A conferma della complessità dei fenomeni naturali uno studio (EN) ha scoperto che sono le vespe, in particolare vespa comune e calabroni, gli insetti che custodiscono e trasportano sulle piante i lieviti che determineranno la fermentazione dei mosti.
Ingiustificata dunque l’avversione dei vignaioli, in tempo di vendemmia, per vespe e api.
Scoperto l’anello mancante di un sistema complesso d’interdipendenze, addirittura fra specie appartenenti a regni diversi.
Lo studio dei ricercatori della Fondazione E.Mach, dell’Università di Firenze, del CNRS, e dell’Institut de Génétique Moléculaire di Montpellier è giunto alla sorprendente conclusione che il lievito utilizzato per birra e pane nonché per la trasformazione del mosto in vino, il Saccharomyces cerevisiae detto anche “fungo del saccarosio” vola sulle ali degli insetti.

Il presidente della Strada del Torcolato e dei vini di Breganze, Fausto Maculan, ha commentato così la notizia: «Sappiamo per senso comune che un mondo senza le api è un mondo senza futuro. Oggi questa ricerca ci dà la certezza che il mondo enologico non avrebbe futuro anche senza le vespe, perché sono questi stessi insetti i custodi del lievito durante il periodo invernale. Sono quindi loro che ridepositano i lieviti sulle piante al momento opportuno, durante i loro voli. Tutto ciò, da una parte ci consente di attivare la sintesi dell’alcole nel mosto e di produrre il vino, dall’altra ci conferma che l’unicità dei nostri vini è dovuta anche alla differenziazione dei lieviti inoculati nell’uva dalle vespe».{jcomments on}
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