La scadenza del 30 giugno si avvicina. Per quella data il Ministero della Salute e gli altri Ministeri coinvolti dovranno esprimersi sull’autorizzazione dei concianti del mais, contenenti le sostanze clothianidina, thiamethoxam, imidacloprid e fipronil.
L’Unaapi ha quindi avviato una specifica e articolata iniziativa, sottoponendo alla conoscenza e valutazione delle Autorità tutte le ragioni che motivano e impongono il definitivo ritiro di tali autorizzazioni d’uso.
In sintesi:
Diversi pesticidi, fra cui il fipronil, sono ancora autorizzati solo grazie a un escamotage di più che dubbia legalità
L’autorizzazione della molecola fipronil non è stata ritirata a livello europeo solo perché una oscura procedura consente che non ne sia rivalutato l’impatto ambientale, in particolare su api e altri impollinatori indispensabili.
La molecola è autorizzata nonostante in tutta evidenza il relativo dossier non fornisca la completezza dei dati necessari per ottenere l’autorizzazione che già la direttiva 91/414/CEE prescriveva, e non adempia a quanto, ancor più cogente, è dettato dal nuovo regolamento 1007/2009/CE, in materia di prove di tossicità.
L’Unaapi e il Coordinamanto Apistico Europeo hanno quindi prodotto e proposto a Europa e Stato italiano la documentazione di tutte le mancanze e incongruenze che caratterizzano l’autorizzazione della molecola fipronil.
Slow Food, Unaapi e Conapi hanno avviato la procedura per contestazione legale della recente autorizzazione del preparato pesticida Santana
Queste organizzazioni hanno avviato l’iter legale per l’accesso agli atti della procedura autorizzativa, da parte del Ministero della Salute, del preparato granulare, geodisinfestante per il mais, Santana, di Sumitomo Chemical Italia. Per questa molecola, la clothianidina, sono stati accertati effetti inaccettabili su api e insetti non target, sia in campo e sia in numerose ricerche scientifiche, fra le quali si evidenziano gli impressionanti e molteplici risultati della ricerca multidisciplinare Apenet, finanziata e promossa dal Mipaaf.
In merito, vale rimarcare come, nonostante le reiterate segnalazioni dell’Unaapi di possibili vie di rischio, il preparato sia stato addirittura autorizzato all’uso in Italia senza l’obbligo di presenza nella confezione di frasi precauzionali riguardanti il rischio per le api.
Oramai una valanga di nuovi studi conferma l’inaccettabile pericolosità degli insetticidi sistemici
Il provvedimento sui concianti del mais deve prevedere in via preliminare l’acquisizione e l’adeguata valutazione della notevole mole d’insieme dei risultati di recenti studi che confermano i drammatici effetti dei neonicotinoidi su tutti gli insetti come già evidenziato da studi precedenti e da impressionanti morie d’api in campo.
L’Efsa ammette l’inadeguatezza delle sue valutazioni “scientifiche”, ma non vuole trarne le debite conseguenze
In merito a due di questi studi, l’Efsa ha recentemente pronunciato un parere, in risposta alle due domande molto specifiche poste dalla Commissione Europea. Al di là della discussione scientifica di merito, si evidenzia una domanda di fondo: perché i quesiti della Commissione Europea si focalizzano solo su aspetti molto specifici? La scienza procede passo a passo, perché allora il decisore si focalizza sul dosaggio usato in due prove, rispetto alle molteplici vie di esposizione che sono state dimostrate per una classe di insetticidi il cui uso è prevalente se non ormai ubiquitario?
D’altro canto invece l’altro rapporto dell’Efsa, di recente pubblicazione, sull’adeguatezza delle procedure autorizzative di queste sostanze, elaborato dal gruppo di esperti dell’Efsa, riconosce in modo formale e ufficiale i limiti e le inaccettabili gravi carenze delle procedure autorizzative delle sostanze sistemiche in questione.
Il riconoscimento dell’inadeguatezza delle procedure autorizzative delle sostanze ad attività insetticida sistemica da parte dell’Efsa comporterebbe il conseguente ritiro delle autorizzazioni imprudentemente e irresponsabilmente rilasciate.
Nelle conclusioni della sua presa d’atto, l’Efsa afferma invece che: “La decisione finale sugli obiettivi di protezione deve essere conseguente alla valutazione del rischio. Si verifica infatti una situazione di trade-off tra la protezione delle piante e quella delle api. L’impatto sugli impollinatori deve essere soppesato in relazione all’aumento delle rese di produzione dovute a una miglior protezione delle colture dai parassiti.”
Questa è una conclusione di carattere squisitamente politico, rilasciata da un’agenzia che ha invece il compito di pronunciare pareri prettamente scientifici.
Al contrario della assai poco “scientifica” opinione dell’Efsa, ciò che l’esperienza italiana ha dimostrato in modo indiscutibile è che: l’uso dei pesticidi può essere sovente evitato con tecniche agricole, quali l’uso di varietà resistenti, la rotazione delle colture, il ripristino della biodiversità, la lotta biologica o semplicemente usando i pesticidi quando necessario e non sistematicamente.
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In conclusione Le api e gli altri impollinatori (bombi, api solitarie, farfalle ecc.) impollinano l’80% delle colture d’Italia e d’Europa e pertanto devono essere protetti, per salvaguardare il nostro approvvigionamento e la nostra sicurezza alimentare, e più in generale equilibri ambientali e biodiversità. Il principio di precauzione, positivamente adottato quale riferimento dall’Italia in questa vicenda, e la somma degli elementi su evidenziati, richiedono l’urgente capacità decisionale del nostro Paese di:
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