Meridione/Api/Pesticidi: storie di “ordinario” avvelenamento
E’ un dato che, purtroppo, oramai fa parte del vissuto di ben più d’un apicoltore, in particolare nelle zone agrumicole…ma non solo: colonie d’api sane, in piena stagione colpite da improvviso spopolamento, api brancolanti ecc… Nei pressi dei fruttiferi, degli agrumeti, in particolare a fine fioritura, così come delle coltivazioni di pomodoro, melone, anguria, fragola ecc…. il triste stillicidio distruttivo degli equilibri naturali è in molte zone oramai tristemente “consueto”. Ciò che manca però il più delle volte è la denuncia tempestiva, gli accertamenti ufficiali ecc… Riteniamo quindi sia importante dare adeguato risalto al resoconto pervenutoci da Daniele Greco, un apicoltore che ha deciso di non accettare tale evento come “fatalità ineluttabile”.
Daniele Greco ci scrive:
“ Tra il 5 ed il 15 maggio, mentre era ancora in corso la fioritura degli agrumi (una delle tante stranezze finora di questa stagione…), capita di andare a visitare due apiari con il camion pieno di melari vuoti da aggiungere e di tornarsene a casa deluso e sconsolato. Non solo non è stato aggiunto un melario, ma ho ancora una volta dovuto costatare un desolante avvelenamento, praticamente il 90% dell’apiario, se non tutto, si presentava spopolato con chiari sintomi di avvelenamento. Api che tremavano gironzolando, inconcludenti e scoordinate sui favi e al predellino d’ingresso, a volte anche aggredite dalle stesse api di casa che non riconoscevano più le sorelle. Davanti agli alveari per terra tante api morte o morenti. Dieci famiglie compromesse in maniera irrecuperabile (praticamente morte.)
Il luogo dell’accaduto è Leverano, in provincia di Lecce, dove sono situati due apiari all’interno di due aziende ad indirizzo agrumicolo, distanti circa 6-7 km uno dall’altro. Gli apiari hanno, anzi avevano, una consistenza di 44 alveari uno, e circa 60 l’altro. Ho denunciato il fatto alla ASL di competenza che è intervenuta dopo circa 3 giorni; insieme abbiamo prelevato dei campioni di api da analizzare, per la conferma analitica di quello che è sin troppo facile supporre. Da indagini condotte dal veterinario dalla ASL all’interno delle aziende agricole che ospitano gli apiari e nelle aziende confinanti, le possibili cause di questa moria sono conseguenti a trattamenti effettuati sugli agrumi con piretroidi e neonicotinoidi, oppure (anche?) a trattamenti effettuati (con fertirrigazione?) sempre con neonicotinoidi su campi di angurie molto estesi, confinanti con le aziende agrumicole e quindi facilmente raggiungibili dalle mie api.
Sono più di 15 anni che quei due apiari sono lì, ed è la prima volta che mi succede una cosa del genere. Solo un altro apicoltore può capire la fatica che ci vuole per avere quel chilo di api in più per fare (o sperare di fare) un buon raccolto, e vedere in un attimo tutto vanificato, E’ veramente deprimente, l’impotenza e lo scoramento ti pervadono. Ti viene subito da pensare non solo al danno e alla beffa del presente ma a quale mondo stiamo “costruendo” per i nostri figli e le generazioni future… Chi ci risarcisce dei danni subiti? Di chi è la colpa? Degli agricoltori? Ma se sull’etichetta di un pesticida è riportato che il prodotto è innocuo per gli insetti utili, è davvero colpa degli agricoltori?
Io non so rispondere a queste domande. Sono solo sicuro del danno che ho subito e ben cosciente che nessuno potrà risarcirmi della mancata produzione o degli alveari persi, e quando questa estate in una calda serata alla fine di una dura giornata di lavoro addenterò una bella fetta di anguria fresca, scoprirò che non è poi così buona e dolce, anzi mi sembrerà quasi tendente all’amaro, e un velo di tristezza scenderà sul mio cuore.
Apicoltura Il Giglio
Lecce”
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