Api, neonicotinoidi e varroa: dimostrato l’effetto immunodepressivo di Clotianidina e Imidacloprid
Una ricerca italiana finanziata dal programma Apenet evidenzia un nuovo effetto sub-letale dei neonicotinoidi, aggiungendo un tassello fondamentale alla comprensione dei fenomeni di spopolamento degli alveari.
Nell’ultimo decennio si sono registrate mortalità, perdita di vitalità e capacità produttiva crescenti degli alveari e più in generale crisi di sopravvivenza di impollinatori e invertebrati (Potts et al., 2010). Ad oggi non esiste una spiegazione univoca: un singolo agente causale, nonostante i plurimi annunci echeggiati sugli organi di stampa, non è mai stato identificato, benché vari patogeni di volta in volta siano risultati associati con le morie di alveari. Questo ha suggerito indirettamente che un deficit del sistema immunitario dell’ape possa essere il fattore comune ai vari fenomeni osservati.
Gli insetticidi neonicotinoidi, già responsabili di una vasta gamma di effetti letali e sub-letali su api e bombi, recentemente sono stati messi in relazione con la maggior patogenicità di alcuni agenti, come il Nosema ceranae (Alaux et al., 2010; Aufauvre et al., 2012, Pettis et al., 2012). Peraltro la sinergia tra dosaggi sub-letali di neonicotinoidi e patogeni è ben nota, tanto che la sinergia con i funghi entomopatogeni è pubblicizzata dalla Bayer contro le colonie di termiti, insetti filogeneticamente vicini alle api, ma anche contro una grande varietà di altri insetti.
La ricerca condotta da ricercatori delle Università di Napoli e di Udine, pubblicata sulla prestigiosa rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America” ha rivelato le basi biomolecolari dell’azione depressiva sull’immunità delle api da parte dei neonicotinoidi clotianidina e imidacloprid. E’ stato individuato un meccanismo a feedback negativo, già noto nei mammiferi e conservato negli insetti, per cui la risposta immunitaria viene modulata dal sistema nervoso, per evitare i danni che altrimenti deriverebbero da reazioni eccessive. Dipende proprio da un recettore nicotinico, di cui i neonicotinoidi sono potenti agonisti, l’inibizione del fattore di trascrizione NF-κB, che sta alla base della sintesi di importanti peptidi antimicrobici.
Lo stesso gruppo di ricerca aveva precedentemente identificato nel fattore NF-κB la chiave dell’interazione tra la varroa, che ha il potere di deprimerne l’attività, ed il virus delle ali deformi, che si avvantaggia dall’immunodepressione indotta dalla varroa (Nazzi et al., 2012). Vari fattori di stress sono in grado di ridurre l’efficienza del sistema immunitario agendo sul fattore NF-κB, esponendo le colonie al rischio del collasso indotto dalla proliferazione virale. La nuova ricerca italiana appena pubblicata dimostra che il neonicotinoide clotianidina determina una potente inibizione dell’attività del fattore NF-κB. Inoltre i ricercatori hanno accertato che l’esposizione a dosi infime di clotianidina ed imidacloprid, due neonicotinoidi rappresentativi dell’insieme della categoria, determina un drammatico aumento della replicazione del virus delle ali deformi. Lo stesso effetto non viene indotto, se non in una misura insignificante, dall’insetticida organo fosforico clorpirifos.
L’esposizione ai neonicotinoidi comporta quindi un’alta probabilità di effetti sinergici e conseguenti importanti danni da vari agenti patogeni. Lo stesso problema della varroa, che causa l’indebolimento del sistema immunitario e la trasmissione di virus, si aggrava se abbinato ai pesticidi con effetto immunodepressivo e gli apicoltori ben sanno che ormai le famiglie giungono al collasso a fronte di tassi di infestazione che ancora pochi anni or sono non comportavano danni evidenti. La nuova ricerca italiana quindi aggiunge un tassello fondamentale alla conoscenza degli effetti della controversa classe di insetticidi sistemici, di cui la Commissione Europea ha disposto una parziale moratoria d’uso per due anni.
E’ sempre più chiaro che i fenomeni più evidenti di intossicazione acuta dovuti alla concia delle sementi sono solo una parte, e forse non la più importante, dei danni causati dai neonicotinoidi. Il quadro va completandosi con la maggior patogenicità di agenti come Nosema ceranae, che è stato scoperto di recente nell’ape europea, ma già era presente da decenni (Chen et al., 2008; Ferroglio et al., 2013; Teixeira et al. 2013), ma anche con il maggior impatto degli agenti virali trasmessi dalla varroa, fortemente implicati nelle perdite invernali di colonie (Dainat et al., 2012). A questi dati preoccupanti si somma la crisi generalizzata degli impollinatori selvatici (Winfree, 2010).
In presenza di residui di neonicotinoidi la diversità non solo degli impollinatori ma della fauna invertebrata in genere è gravemente compromessa, così come osservato da Van Dijk et al. (2013) nei Paesi Passi.
L’immissione nell’ambiente di insetticidi di elevatissima tossicità per molte classi di invertebrati sta causando un disastro ecologico di enormi proporzioni, che è solo parzialmente rappresentato da quanto apicoltori e scienza denunciano in modo sempre più circostanziato.
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