2. Quale sciroppo. Fatto in casa o quelli commerciali? Diluito o tal quale? “Al naturale” o ”corretto al limone” per facilitarne l’assunzione? In primavera lo sciroppo artigianale classico (saccarosio sciolto in acqua) va bene, anzi spesso meglio, di quelli acquistati. Questo perché il saccarosio è un disaccaride, cioè un composto di due zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), facilmente scomponibile ed utilizzabile dalle api. Analogo risultato, dal punto di vista nutrizionale, lo possiamo ottenere utilizzando prodotti commerciali di qualità, privi di zuccheri complessi. Discorso, invece, più intrigante è quello sul giusto grado di diluizione dello sciroppo, in altre parole sulla percentuale di umidità che il prodotto da distribuire deve avere. Mera questione economica (l’ acqua costa meno dello zucchero!) o c’è dell’altro? Poiché questo tipo di nutrizione è assimilabile ad una debole importazione di nettare, anche una diluzione al 50% (o più per gli “incorreggibili” che sostengono di simulare una nutrizione in periodo fortemente umido) può essere accettata.
La nutrizione primaverile è veramente sempre necessaria? Non sempre stimolare una famiglia si rivela sinonimo di ricco raccolto primaverile. Ciò non solo, evidentemente, perché la fioritura non la controlla l’apicoltore, ma soprattutto perché una colonia non è necessario che sia “forte” ma è sufficiente che sia semplicemente “giusta”. In termini di gestione, cioè, molte volte è più semplice e redditizio badare a qualche alveare in più piuttosto che a numeri inferiori ma che richiedono un impegno notevole (stimolazione primaverile = maggior forza delle famiglie = potenziale febbre sciamatoria = maggior lavoro di controllo). Due, invece, sono le situazioni che possono spingere con decisione verso una nutrizione stimolante primaverile: operare in ambienti nei quali le famiglie crescono con difficoltà per carenza di importazione (nettarifera e ancor più pollinifera, ma questo è un altro capitolo) oppure trovarsi nelle condizioni atmosferiche (ritorni di freddo, periodi prolungati di pioggia) predisponenti patologie da stress (peste europea in primis).
|
|
Queste righe non vogliono essere una facile ricetta del perché e di come nutrire, ma uno stimolo perché ciascuno di noi rifletta su come opera e prenda coscienza che nulla, a proposito delle api, va dato per scontato. In fondo è per questo che tanto ci piace essere apicoltori!
(da un contributo originale di Ulderica Grassone e Andrea Fissore)![]()
Â
- L’ABC dell’apicoltura
- Il fabbisogno d’acqua per le api
- L’Allargamento della covata
- Allevare regine da se’
- La deriva
- Escludiregina
- Fumo, maschera, guanti
- Invernamento
- Invernamento in montagna
- Mieli uniflorali(come produrli)
- Malattie (consigli per gestirle)
- Nutrire le api
- La nutrizione proteica delle api
- La posa dei melari
- Come scegliere un posto per le api (stanziale)
- Inserire una regina
- Trovare la regina
- Riunire famiglie e sciami
- Il saccheggio
- Schedare gli alveari
- Prevenzione della sciamatura
- Spostare gli alveari a piccole distanze
- Combattere la tarma della cera
