La “vespa cinese”, un parassita “importato”, minaccia il grande patrimonio di castagneti del Belpaese, oltre 780.000 ettari, il 7,5% delle superfici boscate nazionali. La produzione di miele di castagno rischia quindi d’essere ridimensionata. Peraltro anche gli eucaliptus sono attaccati da un nuovo parassita, la psilla, con effetti addirittura mortali e disastrosi per queste piante. Cosa si può fare? Cosa possono fare gli apicoltori per la difesa di queste importanti e indispensabili risorse botaniche e per continuare a produrre ancora i particolari e apprezzati mieli e pollini monoflora secreti dai fiori di questi alberi?
Il castagno: caratterizza ambiente e produzioni italiane
L’Italia è il terzo produttore al mondo di castagne ed è uno dei pochi paesi dove si è avviata la progressiva e sempre più significativa valorizzazione del suo miele ambrato, dal particolare aroma amarognolo. Nel nostro Paese si producono alcune migliaia di quintali di pregiato miele di castagno e dai 50 ai 70 milioni di chilogrammi di castagne: il 46% in Campania (in particolare in provincia di Avellino), il 18% in Calabria, il 16% nel Lazio il 7,7% in Toscana ed il 5% in Piemonte.
Com’è arrivato il flagello
L’introduzione del parassita, a inizio anni 2000, è conseguente all’importazione nei vivai italiani, da chissà dove, di specie di castagno non autoctone. Cultivar vantate per il rapido accrescimento e il calibro maggiore, fino al doppio, delle castagne prodotte, anche se praticamente insapori. Il miraggio di conseguire un maggiore prezzo per il calibro – meno castagne servono per arrivare a un chilo più valgono – ha quindi comportato la diffusione di questo temibile parassita. Negli anni successivi, il Cinipide, anche a causa della sottovalutazione del fenomeno, si è diffuso in tutta Italia e ha infestato tutta l’Europa occidentale dopo aver colonizzato il Giappone, gli Stati Uniti, il Canada e altre regioni.
Lotta chimica al Cinipide: fallimentare!
Per combattere il cinipide galligeno, l’uso di sostanze chimiche oltre che dannoso è inutile, costoso e senza efficacia: è difficile, se non impossibile, raggiungere con i pesticidi sia la parte esterna della chioma (rivolta verso l’alto), sia la parte più vicina al terreno. I cinipidi possono essere colpiti solo quando sono fuori dalle galle, nei pochi giorni in cui, senza nutrirsi, depongono centinaia di uova. E’ però documentato (con trappole cromotropiche gialle) come, nello stesso luogo, il cinipide sfarfalli, in annate diverse, in periodi diversi (a seconda delle condizioni climatiche) con sfarfallamento non sincrono ma in un arco di tempo variabile. Ai trattamenti chimici sopravvivono quindi cinipidi in quantità più che sufficiente per garantire la presenza del parassita sul territorio.
Esperienze di trattamento chimico reiterate, anche tutti i giorni di sfarfallamento, In Lazio e in Campania, non sono riuscite, infatti, neanche a eradicare il cinipide in castagneti giovani, mantenuti bassi, in impianti pianeggianti.
In compenso l’approccio chimico rischia di distruggere:
1) specie locali eventualmente già in grado di combattere il cinipide;
2) specie locali che hanno, la potenzialità di combattere il cinipide (ma che, dato il recente arrivo del cinipide, ancora devono “selezionare” gli individui, per esempio, più adatti a deporre le uova nelle galle del parassita del castagno);
3) specie locali che combattono altri parassiti del castagno (cidia, balanino.) Un improbabile contenimento del cinipide si accompagnerebbe quindi a una percentuale di castagne bacate ben più alta di quella attuale, per la distruzione con il trattamento chimico di una specie che limita il numero dei balanini.
L’unica prospettiva per ristabilire un equilibrio: la lotta biologica
L’uso, peraltro vietato, di pesticidi, oltre a non avere alcuna efficacia contro la vespa cinese, danneggia l’ambiente, inquina le falde idriche e uccide altri antagonisti autoctoni del Cinipide.
La strategia messa in campo per contenere entro limiti accettabili il Cinipide è stata avviata dal professor Alberto Alma dell’Università di Torino, responsabile della lotta biologica in Piemonte.
Sia il Ministero dell’Agricoltura che le Regioni hanno preso atto, con uno specifico piano di settore castanicolo triennale, che la lotta biologica non ha alternative, sia perché si è già rivelata efficace, sia perché concilia la difesa della castanicoltura con la salvaguardia dell’ambiente.
Prevede la riproduzione e il “lancio” del più efficace antagonista del Cinipide, il Torymus, un suo stretto parente anch’egli originario della Cina, che colonizza i territori in cui viene inserito con tempi biologici relativamente lenti: circa 1,5 chilometri quadrati l’anno. Ora ogni Regione dovrà quindi produrre in proprio una quantità di Torymus sufficiente a contrastare la vespa cinese. Ovviamente le piante di castagno reagiscono positivamente man mano che la quantità del Cinipide, grazie all’azione di contrasto di Torymus, va diminuendo. Questo, abbinato alla distruzione delle larve di cinipide fatta nelle sue stesse galle sia dai torimidi locali (antagonisti autoctoni delle querce), sia dall’antagonista introdotto e naturalizzato (Torymus sinensis), porterà ad una tale riduzione del numero di individui del cinipide galligeno che i loro effetti negativi sul castagno saranno praticamente irrisori.
Una prospettiva di riequilibrio che necessita di anni, almeno 10 se non di più, per ottenere sostanziali risultati. Infatti la riproduzione e il lancio dell’antagonista richiede investimenti e lavoro nel corso di più anni. E’ però vero che in alcuni areali del Piemonte, si è già riusciti a ridurre l’infestazione fino a ripristinare un equilibrio biologico favorevole alle piante.
E’ auspicabile che analoga strategia di lotta venga attivata e implementata, al più presto, anche per la parassitosi da bioinvasione – la psilla – che sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza degli eucaliptus nel nostro paese.
Cosa possono fare gli apicoltori
Gli apicoltori che operano abitualmente in gran parte delle aree a castagno possono e devono:

- imparare a conoscere questo parassita del castagno.
- Segnalare alle autorità competenti la presenza del parassita.
- Sollecitare gli enti locali affinché vengano effettuati adeguati investimenti per tempestivo e adeguato finanziamento e operatività di stazioni di riproduzione del predatore del Cinipide.
- Richiedere e collaborare, laddove utile, con le autorità proposte per il provvidenziale lancio di coppie di Torymus; con la consapevolezza che, con il cinipide, molto probabilmente bisognerà convivere, come accaduto in Cina e Giappone, come accaduto in Italia con il cancro corticale: malattia devastante, distruttiva appena il patogeno arrivò dall’America, ma da anni ormai non più dannosa come allora.
Francesco Panella
Incontro il 24 giugno del Tavolo tecnico al Mipaaf per la castanicoltura, stanziato un milione di euro. Condivise indicazioni su misure economiche e azioni sinergiche con le realtà locali
Si è tenuta venerdì 24, nella Sala ‘Cavour’ del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, la riunione del ‘Tavolo di filiera frutta in guscio – sezione castagne’, alla quale hanno partecipato rappresentanti del ministero insieme a esponenti delle Regioni, delle amministrazioni provinciali e comunali e delle associazioni di categoria.
Nel corso della riunione sono state illustrate e discusse le linee operative di intervento del ministero per fronteggiare l’emergenza causata dal Cinipide del castagno.
E’ stato comunicato lo stanziamento, immediatamente disponibile, della somma di un milione di euro per avviare azioni che si svilupperanno lungo quattro direttrici, con priorità per i primi due punti:
• La costituzione di aree di pre-moltiplicazione del Torymus sinensis, l’antagonista naturale del Drycosmus kuriphilus (il Cinipide galligeno del castagno). Sarà compito delle Regioni presentare progetti sulla localizzazione di tali aree, mentre il ministero provvederà a finanziarli;
• Il potenziamento del centro di moltiplicazione dell’Università di Torino Divapra, gestito dal professor Alberto Alma, che è stato il primo laboratorio a occuparsi della moltiplicazione del Torymus;
• Una valutazione sulle linee guida di ricerca tra le quali quella relativa all’adattamento dell’antagonista al territorio, all’incidenza del Cinipide sulla produzione di castagne e alle possibili ‘ibridizzazione’ del Torymus sinensis con specie indigene;
• Un maggior raccordo con l’ Inea (Istituto nazionale di economia agraria) e con le associazioni presenti sul territorio, che dovranno fornire dati sulla presenza di castagneti, seguire le procedure di intervento a livello locale e informare correttamente gli operatori sulle azioni da intraprendere.
I partecipanti hanno ribadito ai rappresentanti del ministero l’urgenza di una immediata disponibilità delle risorse da mettere in campo per far fronte all’emergenza, oltre a un coinvolgimento di tutte le Regioni interessate dal problema.
Dal ministero è arrivata la conferma dell’intenzione, oltre alle risorse già disponibili, di destinare altri finanziamenti per contrastare l’emergenza, oltre alla necessità di avviare un’azione sempre più sinergica con le realtà locali.
Fonte: Mipaaf
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