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Lo sviluppo del mercato del miele BIO

(1 agosto 2002)

Le analisi, le considerazioni, le fondate preoccupazioni su un segmento della commercializzazione del miele in notevole evoluzione. Un’opportunità che può aprire interessanti prospettive, se gestita con serietà e rigore. Un operatore professionale, di riconosciuta qualità ed esperienza, cresciuto e qualificatosi nel mondo della commercializzazione del miele, propone un momento di riflessione, a partire dall’esperienza della sua azienda, quale stimolo e momento di ripensamento a tutto il settore apistico e dell’alimentare certificato biologico.

Negli ultimi due anni, nel nostro paese, il mercato alimentare è stato scosso da una vera e propria rivoluzione. Se il termine rivoluzione può sembrare ai più esagerato, per gli addetti ai lavori esagerato non è. Polli alla diossina, Mucca Pazza, Afta, Organismi Geneticamente Modificati, hanno fatto esplodere il problema della sicurezza e della salubrità degli alimenti. Importanti gruppi della distribuzione moderna…

 

…(nell’ordine Esselunga, Coop e Conad) si sono affrettati a lanciare loro linee di prodotti a loro marchio, da agricoltura biologica, con investimenti pubblicitari di dimensioni economiche impensabili ed inimmaginabili per il “vecchio”, e “povero”, mondo del bio. In sintesi, due anni di grandissima attenzione, di gran parlare di biologico, di crescita, a volte a tre cifre, delle vendite che ha interessato tutti i settori, miele compreso.

In questo clima di euforia ci si sono infilati un po’ tutti: i marchi e le aziende che propongono biologico si sono miracolosamente moltiplicati, ci sono state conversioni all’organico, pentimenti, da richiamare alla memoria ben altre conversioni sulla strada di Damasco.

miele biologico e convenzionale Il mercato del bio è cresciuto vertiginosamente. Se in termini assoluti la quota degli alimenti biologici (che varia a seconda del tipo di prodotto) rimane in generale, al di sotto del 3% del totale, negli ultimi due anni è almeno raddoppiata. Ma parliamo di ciò che più ci interessa: il miele. Quello che vorrei proporvi, con i limiti della cronica carenza di dati che interessa il piccolo mondo del miele, è un quadro di quello che è successo negli ultimi anni in termini di quantità e valori, sia nella realtà per cui il sottoscritto lavora (società commerciale MEDITERRABIO che commercializza i prodotti di CONAPI e di Alce Nero), sia nel mercato italiano in genere.

Riguardo al CONAPI, una prima informazione interessante è l’evoluzione della quota delle vendite di miele biologico rispetto al totale del miele da noi commercializzato (dal 1998 al 2001):
Si evince che l’incremento è stato notevole (da 900 q a 1.700 q, in altre parole +90%). La nostra crescita, però, come vedremo meglio in seguito analizzando i dati dell’insieme della distribuzione moderna risulta moderata se paragonata ad incrementi ben più significativi verificatisi nel mercato.

Come ben sapete CONAPI trasforma e commercializza il miele che i soci, apicoltori, producono e conferiscono. Come altrettanto ben sapete cambiare modo di produzione non è un giochetto, specie sul fronte della lotta alle patologie apistiche, è un’operazione complessa che pretende, se attuata nel concreto oltre che sulla carta, una forte convinzione e motivazione. Ovvero la conversione al modo di produrre biologico ha limiti di tempo e di fattibilità che non corrispondono con i tempi di “conversione” della domanda di mercato. Tant’è che il CONAPI ha attivato un vero e proprio servizio interno per assistere i soci interessati ad affrontare questo impegnativo “salto” e nel frattempo scoraggiare ed ostacolare atteggiamenti opportunistici. Tant’è che il Consorzio, oltre ad accollarsi il costo della certificazione, miele biologico e convenzionalericonosce, in termini di prezzo, una significativa differenza positiva al miele bio rispetto a quello convenzionale. Quindi le vendite di miele biologico – e la quota di queste sul totale – per CONAPI dipendono strettamente dalla quantità disponibile. Per essere ancora più espliciti affermo che avremmo potuto venderne di più (se ce ne fosse stato di più), anche considerevolmente di più, e non avremo avuto problemi a venderlo.Altri operatori al contrario, acquistano miele conseguentemente alle possibilità di vendita. Se possono vendere a condizioni vantaggiose si attivano, trovano il prodotto (mi viene da chiedermi dove e come) e lo vendono.

Sempre considerando il caso CONAPI è, invece, ben più evidente il cambiamento, nel medesimo arco temporale, della tipologia di vendita (sfuso e confezionato in vaso):

miele biologicoSe nel 1998 oltre i 3/4 del miele bio era da noi venduto sfuso (una parte per l’industria, in Italia, ed una parte all’estero) tra il 1999 ed il 2000 la situazione si è esattamente ribaltata, e nel 2001 tutta la produzione CONAPI è stata venduta in vaso. E questo non perché non ci fosse la possibilità di venderne sfuso, tutt’altro. A fronte della nuova richiesta di miele certificato organico in vasetto, si è, ovviamente, optato per la scelta di utilizzare gli impianti, confezionare ed aprire nuovi canali che ci pongono in rapporto diretto con il consumatore.
A semplice titolo informativo di seguito riporto la ripartizione, della quantità di miele biologico da noi venduta nel 2001, per tipo di miele:

Dopo questo rapido sguardo alla situazione di CONAPI, vediamo un po’ che cosa succede sull’intero mercato nazionale.
miele biologico 6 e 12 mesiPrima di tutto uno sguardo ai valori generali. Le due tabelle qui riportate fanno riferimento alla distribuzione moderna e riportano gli stessi dati – volumi e valori del totale mercato e, in grassetto, volumi del biologico – riferiti a due periodi comparati. La prima tabella mette a confronto le grandezze relative ai 12 mesi che vanno da ottobre 2000 ad ottobre 2001 con i 12 mesi precedenti (ottobre 1999 – ottobre 2001). La seconda le stesse grandezze riferite però a semestri (in sostanza da aprile ad ottobre).

Ci sono due elementi importanti da rimarcare:
– La quota del miele biologico rispetto al totale – 6,5% nell’ultimo semestre rilevato – è molto alta se paragonata a quella di altri prodotti (come dicevo prima per l’intero mercato dell’alimentare il bio non passa certo il 3%). Se si considera che il concetto ed il valore aggiunto del biologico rispetto al miele – che è già riconosciuto dal consumatore come il prodotto “naturale” per eccellenza – è meno immediato che non per altri prodotti (come ad esempio frutta e verdura fresca), il dato è oltremodo interessante.

– Solo nell’ultimo anno la quantità di miele certificato come organico venduto nella distribuzione moderna è più che raddoppiata, in altre parole c’è stata una crescita superiore a quella che CONAPI ha realizzato – diciamo pure dal lato della produzione – in quattro anni. Per questo, personalmente, mi stupisce come ci sia stato prodotto sufficiente a rendere possibile tale crescita in 12 mesi (considerando, a maggior ragione, che parliamo sempre di prodotto nazionale), quando CONAPI ha impiegato quattro anni per avere prodotto insufficiente ad un raddoppio della quantità disponibile.
miele biologico Ed il CONAPI, con la sua capacità produttiva di circa 20.000 q annui di miele (ovvero fra un /quinto ed un/sesto della produzione nazionale, con aziende apistiche aderenti di notevole capacità tecnica ed inserite in un sistema che remunera e premia i livelli qualitativi e l’eccellenza), può essere considerato ben rappresentativo dell’intera situazione produttiva nazionale!
Credo che il successo del miele biologico sia dovuto principalmente a due fatti:

  • Il primo è che il consumatore di miele, almeno quello che consuma miele abitualmente, è in generale già di per se sensibile ad aspetti legati alla salute ed alla salubrità di ciò che mangia, ed è per questo più reattivo alle garanzie della certificazione. Non va neppure scordato che nello stesso arco temporale il consumatore più avveduto non ha più trovato sugli scaffali miele nazionale che potesse fregiarsi della definizione di Vergine Integrale.
  • Il secondo è che il differenziale di prezzo (tra miele italiano convenzionale e miele italiano biologico) in genere non supera il 25%, ed è una differenza accettabile, in particolare per un consumatore, come dicevo sopra, sensibile alla garanzia della certificazione.

L’altra, ovvia, ma necessaria considerazione è che la domanda frenetica di un prodotto, se tale prodotto non è disponibile, può indurre a sopperire con scorciatoie di varia natura.

Le bugie, in effetti, hanno le gambe corte e dobbiamo essere tutti ben consapevoli che qualora alla base di questi incrementi (o a parte degli stessi) si verificasse esservi, effettivamente, un problema di coerenza con quanto attestato ci troveremmo di fronte ad un pesante rischio di gravi problemi (di sostanza e d’immagine) per tutto il settore (parlo del miele e del biologico in generale).

Giova quindi soffermarci sulla tabella che segue dove sono riportati i prezzi medi per Kg. di vendita al pubblico (nel 2000 e nel 2001) di miele biologico, suddivisi per Azienda produttrice/confezionatrice:

Nel mercato – convenzionale+biologico – il prezzo medio di vendita al pubblico del miele, (sempre dato Nielsen) negli ultimi dodici mesi è stato pari a Lire 10.126 al Kg. Nel valutare questo dato si tenga ben presente che, almeno per il 60%, si tratta di miele di importazione, che come sapete fin troppo bene, costa assai meno del prodotto nazionale. Ripeto: quelle 10.126 lire al Kg. sono conseguenti e dipendono dal minor costo dei mieli importati, che pesano sul totale per più del 60%.

Ora, a parte la moltitudine di elementi che determinano i prezzi riportati (primo tra tutti il peso del tipo di miele, nel senso che se una Azienda vende solo acacia avrà per forza un prezzo più alto di chi vende solo millefiori), se consideriamo che gli operatori, in genere, trattano i mieli più diffusi, o c’è una anomalia nel dato (ad esempio mieli rilevati da Nielsen come biologici che biologici in realtà non sono), oppure salta agli occhi qualche reale e preoccupante anomalia nel prezzo. Voglio tipi di miele biologicoaffermare che un prezzo medio di vendita, per miele biologico italiano, non superiore almeno del 25-40% a quello di 10.126 lire sia difficile da spiegare, e anche, per quanto prima si diceva, preoccupante.

D’altronde dal grafico che segue, che riporta la quota per tipo di miele biologico sul totale – biologico – venduto nel semestre aprile-ottobre 2001, si può notare come tali quote siano, tutto sommato, normali, ovvero vicine a quelle del convenzionale (per intenderci acacia e millefiori hanno sempre il peso predominate).
mercato miele bio

Per ultimo ritengo utile presentarvi una suddivisione del valore complessivo del mercato del miele biologico per Azienda produttrice/confezionatrice riferita sempre al semestre aprile-ottobre:
Come si può notare Rigoni, che è stata, in effetti, la prima Azienda a proporre una linea di mieli biologici, copre, da solo, la metà del totale (stiamo parlando di circa 2.000 quintali di miele biologico venduto da Rigoni in 12 mesi). CONAPI lo segue con un 29%, pari a circa 1.200 quintali (il dato Nielsen non tiene conto, naturalmente, del miele da noi venduto all’estero e nei negozi specializzati: questo spiega, in parte, la differenza rispetto ai nostri dati di vendita nel 2001, pari a 1.700 quintali, differenza imputabile anche al differente riferimento temporale.

Di fatto, due Aziende ad oggi coprono l’80% del mercato. E’ palesemente una situazione di forte concentrazione, molto più forte di quella che caratterizza l’intero mercato del miele (da notare che non c’è Ambrosoli). Per concludere vale forse la pena di sintetizzare quanto fin qui detto. Credo che i concetti da evidenziare siano i seguenti:

  • la forte crescita del mercato (più che raddoppiato in un anno);
  • il fatto che ci sia una richiesta di prodotto più alta dell’effettiva disponibilità;
  • il fatto che ciò determini una minore concorrenza sul prezzo, e quindi una migliore remuneratività, per chi vende, rispetto al convenzionale (che mi auguro si traduca anche, e giustamente, in una migliore redditività per chi produce);
  • la netta prevalenza, nel segmento biologico, del prodotto nazionale; l’opposto di quanto avviene, almeno nella distribuzione moderna, rispetto al miele convenzionale.

Concludo quindi invitandovi a riflettere su quest’ultimo aspetto, ovvero a vedere lo sviluppo e l’attenzione di cui oggi gode il biologico come una buona opportunità per rilanciare il miele italiano e – anche se biologico non comporta necessariamente alcun attributo di buona qualità – una opportunità per valorizzare il miele italiano di qualità.
Una “caduta” (e parlo del rischio di frodi) in questa fase potrebbe essere, per gli stessi motivi, come già detto, devastante per l’intero settore.

Massimo Monti

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