Genetica, sinergizzanti ed età influiscono sulla sensibilità agli insetticidi delle api.
Un nuovo studio condotto negli Stati Uniti ha evidenziato la maggiore sensibilità di alcuni ceppi di api, in particolare le api di origine italiana utilizzate in Nord America, ad alcune classi di insetticidi, in particolare i neonicotinoidi imidacloprid e thiamethoxam. Le sinergie con altri composti, tra cui gli acaricidi, ha aumentato la sensibilità ad alcune classi di insetticidi ed anche l’età delle api testate è risultata essere un fattore da cui dipende una sensibilità agli insetticidi.
L’obiettivo dello studio era di valutare se vi siano differenze di sensibilità agli insetticidi tra ceppi diversi di api (api carniche, ligustiche e primorsky) e se la sensibilità agli insetticidi vari con l’età.
Gli esperimenti hanno dimostrato che c’è abbastanza diversità genetica tra i ceppi commerciali di api -in USA- per manifestarsi diversi livelli di sensibilità ai pesticidi, ma l’ampiezza di queste differenze dipende principalmente dalla classe di insetticida applicato. Le api italiane sono le più sensibili tra i tre ceppi testati e futuri esperienti per la valutazione del rischio potrebbero trarre vantaggi dall’utilizzo di questo ceppo sensibile per garantire un buon margine di sicurezza.Le prove sugli effetti sinergici sufferiscono che le capacità metaboliche varino tra i ceppi, fornendo una spiegazione possibile alla maggior sensibilità delle api ligustiche. Inoltre, il pretrattamento con amitraz o cumafos ha aumentato la sensibilità alla fenotrina, dimostrando le potenziali ripercussioni degli acaricidi sulla sanità delle api, indipendentamente dai ceppi di api. Con l’invecchimento la sensibilità delle api alla fenotrina è aumentata significativamente, mentre è diminuita quella al naled.
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