Secondo uno studio pubblicato recentemente su Science, i bombi delle Montagne Rocciose americane si stanno adattando all’innalzamento delle temperature attraverso un progressivo accorciamento della ligula.
Negli ultimi 40 anni il clima sempre più caldo e secco ha ridotto la flora in alcune regioni delle Montagne Rocciose del Nord America costringendo gli impollinatori ad una più ardua ricerca di fonti nettarifere e pollonifere. Secondo lo studio in questi ambienti, alla diminuzione del numero di specie vegetali, è coinciso una riduzione della ligula dei bombi.
“Il cambiamento anatomico deriva probabilmente dal fatto che gli impollinatori con una ligula più estesa tendono ad essere più selettivi prediligendo esclusivamente il nettare situato in nettari profondi” ha affermato Nicole Miller-Struttmann, autrice dello studio ed ecologista presso l’Old Westbury college di New York. “Con climi più caldi ci vorrebbe più tempo per trovare i fiori con calice lungo, ed è molto più probabile imbattersi in fiori con il nettario facilmente raggiungibile, la ligula lunga non è quindi necessaria, ed anzi oggi risulta d’intralcio.”
Nel corso dello studio Miller-Struttmann e i suoi colleghi hanno studiato le popolazioni di bombi in tre siti alpini delle Montagne Rocciose. Negli areali alpini di tutto il mondo stiamo osservando una progressiva diminuzione della diversità floristica, in risposta a climi sempre più caldi e asciutti; nelle montagne della Pennsylvania, sede di uno dei siti di ricerca, la presenza dei fiori è diminuita del 60% dal 1970.
I ricercatori hanno misurato la lunghezza della ligula di 170 esemplari ed hanno confronto i dati con i campioni di specie raccolti e archiviati fino a 40 anni fa. In questo arco di tempo le ligule delle due specie di bombi più comuni, Bombus balteatus e Bombus sylvicola, hanno subito una progressiva diminuzione.
La causa più probabile di questo fenomeno, secondo gli scienziati, è da ricondursi ad un adattamento finalizzato ad una più facile bottinatura nei confronti di fiori con nettario non profondo.
Questo fenomeno può aggravare ulteriormente la propagazione di alcune specie vegetali, già in pericolo per fattori climatici ma, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, dimostra una buona adattabilità degli impollinatori nei confronti di un ambiente che purtroppo sta cambiando troppo in fretta.
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