Fino a oggi l’avanzata dello sterminatore di alveari sembrava incontrastabile e inarrestabile. Ora una moschina, finora poco studiata, la Conops vesicularis, suscita qualche nuova speranza.
La rivista Apidologie pubblica uno studio da cui emerge la possibilità che questa piccola mosca sia in grado di parassitare il calabrone asiatico, aprendo una diversa possibilità e prospettiva di controllo biologico territoriale di questa specie che in 10 anni ha oramai colonizzato oltre il 70% del territorio francese, per poi espandersi in Spagna, Portogallo, Belgio e recentemente nel nord Italia, in Liguria e Piemonte.
L’equipe del dottor Eric Darrouzet, dell’Istituto di Ricerche sulla biologia dell’insetto (IRBI, CNRS / Università di Tours), ha effettuato una ricerca per verificare l’esistenza di possibili parassiti del calabrone asiatico.
Studiando nei dintorni di Tours,nel 2013 tra giugno e agosto, 12 nidi di calabroni avviati in primavera, i ricercatori hanno verificato che ben 9 non erano riusciti a svilupparsi.
In due di questi hanno individuato la regina morta e divorata dall’interno da un parassita, identificato poi grazie all’analisi genetica come: Conops vesicularis.
Specie che appartiene alla famiglia dei Conopidae, piccole mosche parassitoidi che tra giugno e luglio depongono le uova nel ventre di un altro insetto. Le uova si schiudono, si nutrono dell’insetto e ne causano la morte, generalmente nell’arco di una quindicina di giorni. Le pupe possono anche restare nell’insetto e schiudere come insetti adulti nella successiva primavera.
Il dottor Darrouzet ha affermato che: “Si potrebbe effettivamente considerare un bio allevamento dei parassitoidi per poi rilasciarli in natura in aree dove effettuare il contrasto al di calabrone asiatico.”
I ricercatori vogliono inoltre determinare cosa attragga questa mosca a parassitare le varie specie di vespe presenti in Europa. A quanto si sa, in effetti, non parassitizzano ad esempio le api. Ma per essere certi di tutte le possibili ricadute, prima di attivare un progetto di lotta biologica, sarebbero necessari quantomeno altri quattro anni per studiare meglio la piccola mosca.
Vedi anche: CNRS e Le Parisien {jcomments on}
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