La deriva, cioè il fenomeno per cui le api di un alveare possono far rientro in un alveare non loro (apparentemente smentendo la grande capacità di orientamento che viene loro attribuita), è un fenomeno che sembrerebbe abbastanza conosciuto tra gli apicoltori. Ma spesso non in tutte le sue implicazioni. Alcuni apicoltori attuano di routine delle procedure anti-deriva, per averle apprese nei corsi di apicoltura (per esempio l’alternanza su una fila dei colori degli alveari); altri hanno vissuto drammaticamente l’impatto di una deriva “sulla loro pelle”, subendone un danno.

![]() |
1. Curare la disposizione degli apiari e la qualità della postazione. La presenza di punti di riferimento come alberi, cespugli, rocce, costruzioni è molto importante perché le api possano orientarsi. In assenza di punti di riferimento, è possibile crearli ad arte. La disposizione degli alveari nell’apiario va particolarmente curata. Padre Adam usava gruppi di 4 alveari con ogni ingresso in una direzione diversa. Un’ ottima disposizione è quella a quadrato, cerchio o ovale (con gli ingressi rivolti verso l’interno). Questa disposizione costringe le api a scendere dall’alto anziché a raso delle porticine, inoltre le api sono molto sensibili alla diversificazione delle angolazioni. Tanto che allevatori di regine che non dispongono di grandi spazi per distribuire i nuclei di fecondazione, li mantengono fitti in uno spazio anche molto ristretto, quale ad esempio un piccolo giardino urbano, e a volte persino su più piani, variando però al massimo le angolazioni. Variare l’angolazione può essere un buon metodo per evitare che la vergine di un alveare sciamato all’interno di una fila in linea retta si sbagli di arnia: basta spostare obliquamente la sua d’origine.
2. Mantenere apiari di dimensioni non esagerate (60 alveari al massimo) e distribuiti per quanto possibile larghi sul territorio. Marco Accorti, in uno studio del 1991, come altri ricercatore prima di lui, hanno osservato che la deriva non avviene solo tra arnia e arnia, ma tra apiario e apiario, tanto da fargli avanzare l’ipotesi di una vera e propria attività di “vagabondaggio”delle api.
dell’arnia nell’orientamento delle api. In un esperimento in cui aveva scambiato il colore di un’arnia abitata col colore dell’arnia vicina, aveva infatto visto le api dirigersi verso la vicina (vuota). Questo è ormai patrimonio di conoscenza comune. Un po’ meno lo è la conoscenza dei quattro colori che le api distingono bene: il blu, il giallo, il nero e il bianco: sono infatti molti gli apicoltori che fanno uso di arnie verdi, arancione, grigie o altro. E ancora meno sono gli apicoltori consapevoli di quali siano le forme che le api distinguono bene tra loro. (Paolo Faccioli)![]()
- L’ABC dell’apicoltura
- Il fabbisogno d’acqua per le api
- L’Allargamento della covata
- Allevare regine da se’
- La deriva
- Escludiregina
- Fumo, maschera, guanti
- Invernamento
- Invernamento in montagna
- Mieli uniflorali(come produrli)
- Malattie (consigli per gestirle)
- Nutrire le api
- La nutrizione proteica delle api
- La posa dei melari
- Come scegliere un posto per le api (stanziale)
- Inserire una regina
- Trovare la regina
- Riunire famiglie e sciami
- Il saccheggio
- Schedare gli alveari
- Prevenzione della sciamatura
- Spostare gli alveari a piccole distanze
- Combattere la tarma della cera

