L’associazione regionale Apilombardia traccia, sul suo sito, un primo bilancio dell’infausto avvio sul territorio regionale della prima parte della stagione produttiva 2013.
Si rilevano produzioni mediamente da scarse a quasi nulle di miele di acacia, quotazioni conseguentemente molto elevate. L’Associazione si appella quindi agli associati affinché si privilegi la cessione agli apicoltori in difficoltà nella soddisfazione del proprio circuito di vendita diretto.
“I conti si fanno alla fine, si dice. E molto spesso si tratta di una speranza, cui forzatamente si ricorre quando le cose si mettono male …
L’inizio….
La “stagione”, vegetativa e meteorologica, è stata in forte ritardo, in pratica la primavera si è persa. Le api non hanno fatto eccezione e si sono presentate alla ripresa stagionale mediamente molto deboli. Saltata completamente la produzione di mieli primaverili, le famiglie sono giunte insufficientemente popolate al momento della fioritura della robinia. Piogge abbondanti e diffuse, temporali ricorrenti con grandinate e temperature eccezionalmente basse hanno fatto il resto.
La produzione
Complessivamente un quadro altamente insoddisfacente, che ha portato all’inserimento dell’apicoltura nella richiesta di stato di crisi per calamità naturale. Tuttavia la forte variabilità meteorologica (i fenomeni hanno colpito in maniera diversa le zone di pianura e meridionali della Lombardia da quelle prealpine, per esempio) e la fioritura con spiccata scalarità, anche in aree con modesto gradiente altimetrico, hanno consentito qualche risultato.
Pianura. Sulle prime fioriture, soprattutto nella parte centro-orientale, si sono registrate in aree circoscritte produzioni di 8-10 kg ad alveare, con qualche punta superiore (12-15 kg; una segnalazione oltre i 20 kg dal mantovano) per i pochi alveari più intensamente popolati; nello stesso areale, tuttavia, numerosi apiari non sono andati oltre i 4-6 kg. Qualche segnalazione di produzioni accettabili (12-15 kg) da alcune zone della bassa valle del Ticino.
Alta pianura, Brianza e colline prealpine. E’ stato probabilmente l’areale più penalizzato e più omogeneo: 4-5 kg nella maggior parte dei casi, con qualche “punta” di 6 o di … 2 kg!
Prealpi e zone alte. Il perdurante maltempo in area alpina e prealpina, sommato a temperature notturne ancora decisamente basse, non ha consentito recuperi di produzione neppure sulla fioritura tardiva: 4-5 kg /alveare, con qualche segnalazione di punte occasionali di 15 kg in aree limitate con condizioni microclimatiche favorevoli.
Collina appenninica. Condizioni meteo di maggiore stabilità rispetto al nord della Lombardia, con temperature in graduale recupero, hanno consentito agli apiari (quelli non falcidiati dalle sciamature) produzioni significative sulla fioritura tardiva: anche 20-25 kg/alveare.
Sono in generale segnalati mieli con umidità più elevata rispetto agli ultimi anni (17,5-18%); qualche caso di necessaria deumidificazione (19%). Colore buono.
E adesso …
Nelle ultime due settimane il clima caldo umido ha favorito significative raccolte di miele di ailanto, rovo ed è iniziata nel migliore dei modi l’importazione sul tiglio in pianura. E il castagno si affaccia …
Il mercato. Le condizioni descritte hanno determinato una produzione complessivamente scarsa che le stime al momento effettuabili (smielatura ancora in corso) collocano al di sotto dei 10 kg/alveare. In assenza di scorte del 2012 c’è una richiesta sostenuta di miele di robinia, in questo momento soprattutto da parte di apicoltori con una propria rete di vendita diretta, che potrà essere soddisfatta solo parzialmente. Rivolgiamo un appello agli associati che hanno qualche disponibilità (segnalatelo ad Apilombardia!) a privilegiare lo scambio tra apicoltori, per permettere ai produttori la conservazione del mercato diretto e di prossimità con miele italiano di qualità. Le poche transazioni di cui abbiamo notizia certa sono avvenute a un prezzo di cira 7 euro al kg (Iva compresa), per la robinia convenzionale; l’orientamento di molti è di attestarsi su questa richiesta, e fino a 7,50 euro per quella biologica.”{jcomments on}
Tratto dal sito di Apilombardia
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