Questo è stato, e rimane, nella nostra esperienza Marco Accorti. La capacità di trovare le verità che a noi, impigliati nella gestione quotidiana, spesso sfuggivano e di saperle imporre anche usando il gusto della provocazione.
Una provocazione mai fine a se stessa e sterile, ma sempre basata su acute e spiazzanti osservazioni : che si parlasse di varroa, di valore dell’impollinazione o di rapporto delle api e dell’apicoltura con i media, prima, e con l’arte, la storia, la letteratura più recentemente, questo è il contributo che Marco Accorti ha porto all’apicoltura italiana, con il quale sapremo e dovremo confrontarci a lungo.
Ci ha lasciato oggi Marco Accorti ricercatore, capace di lavori concreti e profonde intuizioni nel cogliere i fenomeni (problemi) dell’apicoltura italiana.
Non a caso è fra i primi operatori della Sezione Apicoltura (non più esistente) dell’Istituto Sperimentale di Zoologia Agraria a misurarsi con la Varroa Jacobsoni, cogliendo il cataclisma che questo ospite indesiderato avrebbe causato per l’apicoltura italiana: Accorti è l’autore del primo libro (1983) scritto in proposito.
Ma più in generale Marco ha saputo spostare in continuazione il punto di lettura del ruolo dell’apicoltura nel nostro paese e nel mondo.
La valorizzazione economica, prima di tutto, del lavoro delle api, che non è misurabile con il solo valore della produzione del miele, ma con il RAD (Reddito Agricolo Diretto) che è prodotto dalle api, grazie alla impollinazione delle colture agricole.
Oggi questo è un concetto abbastanza condiviso e sempre più compreso nella sua importanza, anche alla luce della riduzione drammatica degli insetti impollinatori causata dai pesticidi.
Questa riduzione (oltre il 60% delle specie di farfalle scomparse in Europa negli ultimi 20 anni) rende oggi più evidente la funzione non sostituibile delle api,ma è proprio grazie al lavoro di Accorti, insieme a quello di altri ricercatori nazionali, che esso è stato quantificato, propagandato, gridato, fino a diventare valore accettato, almeno a livello europeo.
La sua riflessione più innovativa, però, ci appare quella “filosofica” relativa al ruolo e alla funzione che le api e l’apicoltura hanno avuto e hanno nella cultura, nell’arte e nel pensiero occidentale.
Da sempre abbiamo utilizzato la società delle api per rappresentare la coesione sociale, la laboriosità, la funzione del re, che poi come Marco ricordava in continuazione “è una regina, fratricida (uccide le sorelle) e nemmeno tanto casta dati i numerosi accoppiamenti con i fuchi”.
Una visione fortemente antropizzata, quella che ci hanno raccontato, per niente rispettosa dei reali fenomeni che governano l’alveare.
Piuttosto una farsa che l’uomo si è inventato anche per giustificare le storture delle società umane, le ingiustizie e i soprusi che, purtroppo caratterizzano la nostra storia.
Ingiustizie e soprusi contro i quali Accorti si è battuto con il pensiero, ma anche con l’impegno concreto nell’Uaar (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) per tutta la sua vita.
Andrea Terreni
Abbiamo ricevuto e pubblichiamo i saluti a Marco Accorti, recentemente scomparso.
Di Livia Persano Oddo, di Paolo Faccioli e di Francesco Panella.
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