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Api / Agricoltura / Ambiente

Neonicotinoidi / api e bombi: dosaggi cosiddetti “sub-letali” , sono invece letali per le colonie!

6 aprile 2012 inglese_18x12 spagnola_18x12

rfidDue studi, pubblicati dalla rivista scientifica Sciencexpress, pongono radicalmente in discussione l’intero procedimento pubblico di valutazione del rischio e quindi d’autorizzazione d’uso delle molecole in agricoltura.

Nel primo francese si accerta quante api in campo esposte a infime quantità d’insetticida, perdono l’orientamento e non riescono a tornare all’alveare e quindi si determina l’intollerabile conseguenza per il ciclo vitale degli alveari.

Nell’altro inglese, si dimostra il perverso effetto nel tempo sulle piccole colonie di bombi, dell’insetticida più usato al mondo.

Lo studio dell’istituto pubblico di ricerca agricola francese Inra, con tecnologia Rfid, ha accertato come la contaminazione di api in campo,  con dosi infime e tali da non ucciderle in breve tempo, comprometta in effetti l’intero ciclo vitale dell’alveare.

rfid02L’attuale valutazione pubblica del rischio è basata sulla postulata scarsa rilevanza degli effetti non mortali (definiti sub-letali) a seguito d’esposizione chimica di singole api, tali cioè da non comportare la morte della maggioranza del campione di api contaminate. Si definisce, infatti, come “sub letale” la dose chimica di veleno cui sopravvive, per un tempo relativamente breve, una buona percentuale di singole api, a prescindere poi dalle conseguenze nel tempo sia per le sopravissute, e sia soprattutto per l’organismo complesso di cui sono parte. E ciò nonostante sia già stato ampiamente dimostrato come bastino infime quantità dei pesticidi più largamente utilizzati, per compromettere le varie attività motorie, comportamentali e cerebrali sia delle api e sia dell’animale che compongono: l’alveare. (Yang E. et al. 2008, Colin M. et al. 2004, Schneider C. et al. 2012)

Le bottinatrici sono la casta di api più esposta ai nuovi insetticidi, di esponenziale tossicità, usati in modo crescente nelle più varie coltivazioni agricole.

L’uso di micro chip Rfid consente l’istallazione di due sensori; sull’addome dell’ape bottinatrice e all’ingresso dell’arnia, quindi:

  • sono state selezionate 653, api da tre apiari distinti, cui sono stati posizionati i sensori.
  • Le api sono state contaminate a dosaggio “sub-letale”, con thiamethoxam, insetticida neonicotinoide comunemente usato in molte colture in Francia, Italia e Mondo intero.
  • Le api sono state liberate a un chilometro dall’alveare, distanza comunemente percorsa per la ricerca di nettare (Steffan I. et al.2003)
  • Si è quindi determinato quante api sono rientrate nell’alveare e si è comparato con analogo campione di api non contaminate.
  • E’ stato estrapolato l’andamento evolutivo delle famiglie d’api, tenendo conto: del periodo in cui le bottinatrici rischiano di essere contaminate, della quantità di bottinatrici persa mediamente per alveare, e della capacità di deporre nuove uova da parte dell’ape regina.

L’esposizione all’insetticida in dosi “sub letali” comporta una percentuale tra il 10,2% e il 31,6% di perdite d’api che non rientrano nell’alveare (al netto della perdita fisiologica).

Tali perdite sono tanto più gravi per le colonie d’api nel periodo primaverile, in cui le famiglie d’api sono da poco uscite dall’invernamento,  con api vecchie e in quantità esigua (meno di 20.000 individui).

In tale situazione, di delicato equilibrio per le colonie, è evidente come ad esempio, un’esposizione a thiamethoxam sulla colza possa notevolmente compromettere equilibrio e vita futura degli alveari.

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Grafico. Le linee blu indicano le colonie con bottinatrici non colpite da pesticidi; le linee rosse le famiglie con bottinatrici che hanno raccolto, nei primi tre grafici (A, B, C) nel 90% campi trattati nei secondi 3 (D, E, F) nel 50% campi trattati; linea delle ascisse i giorni; linea delle ordinate la popolazione totale delle famiglie; linea tratteggiate:  andamento delle famiglie se la somministrazione di pesticidi dovesse continuare oltre i quaranta giorni.

I dati accertati in campo sono stati rapportati a tre possibili diversi scenari secondo la capacità di deposizione di uova da parte dell’ape regina: 1) tali da garantire sviluppo della colonia (Scmickl T. et al. 2007) (tabella A, D) 2) tali da  mantenere costante la popolazione (1600 uova al giorno) (Tab. B, E) 3) tali da comportare una decrescita della famiglia (Tab. C, F).

Nel caso in cui le bottinatrici raccolgano nettare da fiori contaminati da pesticidi (come probabile per la fioritura di colza) sarà sicuramente compromessa la produzione apistica se non addirittura la sopravvivenza della famiglia.

Anche nel caso di approvvigionamento da fonte contaminata, limitato al solo 50%, rispetto al totale del rifornimento della colonia, si rischia comunque la compromissione irrimediabile del normale ciclo di vita della colonia, è inoltre banale sottolineare come lo stress sia fattore determinante d’esposizione alle patologie…

Lo studio dimostra come l’esposizione a thiamethoxam, a concentrazioni non letali per le singole api, e comunemente riscontrate in campagna, possa compromettere il futuro della colonie d’api.
In conclusione lo studio solleva l’interrogativo sulle conseguenze d’analoga perdita di bottinatrici per le specie di api solitarie o formanti piccole colonie. Infatti, le dinamiche di sviluppo della popolazione per questi animali non presentano margini di tolleranza, analoghi all’Apis mellifera, rispetto a tali percentuali di perdita d’individui.

bombo_2Le seconda ricerca, realizzata da un team delle Università inglesi di Stirling e Lancaster determina gli effetti dei nuovi insetticidi su tali specie d’impollinatori.

Si sono prelevate 75 colonie di Bombus terrestris cui è stato somministrato in laboratorio polline contaminato, con il neonicotinoide Imidacloprid, la molecola  insetticida più utilizzata al mondo su oltre 140 colture in oltre 120 paesi (Elbert A. et al. 2008), nella dose comunemente rilevata sui fiori di colza trattati (Bonmatin J. Et al 2005). Ad analogo campione di famigliole di Bombus terrestris non è stato somministrato il neonicotinoide.

Dopo due settimane in laboratorio i bombi sono stati riportati in natura ed è stato monitorato l’andamento delle colonie per le successive sei settimane.

Questi gli allarmanti risultati:

  • le colonie contaminate hanno perso dall’8 al 12% dei componenti (dato assai preoccupante se si considerano le dimensioni comunemente ridotte di tali famigliole);
  • Nei nidi dal 18 al 30% in più di celle vuote, rispetto al controllo;
  • Fino all’85% in meno di regine nate.

Le fioriture di colture comunemente trattate, come ad esempio la colza, attirano una gran varietà di api e altri impollinatori (Hayter K. 2006); i bombi possono percorrere chilometri per raccogliere cibo (Knigth M. et al. 2005) che può contenere dosi del neonicotinoide incriminato anche a livelli 14 volte superiori ai valori somministrati in laboratorio nella ricerca Inglese (Krupke C. et al. 2012).

Considerata l’enorme importanza dei bombi per l’impollinazione di colture pregiate e fiori selvatici, tali da renderli fattori di fertilità indispensabili per molti ecosistemi e produzioni agrarie, la ricerca conclude suggerendo l’urgente necessità di sviluppare alternative, quanto più naturali possibili, all’uso ormai diffuso dei pesticidi neonicotinoidi.

Una volta di più quindi la scienza accerta l’effetto perverso degli insetticidi sistemici non solo su mais, ma anche su altre colture come la colza, su specie meno studiate dell’ape, come i bombi, ma che costituiscono un fondamentale tassello per la biodiversità della natura e della produzione agricola stessa.

La notizia di questi due studi è di grande rilevanza ed è, infatti, stata ripresa da molti media, tra cui:

new_york_times

 

yahoo

 

usatoday

reuters

bbc

sciencenews

the_guardian  (link articolo 30 marzo, link articolo 29 marzo)

 

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