Forte e unitaria presa di posizione associativa contro la possibilità che sia riautorizzata la molecola diserbante probabile cancerogena per l’uomo (oltre che cancerogena accertata per gli animali).
Vedi la lettera sottoscritta da Unaapi e da molte altre e importanti associazioni.
Il Glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo, in ben 750 formulati commerciali; che possono essere 1.000 volte più tossici del solo principio attivo, per gli effetti sinergici dei coadiuvanti.
L’Italia è il maggior consumatore di pesticidi dell’Europa, con uno spandimento di molecole chimiche, per superficie, pari al doppio rispetto a Francia e Germania. Il monitoraggio ISPRA conferma il glifosato come una delle molecole più presenti e stabilmente contaminanti le acque italiane, nonostante sia monitorato solo in Lombardia. Siamo quindi il paese che subisce i maggiori danni non solo sanitari, sociali e ambientali.
In assenza di consenso scientifico sulla cancerogenicità del glifosato, la Commissione Ue e gli Stati membri hanno la responsabilità di proteggere prima di tutto la salute dei cittadini adottando il principio di precauzione.
Sembra invece che la Commissione e gli Stati membri si stiano muovendo nella direzione opposta. Nella riunione a Bruxelles del 8 marzo si è evidenziato come il rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosate metta in difficoltà la Commissione europea (specie dopo le prese di posizione di Italia e Francia) che si è «rifugiata in calcio d’angolo» scegliendo di rinviare la decisione, probabilmente a metà maggio.
Solo la mobilitazione dei cittadini europei può imporre il rispetto del principio di precauzione e la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente.
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