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Norme e regolamenti

I “paletti” per il bio

4 novembre 2001

a cura di Francesco Panella

Come molti lettori ricorderanno la cera dei favi è stata individuata quale “carta di tornasole” della corretta procedura di lotta ad alcune patologie nelle Linee Guida per il Controllo del metodo di produzione biologico in apicoltura.
fumettobioCome, però, sovente capita, quando si alza un sipario su una materia poco conosciuta e studiata, la realtà (dei residui comunque accumulati nella cera) è apparsa molto più complessa e gravida (di residui) di quanto non si pensasse.
Residui dei trattamenti agli alveari…

 

 

…(la cui dimensione è determinata, in maniera eclatante, in funzione del preparato commerciale utilizzato, con un rapporto di uno a 18 a seconda che si sia utilizzato Perizin od Asuntol) e residui da ciclo di trasformazione (in fogli cerei) come ben documenta la ricerca di M. Lodesani.
La convocazione di un incontro ad hoc di tutte le parti in causa è stata da noi voluta proprio con la finalità di superare una protratta fase d’empasse e dotare il sistema di certificazione di un dato di riferimento che assuma una valenza operativa che: non agevoli i “furbi” ed invece renda percorribile la conversione a quanti siano seriamente interessati al metodo di produzione bio in apicoltura.
L’incontro del 17 luglio a Bologna ha verificato una buona e qualificata presenza, che ha visto partecipare alla discussione: A.G. Sabatini e M. Lodesani dell’INA, L. Persano Oddo dell’ISZA, P. Carnemolla di FIAO, F. Di Biase di Bioagricoop, M. Morselli di AIAB, R. Setti di CCPB, A. Todisco di IMC, M. Valentini di FAI, A. Dettori quale pioniere e tecnico del bio in apicoltura ed il sottoscritto per UNAAPI. I contributi degli istituti di ricerca hanno consentito un’approfondita discussione tecnica ed un confronto su due ipotesi diverse di limite di residuo massimo accettabile.
Si è, quindi, pervenuti all’individuazione di un limite massimo provvisorio accettabile di 200 ppb di Coumaphos e 100 ppb di fluvalinate nella cera dei favi del nido così come nei fogli cerei (da apicoltura convenzionale) idonei alla conversione.
Gli antibiotici e l’amitraz non rischiano, generalmente, di residuare nella cera perciò saranno ricercati nel miele, mentre altri esterofosforici e p. a. diversi non hanno visto un utilizzo, ad oggi, tale da motivare la determinazione di soglie d’accettabilità giustificate da derive di varia natura. Per tali principi attivi pertanto la soglia è data dal limite di rilevabilità (che si fa di anno in anno più basso e preciso con la crescita dei mezzi e delle capacità analitiche). Su tali limiti la FIAO e gli organismi di controllo hanno dichiarato che assumeranno deliberazioni precise che vincoleranno ed orienteranno il loro operare.
E’ di tutta evidenza che se questi sono i limiti massimi di partenza i dati dei riscontri analitici, con un corretto operare nella lotta sanitaria, dovrebbero nella singola azienda apistica migliorare (e sensibilmente) con il tempo. Salta, peraltro, agli occhi di tutti la necessità di un notevole salto qualitativo delle procedure di trasformazione dei pani di cera in fogli cerei come di un deciso e necessario investimento (anche economico) di tutti i soggetti implicati in riscontri analitici.
Ovvero per ogni partita di fogli cerei, nel caso di rinvenimento di residui, sarà necessario accertare se questi sono conseguenti a pratiche sugli alveari od ad “arricchimenti” nel processo di trasformazione.
L’U.N.A.API. si impegna a svolgere nel corso del prossimo inverno verifiche sulle capacità (limite di rilevabilità ed affidabilità del dato) ed efficienza (ripetibilità) dei vari laboratori ed auspica (caldamente) che uno o più laboratori possano collocarsi quali riferimenti per l’insieme dei soggetti implicati nel settore apicoltura bio.
Ci siamo attivati perché sia messo a punto un protocollo cui attenersi con le buone norme per effettuare prelievi sia in partite di pani di cera che di fogli cerei che contiamo di poter proporre entro breve tempo.
L’U.N.A.API. si impegna a convocare entro un anno un analogo incontro per monitorare l’efficacia del limite provvisorio proposto ed affrontare altre eventuali problematiche inerenti il controllo.
In conclusione ad una soddisfacente e fruttuosa riunione, abbiamo dovuto prendere atto, ancora una volta, della difficoltà delle nostre istituzioni a procedere in modo coerente ed efficiente nella promulgazione di norme chiare e condivisibili: il decreto (primavera 2001) firmato da Pecoraro Scanio per correggere un’imperdonabile castroneria, sui limiti altimetrici all’apicoltura bio, contenuta in un altro decreto (agosto 2000), sempre a firma di Pecoraro Scanio, andrà, probabilmente, in “prescrizione” per mancata pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Come d’abitudine cercheremo di non farci cogliere da scoramento e cercheremo di sottoporre al nuovo Ministro Alemanno l’esigenza che tale correzione di castroneria sia messa in atto nei tempi più brevi possibili.{jcomments on}

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