionisti e amatoriali, hanno risposto da tutti i 50 stati.
L’indagine si è focalizzata sulla mortalità acuta causata dai pesticidi, utilizzati nelle colture limitrofe agli apiari.
Non sono mancati apicoltori che hanno denunciato i sintomi tipici da effetti sub letali da pesticidi.
Hanno risposto sia apicoltori professionali (con 244.171 alveari) (apicoltori professionali = con più di 50 alveari – negli USA definiti: commerciali) e sia amatoriali per un totale di 246.768 alveari (pari al 10% delle colonie del paese) gestiti da 427 intervistati.

Ben il 76% delle risposte degli apicoltori professionisti indica i pesticidi distribuiti sulle colture in fiore quale causa di avvelenamenti ricorrenti dei loro apiari; e ben il 74% (il questionario ammetteva più di una risposta) individua come d’effetto tossico i trattamenti chimici delle colture non direttamente dipendenti dall’impollinazione entomofila.
Le colture a maggior rischio di trattamenti contaminanti le colonie d’api:
cotone, mais, meloni, mirtilli rossi, erba medica e soia.
Va notato e ricordato in proposito che negli USA ben 57,7 milioni di ettari su 107 milioni di ettari totali sono trattati sistematicamente con insetticidi sistemici neonicotinoidi!
E’ stato chiesto quale percentuale di alveari abbia manifestato sintomi non-letali (famiglie meno prospere, ovodeposizione ridotta da parte della regina, aumento di perdite nello svernamento) nel corso degli ultimi tre anni: il 58% degli apicoltori professionisti ha constatato che almeno il 20% dei loro alveari aveva registrato tali sintomi.
Molti apicoltori “da reddito” (commerciali) per cercare di limitare i danni, sono stati costretti a spostare le api in zone con un’agricoltura meno intensiva, con conseguente notevole incremento dei costi gestionali.
Il questionario lasciava spazio a possibili osservazioni. Queste le più interessanti:
- Le etichette di molti pesticidi non sono esaustive e non forniscono informazioni adeguate sulle migliori modalità di impiego, accorgimento che potrebbero limitare, almeno in parte, i danni agli impollinatori. Sarebbe poi indispensabile, riportare in etichetta un simbologia chiara che indichi la tossicità per api e impollinatori.
- Gli agricoltori che si servono di prodotti dannosi per la salute delle api dovrebbero limitare il più possibile l’esposizione al pesticida, coordinandosi con i colleghi delle zone limitrofe.
- I neonicotinoidi e gli organofosfati sono le due classi di insetticida più pericolose per le api.
- Molti agricoltori sono negligenti: non rispettano le ordinanze con il divieto di impiegare molecole in prossimità di alveari, e non segnalano agli apicoltori l’effettuazione dei trattamenti chimici.
Molti apicoltori non denunciano più i danni provocati dai pesticidi perché non sanno a chi indirizzarsi, le loro precedenti segnalazioni, infatti, non hanno portato ad alcuna risposta o miglioramento.
In conclusione l’effetto disatroso dei pesticidi è individuato dagli apicoltori americani come una causa importante, se non la principale, del CCD, Colony Collapse Disorder!


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