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Api / Agricoltura / Ambiente

Api, mais, insetticidi: primo bilancio

(17 giugno 2010)

due pannocchie di maisNel corso degli ultimi dieci anni gli apicoltori italiani hanno denunciato gli effetti disastrosi su api e altri insetti utili per l’impollinazione dall’uso di semi di mais conciati, trattati con insetticidi molto tossici di nuova generazione, venduti perché dovrebbero fermare l’attacco di un nuovo parassita giunto dall’America: la diabrotica.

Per molto tempo anche in Italia vi è stato chi si è prodigato a negare l’evidenza scientifica primaverile di causa/effetto dei molteplici e diffusi fenomeni di spopolamento di tutti gli apiari in vasti areali (l’intera pianura padana) in concomitanza con la semina del mais. Già nel 2007 l’analisi di campioni d’api morte dimostrava inequivocabilmente la traccia dei killer neonicotinoidi, ma si è continuato a voler sostenere che sarebbero mancate evidenze scientifiche. Apicoltori e associazioni si sono allora mobilitati e nel 2008, in seguito alle loro denunce e al coinvolgimento di enti, veterinari e di ricerca e delle Regioni italiane, è stata dimostrata con analisi e studi ufficiali, effettuati su numerosi campioni di api morte, la relazione tra la semina del mais e la moria e gli spopolamenti primaverili d’api.

Dalle analisi delle Asl piemontesi ad esempio risultava che in tutti i 24 campioni di api ufficiali c’era traccia di uno o più dei killer ad azione sistemica persistente sulle api.

Studi ancora più recenti hanno poi portato alla scoperta che i pesticidi si depositano anche nelle gocce d’acqua generate dall’essudazione prodotta dalle giovani piante di mais e quindi contaminano anche la rugiada. Le analisi in questo caso hanno individuato quantità di neonicotinoidi pari a decine di milligrammi per litro (si consideri che in un campo di diecimila metri quadri sono sufficienti meno di cento grammi di principio attivo insetticida).

mano che segnala stop, verdeLa divulgazione di queste evidenze scientifiche ha indotto il Ministero della Salute, il 17 settembre 2008, a decidere, finalmente, la sospensione cautelativa dell’autorizzazione all’impiego di prodotti fitosanitari contenenti le sostanze attive neurotossiche (Clothianidin, Thiamethoxam, Imidacloprid, e Fipronil) utilizzate per la concia delle sementi.

Ma le Corporazioni della chimica non si sono date per vinte e hanno sviluppato un offensiva legale con ricorsi contro il Ministero, prima al Tar del Lazio e poi anche al Consiglio di Stato, per ottenere il ritiro del decreto di sospensione.

Le associazioni apistiche UNAAPI e CONAPI si sono anch’esse costituite in giudizio, indebitandosi per le ingenti spese legali, che sono poi state coperte con il lancio di una sottoscrizione nazionale Ape/Ambiente, che ha raggiunto la ragguardevole cifra di oltre 123.000,00 euro.

Nonostante tutti i mezzi profusi dalle Multinazionali le successive sentenze hanno confermato l’opportunità e la sensatezza della sospensione d’uso dei concianti del seme di mais.

Una importante ricerca promossa dal Ministero dell’Agricoltura avviata nel 2009, denominata Apenet, ha permesso di confermare ulteriormente il nesso causale concianti/spopolamenti d’api e ha anche accertato che i rimedi proposti dalla filiera Agrochimica (sostanzialmente la modifica delle seminatrici pneumatiche per interrare meglio la sostanza tossica) rischiano solo di diffondere a maggiore distanza la contaminazione.

sezione di pannocchia di mais a forma di fioreLa sospensione dei concianti neurotossici del mais ha dato importanti risultati: gli apicoltori hanno potuto ben lavorare con le loro api, sia nella primavera 2009 sia in quella 2010, senza alcun fenomeno di spopolamento primaverile degli alveari nelle regioni maidicole.

 Ma garantire la sopravvivenza delle api e quindi l’indispensabile funzione d’impollinazione non solo delle colture ma di tutte le piante fecondate dagli insetti non è l’unico risultato positivo di questa importante battaglia per la difesa della biodiversità.

Sopra tutto questa vicenda ha, una volta di più, dimostrato che l’approccio che privilegia l’intervento chimico, con uso di concia delle sementi con i neonicotinoidi, ha dato prova d’essere, assolutamente inappropriato e incapace di contenere le popolazioni del coleottero nord americano.

Proprio nel 2008, infatti, anno in cui la gran maggioranza delle sementi di mais vendute agli agricoltori in Italia risultavano, “obbligatoriamente”, conciate con le molecole neurotossiche, si sono sviluppate le notevoli popolazioni di parassita che poi avrebbero aggredito la coltura l’anno successivo.

Nel 2010 invece, dopo un’annata senza concianti neurotossici, grazie anche a un inverno rigido ma soprattutto grazie alla rotazione delle colture, il monitoraggio delle catture conferma una riduzione sostanziale della presenza del parassita. Tant’è che finalmente anche il Servizio fitosanitario della Regione Lombardia segnala in modo pubblico non solo l’inopportunità e dannosità dei trattamenti insetticidi in fioritura del mais ma anche la loro illegalità.

larva di diabrotica, verme biancoL’insetto nocivo, la Diabrotica, infatti si riproduce bene da un anno all’altro solo nei campi che sono stati precedentemente coltivati a mais. Per combatterlo basta cambiare periodicamente coltivazione con la rotazione colturale, che non richiede alcun uso d’insetticidi e di seme conciato.

La “vecchia” e buona tecnica della rotazione consente quindi di mantenere sotto la soglia di danno le popolazioni parassitarie, e oltre ad assicurare il livello produttivo nei singoli appezzamenti evita la necessità di successivi trattamenti contro gli adulti.

Ciò nonostante nell’estate del 2009 è stata sviluppata una intensa campagna di stampa, con diffusione di articoli allarmisti con prospettive catastrofiche e “studi”, come ad esempio quello dell’Università di Milano, con previsioni di foschi scenari di calo produttivo in Italia della coltura del mais del 25% e perdite di redditività per oltre 56 milioni di euro, dovute all’impossibilità d’uso dei concianti del mais.

semi di maisL’armata dell’agrochimica con gli assolo dei suoi pifferai “scientifici” intonava un’unica e corale marcia di guerra con un obiettivo determinato: la ri-autorizzazione dei concianti killer di api e biodiversità!

Nuovamente a settembre 2009 si è però ottenuta la conferma del decreto di sospensione, anche per la plateale smentita che è venuta dai campi in fase di raccolto. Le cifre vere e non manipolate a fine campagna 2009 indicano, infatti, sia la dimensione della problematica e sia la vera e unica criticità: riconvertire a un ciclo più compatibile quei distretti dove la produzione agricola è fondata su un’incompatibile monosuccesione di mais su mais in gran parte del territorio.

Il Monitoraggio Interregionale di Diabrotica nel 2009 ha, nuovamente, confermato quanto peraltro già indicato a suo tempo da studiosi più seri specializzati nello studio della coltivazione di mais in Italia: la piena validità ed efficacia su gran parte del territorio nazionale a mais della pratica della rotazione quale valida misura di contenimento del parassita.

campo di mais in fioreSu 943.000 ettari coltivati a mais in Italia nel 2009 sono stati constatati, danni pari o superiori al 5%, su soli 13.700 ettari. In Piemonte su circa 185,100 ha (dati ISTAT) nelle provincie di No-VC e To le superfici con danni economici sono risultate pari a 1.400 ha pari allo 0,72% della SAU a mais.

In Lombardia su circa 241.700 ha (dati ISTAT) le superfici con danni economici importanti sono risultate nelle provincie di BS- CR e LO (guarda caso i territori dove la coltivazione in monosuccessione copre il 50%, se non oltre, della SAU) per un totale stimato di danni pari a circa 12.000 ha.

In Emilia Romagna su circa 104.300 ha (dati ISTAT) le superfici con danni economici sono state stimate in 10 ha, in sole tre aziende che avevano avuto la deroga al ristoppio.
In Veneto e in Friuli V.G. (ove si è praticata la rotazione) su circa 300.500 ha (dati ISTAT) sono stati rilevati danni su 30 piante nel comune di Montebello Vicentino.

E’ ora che si traggano le debite conclusioni e che si facciano alcune indispensabili scelte per indirizzare altrimenti in modo compatibile la produzione del mais, affinché:

1) Non sia più consentita la monocoltura in successione di mais in tutte le zone a rischio Diabrotica, e sia al contrario premiata la pratica della rotazione.

2) Sia trasformata la sospensione dei concianti neurotossici del mais in divieto definitivo.

 3) Sia formalmente ribadito il divieto d’irrorazione di insetticidi su mais in fioritura, il cui polline è abbondantemente bottinato da api e altri insetti utili, e sia rigorosamente represso il loro eventuale impiego.

Francesco Panella
Novi Ligure 17 maggio 2010

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