Ogni alveare è un mistero. Ogni alveare si comporta in modo diverso. Ogni alveare probabilmente è unico, perché manifesta una serie di caratteri e combinazioni genetiche irripetibili.![]()
Obiettivo dell’ allevamento apistico è cercare di uniformare il più possibile il comportamento degli alveari al fine di compiere in modo standardizzato alcune operazioni, ottimizzandone i tempi nei diversi momenti dell’anno. Pensiamo al pareggiamento delle famiglie, al contenimento della sciamatura, alla ricerca di materiale genetico uniforme, alla gestione degli aspetti sanitari.
Visitare un alveare dell’ apiario, pensando che anche tutti gli altri ne siano copia fedele, è forse utopistico, ma vi sono alcune procedure e accorgimenti che possono aiutare nella gestione.
![]() |
![]() |
Per chi ha pochi alveari la memoria può essere sufficiente, ma al crescere dei numeri diventa importante prendere appunti in occasione delle visite.
Alcune registrazioni sono, o diventeranno, obbligatorie per legge, come per esempio l’ esposizione del codice aziendale in apiario, apposto su un cartello visibile.
Altre sono obbligatorie solo per gli apicoltori che seguono la certificazione biologica che prevede che tutti gli alveari devono essere identificati o con il codice operatore o con quello identificativo aziendale.
![]() |
![]() |
Tutti gli alveari devono comunque essere riconducibili al legittimo proprietario in modo univoco. L’ apposizione del codice/identificativo aziendale mediante marchiatura a fuoco su tutti gli alveari può inoltre essere sia un deterrente per i furti, sia risultare utile durante i trasporti, nel caso si venga fermati dalle forze dell’ ordine, per dimostrarne il possesso.
Anche l’ identificazione dei telaini all’ interno dell’ alveare può, in certi casi, essere utile e importante, ad esempio per individuare partite diverse di fogli cerei o gli anni di loro collocazione nelle colonie.
Proviamo ora a pensare a quali siano le indicazioni più importanti da mettere sui nostri alveari.
La numerazioneUn’ovvia controindicazione è che, se dobbiamo rovesciare il coprifavo (per esempio per somministrare un trattamento con prodotti evaporanti) i nostri appunti sono a rischio e dobbiamo toglierli per reinserirli una volta che l’operazione è completata.
Le schede possono tuttavia essere incollate con fogli adesivi resistenti alle intemperie sul tetto, impiegando inchiostri indelebili per le varie registrazioni. In questo caso i dati sono immediatamente consultabili. Grosso limite si presenta nel caso di alveari nomadi che vengono sovrapposti nei trasporti, con il rischio di danneggiamento delle schede stesse.
– numero dell’alveare
– data
– numero favi con covata e sua estensione
– numero favi coperti da api
– quantità di scorte
– età della regina
– numero di favi di covata tolti o apportati, numero di melari aggiunti
– stato degli alveari o pratiche messe in atto: per esempio indicazioni su orfanità, nutrizioni somministrate, ecc.
– valutazione delle caratteristiche dell’alveare (e quindi della regina, e quindi dell’eventuale vantaggio di usarla per la riproduzione. O, al contrario, questa valutazione può portarci a decidere di eliminare una colonia troppo al di sotto dello standard generale): questa è forse la parte più importante e merita un discorso a sé. Si possono utilizzare vari criteri. Ecco un esempio:
docilità: posto che un po’ di aggressività è una caratteristica di cui le api non possono fare a meno per difendersi, la docilità può essere misurata aprendo le arnie la mattina presto, e verificando che le api non si avventino sul viso. Ciò che è intollerabile è che le api inseguano l’apicoltore ad arnia chiusa alla fine di un’operazione. Si può per esempio usare una scala da 1 (molto docili) a 4 (molto aggressive)
tenuta di favo: si può usare per esempio una scala da 1 (api estremamente volatili che abbandonano i favi) a 4 (api che “sono stabili come uno strato di pelliccia sulla superficie del telaino”)
sviluppo primaverile: la progressione con cui una colonia arriva a raccolto, che non necessariamente dev’essere ”travolgente” ma commisurata alle esigenze della zona, ai possibili ritorni di freddo o “buchi” nella sequenza di fonti nettarifere, ecc. e che può essere valutata diversamente a seconda che si sia interessati soprattutto al raccolto o anche a produrre prima nuclei.
assenza o presenza di malattie: ovviamente bisogna essere in grado di conoscerle e sapere che un’assenza di malattie può essere dovuta all’assenza totale di focolai, ma che la situazione potrebbe cambiare se gli alveari fossero portati in una zona a rischio. Per la varroa esistono test specifici come il “test igienico” o l’osservazione della caduta in vari momenti dell’anno sui fondi diagnostici
tendenza alla sciamatura: più che dal numero di celle reali costruite, è misurabile dal comportamento generale della famiglia. Famiglie poco sciamatorie tendono comunque a costruire celle, ma continuando a svolgere i loro compiti (la regina cova, le api portano miele senza collocarlo nell’area destinata alla covata), quelle sciamatorie cadono in una specie di letargia, la regina smette di covare e rimpicciolisce, le api riempiono di miele anche lo spazio destinato alla covata. Le famiglie poco sciamatorie tendono a distruggere da sole le celle, appena intercettano un raccolto.
vitalità della covata: è data da una covata compatta, che testimonia della capacità depositoria della regina e della scarsa consanguineità (le api asportano le uova consanguinee lasciando “buchi” nella covata)
produttività: è ovviamente il criterio principe, ma l’osservazione va fatta su più anni e possibilmente più zone, data la variabilità di questi due fattori
Ci sono anche altri criteri possibili, che possono essere aggiunti soprattutto se ritenuti significativi per la conduzione aziendale che si è scelta:
fertilità, un concetto che include la continuità dei cicli di covata e la capacità di tenuta dopo un raccolto o di ripresa dopo periodi difficili
scarsa tendenza a propolizzare
scarsa tendenza a fare costruzioni di cera non necessarie: questi due criteri riguardano la velocità a effettuare operazioni senza schiacciare le api
vitalità delle api adulte: le api possono manifestare vitalità nella potenza di volo, nella longevità, nella resistenza al freddo per cui possono sfruttare meglio gli estremi di una “giornata lavorativa”, e la proporzione tra api e covata è cruciale per lo sviluppo.
Con un lettore di codice a barre e un palmare è possibile leggere, tramite i codici a barre, le informazioni sulla situazione generale dell’apiario o del singolo alveare. Terminata la visita è necessario aggiornare i dati relativi all’alveare e all’apiario, sempre tramite codice a barre, per renderli fruibili per le future occasioni.
- L’ABC dell’apicoltura
- Il fabbisogno d’acqua per le api
- L’Allargamento della covata
- Allevare regine da se’
- La deriva
- Escludiregina
- Fumo, maschera, guanti
- Invernamento
- Invernamento in montagna
- Mieli uniflorali(come produrli)
- Malattie (consigli per gestirle)
- Nutrire le api
- La nutrizione proteica delle api
- La posa dei melari
- Come scegliere un posto per le api (stanziale)
- Inserire una regina
- Trovare la regina
- Riunire famiglie e sciami
- Il saccheggio
- Schedare gli alveari
- Prevenzione della sciamatura
- Spostare gli alveari a piccole distanze
- Combattere la tarma della cera




