Mancava il Pentagono nelle bufale “scientifiche” sulle api.
Da quando il declino delle api si è evidenziato in tutta la sua drammaticità gran parte della ricerca scientifica mondiale ha elencato una miriade di cause, ma ha concentrato la quasi totalità degli studi sulle possibili cause veterinarie.
Negli ultimi 20 anni si sono “innovate” radicalmente gran parte delle procedure produttive agricole e si utilizzano sempre più insetticidi a elevatissima tossicità sistemica neurotossica su tutti gli insetti.
Sull’insieme di studi scientifici sul Declino delle api una parte irrisoria è stata dedicata al sostanziale cambiamento ambientale indotto da tali modificazioni.

Modificazioni che con gran probabilità concorrono a determinare fenomeni analoghi; quali la scomparsa di un altro eccezionale bioindicatore: i batraci (guarda caso per alcuni spiegata anch’essa “scientificamente” dall’azione di un fungo) ( link: 1– 2– 3– 4 ); e l’accertamento in Europa della scomparsa negli ultimi 20 anni di oltre il 60% delle farfalle (link 5).
Puntualmente e reiteratamente alcuni ricercatori lanciano, con gran fanfara, il loro trionfante annuncio: trovata la causa patologica del declino delle api. Una volta il virus israeliano, l’altra volta il nosema cerana…l’altra ancora: gli apicoltori divenuti improvvisamente incapaci…ecc…
Salvo essere in breve tempo smentiti platealmente dall’evolversi del fenomeno.
Questa volta l’annuncio, che vede addirittura coinvolte le capacità scientifiche dell’esercito USA, indica con assoluta certezza l’interazione tra due cause patologiche. Si tratta del gia ben noto, e ripetutamente indicato quale untore, Nosema ceranae e di uno dei tanti virus che è oramai stra-dimostrato essere presenti ubiquitariamente e consuetudinariamente negli alveari.
Quest’impostazione “scientifica” non risponde ad alcune domande fondamentali:
1. Questo virus e questo fungo indicati quale causa certa dall’equipe scientifica e dai microbiologi del Pentagono sono da tempo in aree indenni da Declino delle api?
La risposta che si è verificata rispetto a tutti i tronfi precedenti annunci e stata, puntualmente:sì!
2. Perché improvvisamente i due agenti patogeni sono diventati così problematici per le api?
Si può formulare la risposta con un po’ di senso critico, senza investire un euro in “ricerca”: a causa delle modifiche dell’ambiente dove vivono gli alveari!
Si può, credo con solo un poco di buon senso, formulare le vere domande che sono (volutamente?) sistematicamente ignorate: quanto incidono le nuove molecole insetticide ad azione sistemica nel tempo? Quanto incide la perdita di biodiversità botanica conseguente alle “innovative” procedure di produzione agricola?
Quanto incidono queste molecole sempre più sparse e utilizzate ovunque preso atto (limitandosi aglio aspetti macroscopici) che:
1) hanno un’eccezionale efficacia tossica puntuale su tutti gli insetti;
2) si legano stabilmente all’acqua, contaminando le acque sotterranee come anche la stessa rugiada che si forma sulle piante la cui linfa è stata trasformata in insetticida;
3) permangono lungo tempo dentro le piante trattate e residuano, cumulando nel terreno, per essere riassorbite dalle colture successive
4) esplicano azione sinergica con altre molecole
5) sono sinergiche con vari patogeni degli insetti di cui potenziano l’impatto;
6) in dosi infinitesimali entrano a far parte delle sostanze di cui si nutre e di cui è costituito l’alveare esplicando duraturi e micidiali effetti su odorato, orientamento, memoria, e varie altre capacità e attitudini comportamentali delle api.
Quanto incidono le “innovative” procedure produttive agricole preso atto, per limitarsi a un solo esempio, che:
dal progressivo affermarsi delle colture OGM in Argentina, il paese più grande esportatore di miele del mondo ha visto nell’arco di pochi anni dimezzarsi la sua capacità produttiva di miele.
Se e quando la scienza darà risposta a questi quesiti potrà forse vantarsi di avere individuato una delle cause determinanti del Declino di vitalità e produttività delle api.
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