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I dentisti del neolitico utilizzavano la cera d’api

27 settembre 2012 inglese_18x12 spagnola 18x12

mandibola_fossileL’operato di un dentista preistorico è stato rinvenuto in una mandibola fossile di 6.500 anni risalente al neolitico: un canino, appartenente “all’uomo di Lonche”, questo il nome del fossile esposto al Museo di storia naturale di Trieste, risulta infatti otturato con della comune cera d’api.

 
Attraverso microtomografia a raggi X, presso la linea Syrmep di Elettra-Sincrotrone di Trieste, è stato possibile analizzare il reperto senza danneggiarlo. Dalle analisi è stata rilevata una profonda fessura verticale. Per rivestire la parte esposta e riempire la frattura è stata usata cera d’api che, secondo il laboratorio australiano Ansto, ha la stessa età del dente e dunque è stata applicata in epoca neolitica e non in seguito; dopotutto, anche se non esiste la certezza assoluta, avrebbe avuto poco senso curare il malato da morto.

Sempre dalla scansione a raggi X emerge il buon operato del “dentista”:  i margini della frattura sono infatti arrivati fino ad oggi ben sigillati dalla cera.

Anche se in passato avevamo già avuto testimonianze dell’operato di “dentisti preistorici”: si ricorda incisioni di molari in fossili neolitici rinvenuti in Pakistan e protesi dentarie egiziane, la mandibola dell’Uomo di Lonche rappresenta l’unico fossile che suggerisce l’uso di sostanze, in questo caso cera d’api, a fini terapeutici.

Le analisi del canino otturato sono state pubblicate dalla rivista PlosOne 

analisi_mandibola

Fonti e link alle notizie:

Corriere della sera (IT){jcomments on

 

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