L’Italia è molto varia e l’invernamento sulle Alpi o l’invernamento in prossimità di una costa marina possono essere drammaticamente diversi. Tuttavia, c’è qualcosa di cui tutti gli apicoltori, di qualsiasi zona, devono tenere conto.
pappa reale, quella di partecipare al sistema immunitario e quella di prolungare la vita della regina e delle operaie eliminando i danni da stress ossidativo (facendo cioè pulizia dei radicali liberi). L’”invenzione” evolutiva della vitellogenina è l’espediente di un insetto tropicale, quale è in origine l’ape, per adattarsi ai climi e alle stagioni delle zone temperate, lasciandosi alle spalle le strategie proprie alle api africane di abbandonare il nido e emigrare altrove alla ricerca di risorse nutritive. La vitellogenina consente cioè alle api di superare i mesi invernali in cui non c’è apporto di polline.
E’ chiaro dunque che l’invernamento comincia molto prima dell’inverno, al momento (tarda estate-inizi autunno) della formazione delle api invernali, destinate a vivere più a lungo delle api normali primaverili- estive. E in questo momento-chiave è critica la presenza di sorgenti abbondanti di polline, al punto che se mancano vale la pena di andarsele a cercare. In zone o annate particolari in cui ci fosse vero bisogno di somministrare proteine, è possibile la risomministrazione di polline scongelato, se ne abbiamo raccolto d’estate (semplicemente in vaschette poste sotto il coprifavo rovesciato), o la distribuzione di favi contenenti abbondante polline . Oppure una pasta fatta della polvere ottenuta vagliando il polline, aggiungendo miele o sciroppo denso fino ad ottenere la consistenza giusta. Oppure farine proteiche, purchè all’interno di un’abbondante quantitativo di pasta di candito, per garantirne l’appetibilità (il 75-80%) vedi: La nutrizione proteica
Per lungo tempo si è parlato del trattamento estivo contro la varroa come “trattamento-tampone” in vista del “trattamento di pulizia radicale” da effettuarsi in inverno, in
assenza di covata. Nel frattempo la varroa si è agguerrita e la proporzione di varroa presente sulle api adulte rispetto a quelle contenute nella covata è passata dal 40:60 al 15:85 (vedi la relazione di Ángel Díaz Romero e Manuel Izquierdo García al convegno AAAPI 2014); probabilmente sono stati i nostri stessi trattamenti a selezionare ceppi di varroa più pronti a rinnovare il ciclo riproduttivo e meno propensi a sostare sulle api esponendosi agli acaricidi; non solo, ma la tolleranza delle api alla quantità di varroa sembra essere diminuita. Quindici anni fa si riuscivano ancora a contare più di diecimila varroe sul fondo diagnostico a fine trattamento, e la famiglia poteva essere sopravvissuta e persino non manifestare sintomi gravi, oggi un migliaio o due sono spesso sufficienti a portarla al collasso. Il ruolo della varroa nel disorientare le api adulte al ritorno nell’alveare, prolungando la durata dei voli e accorciando la durata di vita, era stato documentato già in uno studio del 2003 di Kralj e Fuchs presentato ad Apimondia. Ed è quello che anche un apicoltore può notare rilevando uno spopolamento improvviso, o lo svuotamento delle api dal melario. La reinfestazione, che molti hanno continuato a considerare solo una fantasia, è ormai ampiamente documentata e rischia di vanificare i trattamenti “a calendario”. Dunque bisogna essere passati dal concetto di “trattamento tampone-trattamento risolutivo” a quello di “mantenere sempre il più basso possibile il livello di varroa”. Questo ha sia un effetto facilmente riscontrabile sulla maggiore quantità di miele prodotto da api “sane”, sia sulla formazione di api destinate a passare l’inverno. Tanto che dove l’inverno è naturalmente “debole”, è diventato opportuno crearlo artificialmente ingabbiando la regina e bloccando la covata.
3. Creare le condizioni per un trattamento ottimale contro la varroaSe si vuole trarre vantaggio dal processo naturale, bisogna però fare attenzione a quando e se effettivamente il blocco della covata si manifesta, superando eventualmente il pregiudizio per cui le arnie, col freddo, non si debbano toccare. In zone dal clima mite (Italia Centrale per esempio) si possono verificare dei blocchi estivi (parziali o a volte anche totali) o dei blocchi (parziali o totali anch’essi) a ottobre per poi magari avere una ripresa di covata senza più interruzione anche d’inverno. Trattare a calendario (per esempio ai primi di dicembre tutti gli anni sfruttando una tendenza pur statisticamente frequente) è rischioso e meglio sarebbe verificare l’assenza effettiva di deposizione, che non sempre avviene nei periodi in cui ce l’aspetteremmo. Non solo il periodo, ma nemmeno un freddo intenso è garanzia di assenza di covata: in Canada per esempio, dove molti apicoltori invernano gli alveari nelle celle frigorifere, le regine iniziano a covare quando sono ancora nel frigorifero.
Oppure, soprattutto nelle zone del centro-sud, si può procedere a un ingabbiamento della regina.
Spesso il tipo di ape è determinante nel manifestarsi di un blocco di covata. Regine provenienti da zone dove c’è naturalmente covata tutto l’anno, possono tendere a manifestare questo comportamento in zone dove una pausa è necessaria e questo comportamento si ritorce contro alla famiglia.
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L’altro criterio è quello della vitalità della famiglia. Dal punto di vista produttivo, è inutile portare a primavera famiglie con regine che non sono state all’altezza della media, o che sono vecchie. L’invernamento è dunque anche un buon momento per il rinnovo (c’è chi rinnova le regine ogni anno, chi ogni due anni, e il ritmo è dato sia da quanto sono state sfruttate, sia dal tipo di ape: carniche selezionate possono per esempio essere un po’ più longeve).
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Molti di questi temi sono controversi nella comunità degli apicoltori e si possono trovare pareri diametralmente opposti. Spesso questa diversità di opinioni è data dall’assolutizzazione di esperienze diverse, a loro volta determinate da condizioni ambientali e persino da tipi d’ape diversi (vedi anche “Invernamento in montagna”).
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- L’ABC dell’apicoltura
- Il fabbisogno d’acqua per le api
- L’Allargamento della covata
- Allevare regine da se’
- La deriva
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- Fumo, maschera, guanti
- Invernamento
- Invernamento in montagna
- Mieli uniflorali(come produrli)
- Malattie (consigli per gestirle)
- Nutrire le api
- La nutrizione proteica delle api
- La posa dei melari
- Come scegliere un posto per le api (stanziale)
- Inserire una regina
- Trovare la regina
- Riunire famiglie e sciami
- Il saccheggio
- Schedare gli alveari
- Prevenzione della sciamatura
- Spostare gli alveari a piccole distanze
- Combattere la tarma della cera



