Trambileno è un territorio del Trentino, nelle prealpi del gruppo montuoso Colsanto-Pasubio, confinante con il Veneto. L’etimologia del nome deriva da Tram bis lenum cioè tra due leni, il torrente Leno di Vallarsa e quello di Terragnolo. Interessato nel XIII secolo da un insediamento di coloni tedeschi cimbri, il suo nome suonava Trumelays.
Comune sparso di 1.386 abitanti in un’area di 50 kmq, privo di insediamenti industriali, con poche realtà artigianali e non attraversato da arterie stradali importanti, si presenta come un territorio ancora incontaminato, con una buona potenzialità per lo sviluppo di attività agrituristiche. Un ambiente privo di allevamenti e coltivazioni intensive con delle peculiarità che ne fanno un unicum al pari di vari parchi alpini. Sono presenti due malghe per l’alpeggio estivo dei bovini e un allevamento a 700 mt per la produzione di formaggio caprino, ottimo abbinamento con il miele millefiori che andrò a descrivere.
L’apicoltura razionale è presente dal dopoguerra e attualmente è praticata da 5 apicoltori.
La mia passione è nata seguendo lo zio Adriano negli anni 70, e prosegue sempre, ogni giorno con maggior entusiasmo.
Allevo api cercando di mantenere un ecotipo locale, ma la morfologia del territorio di tipo alpino e la vicinanza con la pianura veneta pongono sempre l’interrogativo se usare la razza d’api italiana, la ligustica, più prolifica o la carnica austriaca, adatta al clima rigido invernale. Anche per le api, come per gli uomini nel secolo precedente, il Trentino si presenta una terra di confine.
Il frassino, il carpino e il faggio, tutte specie non nettarifere, sono quelle prevalenti. Si può dedurre che è quasi impossibile produrre un miele monoflora, ma piuttosto un millefiori, narratore delle varie fioriture e sentinella dello stato di salubrità del territorio.

Il mio miele millefiori viene prodotto a 600 mt in arnie stanziali in 3 mesi di raccolto.
Alla fine di gennaio le api portano il miele nel nido per il loro fabbisogno, e verso aprile nel melario per il nostro consumo. Bottinano nel raggio di 4 km e nell’arco dell’anno le vedo andare verso le prime fioriture al torrente Leno, per raccogliere il nettare dell’erica carnea, dell’acacia e dell’ailanto, e progressivamente, con la fioritura in maggio, sul tarassaco, la lupinella, la salvia selvatica nella zona di Giazzera, le melate di abete rosso, il lampone, il rododendro, il timo e tanti altri fiori nel resto della montagna.
Il miele che ne deriva, mediamente raccolto alla fine di maggio a 600mt, si presenta liquido, ambrato scuro con gusto di caramella mou, maltato. A volte con la presenza di tarassaco, con la sua tipica sfumatura di infuso di camomilla. Raccolto alla fine di luglio, si presenta invece sempre liquido, ambrato scuro fino a nero per la presenza di melata di abete, con riflessi verdastri, e al naso e in bocca con sensazioni di balsamico resinoso, di latte condensato, di zucchero, di caramello, di scorza di arancia candita. La presenza costante dell’erica e il ciliegio selvatico in primavera completano il tutto con una leggera nota di amaro.Chi porta le api al Leno in maggio produce un millefiori ricco di acacia (note di vaniglia e confetti alle mandorle), di ailanto, più aranciato con note di thè alla pesca. Portando le api a malga Valli si produce un ottimo miele millefiori di alta montagna ambrato scuro o quasi nero con la melata dì abete rosso molto presente nel versante di Terragnolo a malga Corona. Al contrario a malga Cheserle il miele si presenta di un giallo chiaro per la ricchezza di fiori di alta montagna del monte Col Santo, prati del Pazul e alpe Pozze.
Il miele si presenta liquido all’inizio e cristalizza con cristalli medio grossi dopo 5-6 mesi con colorazione giallo scura.
Liquido, è molto denso per il suo basso tenore di umidità raggiunto alla maturazione.
Questi aspetti visivi, oltre a quelli olfattivo-gustativi costanti nelle annate ne fanno un miele millefiori “cru” di qualità, come un vino di annata legato al “ terroir”.
(Graziano Comper)
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