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USA 2013. L’anno della scomparsa della farfalla monarca?

27 dicembre 2013

20131227 farfalla monarcaTratto da The New York Times. Per la prima volta nella storia, quest’anno le farfalle monarca sono state avvistate con una settimana di ritardo e in numero decisamente inferiore. I 60 milioni di esemplari del 2012 appaiono numerosi rispetto ai 3 milioni del 2013. Gli esperti ne temono l’estinzione.

Ma questa è solo l’ultima delle brutte notizie legate al declino drammatico delle popolazioni di insetti.

Un altro insetto in grave difficoltà sono le api selvatiche, suddivise in migliaia di specie. I pesticidi a base di nicotina, cosiddetti neonicotinoidi, sono tra le cause del loro declino. Tuttavia, secondo gli esperti, anche se non se ne facesse più uso, le api selvatiche, le farfalle monarca e molte altre specie di insetti sarebbero ancora in serio pericolo. C’è infatti un altro fattore non ancora debitamente considerato: la perdita di un’ampia gamma di piante native negli USA.

Questa perdita è legata alle pratiche agricole nordamericane. L’aumento vertiginoso del prezzo del mais negli ultimi anni, legato ai sussidi federali per i biocarburanti, ha ulteriormente incentivato un’agricoltura estensiva, che si si è estesa anche nelle terre una volta considerate riserve federali.

Altro colpevole: il Roundup. Un erbicida che stermina tutte le piante eccetto i coltivi geneticamente modificati per la sopravvivenza.

Di conseguenza, milioni di ettari di piante autoctone – soprattutto di euforbia, un’importante fonte di nettare per molte specie, di vitale importanza per le larve della farfalla monarca – sono stati spazzati via. Uno studio ha dimostrato che nello Iowa è andato perso il 60% di euforbia. Un altro studio ha stimato la perdita al 90%.”Il paesaggio agricolo è sterile”, afferma il Dott. Brower.

La perdita di insetti non è cosa da poco. Gli insetti offrono servizi essenziali per gli ecosistemi, per esempio trasformano le radici delle piante in materia organica e disperdono i semi. Essi sono una fonte primaria di cibo per gli uccelli. Le api, in particolare, impollinano circa l’80% delle nostre colture alimentari. “Tutti loro sono in difficoltà”, ha detto Marla Spivak, professoressa di apicoltura presso l’Università del Minnesota.

L’agricoltura non è l’unico problema. In tutto il mondo, i “deserti biologici” – le strade, i parcheggi e i giardini – si sono estesi al posto di habitat naturali. Le piante dei giardini vengono scelte in base ai colori e alle forme, non per il loro ruolo ecologico.

Piante native come le querce, erano fonte di cibo per 537 specie di bruchi, che a loro volta sono alimento importante per uccelli e insetti. Ma molte piante hanno anche un ruolo importante per la salute degli insetti. Le api ricorrono alle resine medicinali di Aspen e salici, ottimi antimicotici, antibatterici e antivirali, per la loro covata e per combattere infezioni e malattie. “Le api raschiano le resine dalle foglie, per farla rimanere incollata alle zampe posteriori e portarla negli alveari”, afferma la prof.ssa Spivak.

Oltre ai pesticidi e alla perdita di ecosistemi, l’altra grande sfida per le api sono le patologie. Ma tutti questi problemi sono collegati tra loro. Ecco l’esempio della prof.ssa Spivak: “Pensiamo a un’ape malata che si trova in un deserto di cibo e deve volare lontano per foraggiare. Il suo sistema immunitario e le neurotossine collassano per lo sforzo. È probabile che perda l’orientamento e non sappia più tornare all’alveare”.

Ci sono numerose organizzazioni ed esperti che si dedicano alla tutela degli habitat autoctoni. Si tratta di invertire l’egemonia dei prati inglesi. “Se hai un prato di sola erba, non hai niente”, come dice Mace Vaughan della Xerces Society, un’organizzazione leader nella tutela degli insetti. “Ma se hai un giardino di fiori selvatici, le api si inizieranno ad avvicinarsi e poco a poco potresti avere 20 o 30 specie di api, farfalle e farfalle monarca.”

“Offrire una casa agli insetti è garantire sicurezza alimentare”, ha affermato il Dott. Tallamy, “se le api dovessero scomparire, si perderebbe l’80% delle piante. Non è una questione di scelte, è un problema enorme per l’umanità”.{jcomments on}

Fonte: The New York Times. “The Year the Monarch Didn’t Appear“, di Jim Robbins (autore di “L’uomo che piantava gli alberi”)

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