Lunedì 9 febbraio il Cra-Api ha organizzato un incontro a Bologna per illustrare le strategie di monitoraggio e controllo del calabrone asiatico (Vespa velutina). Unaapi, insiene a numerose associazioni, ai vari istituti di ricerca e alle regioni più interessate e vicine al problema, era presente all’incontro. Riassumiamo qui quanto emerso nel corso della giornata.
La strategia d’azione comune prevede tre fasi:
• il monitoraggio;
• l’individuazione dei nidi;
• la distruzione dei nidi.
Il monitoraggio della Vespa velutina serve a determinare la presenza o meno del calabrone in un determinato territorio e può essere effettuato attraverso l’installazione in prossimità degli apiari di comuni trappole a bottiglia contenente della birra chiara a 4,7% di alcol. Indubbiamente la già attiva rete Beenet e le squadre di pronto intervento apistico SPIA possono dare un concreto contribuito al monitoraggio impiegando i referenti e le postazioni disseminate in tutta Italia. Resta tuttavia necessario intensificare le zone di monitoraggio, e per far ciò occorre coinvolgere gli apicoltori nei rilevamenti attraverso le associazioni apistiche e coordinare le segnalazioni dei possibili avvistamenti attraverso un’unica piattaforma.
Il DISAFA di Torino ha realizzato un sito internet www.vespavelutina.eu in cui raccogliere i rilevamenti sul territorio di Vespa velutina in modo da avere dati oggettivi per valutare l’espansione dell’insetto e adottare le successive misure. Il sito è già online e fornisce informazioni dettagliate su come riconoscere l’insetto ed effettuare il monitoraggio. Sarà compito delle associazioni apistiche nazionali e regionali promuovere un corretto monitoraggio tra i propri soci ed eventualmente raccogliere i dati dagli apicoltori ed inviare le comunicazioni al sito.
La cattura mediante l’uso di dispositivi in prossimità dell’alveare è un metodo utile per verificare la presenza di V. velutina sul territorio ma, non permette di abbattere l’attività predatoria nei confronti delle api. Intensificare il numero di trappole al fine di ridurre la predazione in apiario sarebbe più dannoso che utile; molte specie locali, anche in competizione con V. velutina finirebbero nelle trappole. Per abbassare la popolazione di V. velutina in una determinata zona, senza andare a colpire altri insetti, occorre quindi individuare e distruggere i nidi o creare delle esche attrattive specifiche per Vespa velutina attraverso l’uso di feromoni.
Per l’individuazione dei nidi si stanno testando diverse tecnologie che hanno come comune denominatore l’istallazione sulle vespe velutine catturate dei trasponder in grado poi di ricevere e ritrasmettere un segnale radio ad una determinata frequenza. La vespa col sensore farà ritorno al nido segnalando così la posizione di quest’ultimo. Il Politecnico di Torino, che si sta occupando di questa fase, farà i primi test su Vespa velutina da marzo ed impiegherà per captare il segnale, un radar a postazione fissa con un raggio d’azione di 400 m. Parallelamente si sta muovendo anche l’Università di Pisa che impiegherà radar a raggio più limitato ma istallabili su zaini o droni e quindi in grado di muoversi su campo e seguire i calabroni con sensore fino al nido.
Infine l’Università di Firenze sta verificando la possibilità di isolare il feromone sessuale di Vespa velutina in modo da creare trappole specifiche in grado di abbattere il numero dei maschi e la conseguente moltiplicazione di individui sul nostro territorio.
L’identificazione dei nidi presuppone poi una loro distruzione; al momento occorre realizzare dei protocolli operativi, con messa a punto di idonei mezzi di distruzione e squadre di intervento in grado di agire tempestivamente, individuando, sensibilizzando e coinvolgendo le autorità locali.
Le Regioni, in primis Liguria, Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna, si sono impegnate ad effettuare una richiesta ufficiale ai Ministeri affinché si muovano velocemente a livello nazionale.
Infine, grazie alla risoluzione in Senato della Senatrice Albano sulle conseguenze della diffusione in Italia di V. velutina; in cui si assicura un impegno ad attivare una strategia tra i diversi soggetti istituzionali (compresa la protezione civile, Corpo Forestale), si potrebbero attivare nuove fonti di finanziamento sia per la lotta che per l’eventuale riconoscimento dei danni agli apicoltori con relativi indennizzi.
La lotta alla V. velutina si sta delineando e le forze in gioco stanno proponendo piani concreti che però non saranno ancora efficienti al 100% nel 2015. Questi ritardi, dovuti a molteplici fattori, possono essere determinanti nelle regioni, come Liguria e Piemonte, in cui il calabrone è presente ed è già una seria minaccia.{jcomments on}
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