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Il triste declino della farfalla monarca

09 aprile 2015

monarcaLa farfalla migratrice Monarca (Danao plexippus) è probabilmente il lepidottero più famoso al mondo al punto che, nel suo paese nativo gli Stati Uniti, è stata nominata “insetto nazionale” nel 1989.
Nonostante la sua fama la popolazione di farfalla Monarca è diminuita drasticamente negli ultimi venti anni. Tante le cause associate al declino, tutte riconducibili all’agricoltura di stampo intensivo molto in voga nel suolo americano.

Fra le causee si evidenzia quale determinante: lo spargimento sistematico di insetticidi neonicotinoidi.

Una delle prime cause ipotizzate è riconducibile alla perdita di specie erbacee perenni appartenenti al genere Asclepias le cui foglie sono essenziali per l’alimentazione dei bruchi del lepidottero. Le monocolture e l’impiego intensivo dell’erbicida Roundup, a base di glifosato, hanno drasticamente ridotto la diffusione dell’asclepias riducendo così le risorse alimentari per la farfalla.

Anche l’impiego di colture Ogm ha rappresentato una forte minaccia per la specie: il polline di mais OGM Bt176 della Syngenta (recentemente non più sul mercato degli Stati Uniti) è in grado di produrre una proteina tossica per gli insetti ritrovata nel polline, in dosi letali per i lepidotteri anche. E’ facile intuire come il polline di queste colture OGM, sparso su piante limitrofe appartenenti al genere Ascelpias, entri in contatto con insetti non bersaglio come le farfalle monarca.
Nonostante le varie criticità elencate la comunità scientifica è concorde nell’affermare che la più seria minaccia per la farfalla resti l’impiego della classe di insetticidi più usata al mondo (2013 Goulson): i neonicotinoidi.

monarca2Con un nuovo studio, i ricercatori del dipartimento dell’agricoltura statunitense USDA, hanno identificato l’insetticida neonicotinoide clothianidin come il principale responsabile del calo di popolazione della farfalla monarca in Nord America.
La ricerca USDA è stata pubblicata sulla rivista online Science of Nature il 3 aprile (Pečenka e Lundgren 2015). 
Non sono molti gli studi sugli effetti dei neonicotinoidi sui lepidotteri, questa nuova ricerca è sicuramente uno degli studi più significativi che collegano i neonicotinoidi alla scomparsa delle farfalle in tutto il mondo.
Nei loro esperimenti i ricercatori hanno dimostrato come il neonicotinoide clothianidin può avere effetti nocivi sui bruchi di monarca a dosi di 1 parte per miliardo (1ppb). Gli effetti sub letali osservati nei loro esperimenti consistono in un minor sviluppo in grandezza e peso delle larve e in una minore propobilità di sviluppo della fase adulta. La dose letale necessaria ad abbattere il 50% della popolazione (DL50) è stata stimata a soli 15 ppb. Nel corso dei test di laboratorio i bruchi sono stati alimentati con cibi contenenti clothianidin per solo 36 ore; valori di esposizione e tempistiche che secondo i ricercatori sono di gran lunga inferiori alle dosi che gli insetti trovano normalmente in un ambiente agricolo in cui sono spesso presenti vari pesticidi tra cui altre molecole neonicotinoidi.
Effettuando un campionamento delle aree agricole in Sud Dakota i ricercatori hanno trovato che le specie di Ascelpias contenevano in media 1ppb di clothianidin, dose più che sufficiente per avere effetti sub letali sulle larve di lepidottero.

Su questa base i ricercatori dell’USDA hanno concluso che “i neonicotinoidi sono in grado di influenzare negativamente le popolazioni larvali di monarca.”
“Questi risultati sono molto preoccupanti” ha dichiarato Allison Wilson, Direttore Scientifico del Progetto Resource Bioscience, un’organizzazione scientifica non-profit, “l’agricoltura di stampo industriale è una combinazione letale di metodi che sta causando l’estinzione di migliaia di specie in tutto il mondo; si colpiscono uccelli, anfibi, pipistrelli e altri impollinatori oltre alle farfalle. Molti ecosistemi sono ormai alla canna del gas. I migliori risultati in campo agricolo provengono da metodi di coltivazione che omettono impieghi intensivi e pertanto, un primo passo per ridurre i danni” conclude Wilson “consisterebbe nell’abbattere le sovvenzioni per l’agricoltura industriale e nel promuovere metodi ecosostenibili”.

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