20.000 Euro di sanzione a un apicoltore per uso di acido ossalico.
In questi giorni si è svolto, finalmente, a Londra il workshop dell’Emea (l’agenzia europea che si occupa di farmaci) sulle politiche veterinarie europee pubbliche per le api, cui hanno partecipato attivamente e propositivamente il Gruppo Miele del Copa-Cogeca e l’Unaapi.
Il Workshop ha individuato, nelle conclusioni e indirizzi, la necessità di facilitare e armonizzare la somministrazione di acidi organici e oli essenziali per contenere la varroa, quali importanti strumenti d’intervento per la sopravvivenza dell’apicoltura d’Europa. I lavori hanno fatto registrare anche un ampio consenso sull’inutilità controproducente dell’uso di antibiotici per “curare e prevenire” la peste americana.
Negli stessi giorni, in Italia, un apicoltore è stato sanzionato dai servizi veterinari “per detenzione di acido ossalico” (sostanza in libera vendita!) e utilizzo negli alveari dello stesso acido senza la specifica prescrizione veterinaria! La sanzione prevede per la sua estinzione il pagamento della somma di 20.478,00 Euro
Mentre si cerca di attivare percorsi positivi…
…che portino all’uso diffuso di prodotti efficaci, senza impatto di sorta sul prodotto destinato al consumatore finale e con scarso o nullo effetto residuale sugli alveari, costruendo opzioni praticabili che superino le mille difficoltà di una normativa che non considera lo specifico dell’apicoltura, ecco un modo di operare “pubblico” che certo non è teso a ottenere risultati in tal senso.
Ancora una volta si fomenta il senso di divario ed estraneità tra l’apicoltura e gli organismi di controllo, quel distacco/contrasto che con gran difficoltà da anni cerchiamo di superare.
Conosciamo tutti bene il problema dell’utilizzo dell’acido ossalico e delle connesse complicazioni (prettamente burocratiche, di costi e risorse). Lo conoscono gli apicoltori e lo conoscono i servizi veterinari. Generalmente la questione viene affrontata con sensibilità e buon senso, ed è diffuso un senso di responsabilità della propria funzione per cui vengono diramate a livello regionale indicazioni su come la “questione ossalico” debba essere gestita.
Vari peraltro sono gli autorevoli soggetti che non ritengono giustificabile e praticabile il sotterfugio di una cosiddetta ricetta in deroga per un prodotto in libero commercio e in presenza di altri prodotti indicati per la cura della varroasi, con relativo dosaggio e miscelazione galenica effettuati unicamente sotto la responsabilità dell’apicoltore.
Molti sono evidentemente in Italia gli eredi della visione giolittiana “per cui la legge si spiega agli amici e si applica ai nemici”.
L’Unaapi e l’insieme dell’associazionismo apistico nel rifiutare questa miope e controproducente “visione” di ruolo e funzione del Servizio Veterinario Pubblico concretizzatasi nel verbale di contestazione d’infrazione si affiancano all’apicoltore colpito da tale ingiustificabile vessazione e s’impegnano a farne occasione e momento di confronto per costruire tutt’altro modo e capacità di esercitare un ruolo di efficace riferimento e indirizzo delle politiche di lotta sanitaria in apicoltura.
Francesco Panella
Novi Ligure 20 dicembre 2009
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