Segnalazione di diversi e gravi fenomeni di spopolamento di apiari, nello scorso mese di luglio in zone maidicole delle province di Pavia, Milano e Cremona, in concomitanza con la fioritura del mais.
Vari apicoltori si sono trovati con interi apiari completamente spopolati, senza api morte o merenti nei pressi, in concomitanza della bottinatura di polline su fiore di mais.
L’associazione apistica regionale Apilombardia ha monitorato costantemente il fenomeno, ha fornito assistenza agli apicoltori colpiti e ha quindi inviato una documentata denuncia alle autorità competenti.
Laddove gli apicoltori hanno costantemente tenuto sotto controllo la popolazione delle famiglie d’api e allorquando hanno trovato il supporto dei tecnici apistici delle associazioni, sono stati avviati i primi accertamenti ufficiali.
Al momento e purtroppo, l’unica ipotesi plausibile, tenuto conto dell’unica, in quel momento, tipologia di bottinatura disponibile nell’area di raccolta degli apiari decimati, è che l’intossicazione delle api sia dovuta, ancora una volta, all’effetto degli insetticidi neonicotinoidi.
E’ stato, infatti, recentemente autorizzato un geodisinfestante, il Santana della Sumitomo (un preparato granulare che viene collocato vicino al seme, alla semina), a base dell’insetticida sistemico, neonicotinoide clothianidina.
La stessa molecola che utilizzata come conciante – preparato Poncho della Bayer – ha provocato enormi mortalità d’api in Italia, Germania e Slovenia; tant’è che questi paesi ne è stata sospesa l’autorizzazione d’uso.
La stessa molecola cui, ad esempio in Francia, non è stata concessa alcuna autorizzazione per l’effetto di contaminazione delle acque e degli organismi viventi sotterranei.
L’uso del Santana non è stato, nell’insieme dell’oltre un milione di ettari di mais coltivati in Italia, probabilmente molto diffuso quest’anno, a causa sia del costo e sia del possibilità di contrastare i parassiti del mais semplicemente tramite una accorta gestione della rotazione delle colture.
E’ quindi probabile che sia stato utilizzato solo laddove si persevera caparbiamente e irresponsabilmente con la successione della coltura di mais anno dopo anno, ottenendo quale ovvia conseguenza della reiterazione della coltura: l’”allevamento e l’incremento” delle popolazioni dei suoi parassiti.
In effetti, il Santana risulta essere stato utilizzato abbondantemente nelle zone circostanti gli apiari colpiti da contaminazione, durante la semina primaverile del mais.
Gli episodi segnalati, date le caratteristiche degli eventi, sono indicativi di un fenomeno ben più diffuso territorialmente.
L’Unaapi con Slow Food e Conapi, questa primavera, hanno richiesto e recentemente ottenuto (seppure solo parzialmente) l’accesso alla documentazione scientifica su cui si basa l’autorizzazione del Santana in Italia.
A fronte di queste prime evidenze di campo l’Unaapi invita tutti gli apicoltori e loro Associazioni a raccogliere tutte le informazioni su possibili fenomeni analoghi e a coordinarsi per documentare congiuntamente l’inaccettabile contaminazione d’effetto mortale per api e ambiente.
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