Perché le organizzazioni degli apicoltori non sottoscrivono la Carta di S.Michele all’Adige
Nel comunicato congiunto, firmato dai rispettivi presidenti di ANAI, FAI e UNAAPI, vengono precisate le ragioni che hanno portato le rappresentanze dell’apicoltura nazionale a non sottoscrivere il documento predisposto da un insieme di “ esponenti della ricerca scientifica e da personalità di rilievo del mondo dell’apicoltura e dell’ambientalismo” indicato quale “La Carta di San Michele all’Adige: Appello per la tutela della biodiversità delle sottospecie autoctone di Apis mellifera Linnaeus, 1758 in Italia”.
Il percorso che ha portato alla stesura della “Carta” non ha visto attive condivisioni con le realtà produttive nazionali, né si è avuta una successiva disponibilità ad apportare modifiche e/o integrazioni ai contenuti del documento. Questa impostazione di fatto ha delegittimato, quali interlocutori, i reali e principali detentori del patrimonio apistico nazionale, che non possono passivamente sottoscrivere un documento che, nelle intenzioni dei promotori, è destinato alle “amministrazioni politiche” affinché adottino misure a salvaguardia della biodiversità in apicoltura.
Tutte ottime e positive intenzioni, che si possono tradurre in reali e sostenibili azioni solo se, nella elaborazione dei contenuti, vengono direttamente e attivamente coinvolti coloro che, ad oggi, hanno operato ed operano per salvaguardare il patrimonio apistico nazionale dalle diverse avversità agro-ambientali,sanitarie e commerciali.
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