Intervista di JOL Press a Gérard Arnold, direttore di ricerca del CNRS francese, specializzato in biologia delle api, sui risultati dello studio – EPILOBEE (PDF) – realizzato per la prima volta in Europa, in diciassette paesi della Ue, per monitorare la mortalità degli alveari, dall’autunno 2012 all’estate 2013.
Traduzione a cura di Unaapi
JOL Press – Quali sono le cause della mortalità delle api?
Gérard Arnold: Ci sono due principali categorie di fattori che possono spiegare le mortalità degli alveari: gli agenti biologici – cioè virus, batteri, parassiti, acari – e i pesticidi. Ci sono anche altri fattori, il cui ruolo sembra, generalmente, meno importante. Questo è il motivo per cui ci si riferisce a un’origine multifattoriale del declino delle api. Ciò che è vero a livello globale – ci sono diversi fattori possibili – non è necessariamente vero sul piano di una colonia o di un apiario, in cui può esserci un solo fattore coinvolto: per esempio quello di un acaro parassita, la Varroa (Varroa destructor) che fa un sacco di danni nelle colonie, o un pesticida. Ci possono anche essere interazioni tra questi due fattori. A volte c’è un abuso del concetto di “cause multifattoriali”; questo può essere un modo per attenuare la responsabilità di qualcuna di queste.
JOL Press – Lo studio ” Epilobee ” rivela un alto tasso di mortalità delle api nei paesi del nord : dunque il clima sarebbe connesso con il declino delle api?
Gérard Arnold: Bisogna stare attenti con i risultati di uno studio che non è stato realizzato che in tre trimestri. Degli eventi climatici eccezionali – e in questo caso un’ondata di freddo – possono, in effetti, essere una possibile causa di mortalità delle colonie, anche se le api sono in grado di sopravvivere a inverni molto rigidi. Nello specifico di questo studio s’ignora se sono state raccolte delle prove che dimostrino che le colonie sono morte per il freddo. Per ottenere la conferma di questa ipotesi, bisognerebbe verificare se, nel corso di un inverno mite, il tasso di mortalità delle colonie rimane elevato, In Francia, ad esempio, la mortalità è stata del 14 % in inverno e del 14 % in primavera e in estate: quindi non possiamo direttamente attribuire l’alta mortalità durante la stagione apistica – in primavera ed estate – al freddo invernale.
JOL Press – Che cosa rimprovera allo studio Epilobee?
Gérard Arnold: Lo studio presenta un pregiudizio metodologico: la Commissione europea ha chiesto agli autori dello studio di non analizzare altro che gli agenti biologici; senza considerare i pesticidi. Questa è una visione assai parziale delle cose. Un altro punto debole: non si considera altro che la ” mortalità delle api ” nello studio. Mentre uno dei principali problemi nel declino delle api è l’indebolimento delle colonie delle api, cioè una diminuzione anomala del numero di individui nelle colonie, in cui non resta che la regina e delle operaie, per cui la colonia non raccoglie più abbastanza miele .
JOL Press – Il cambiamento climatico può avere un impatto sulla scomparsa delle api?
Gérard Arnold: Al momento, no. Bisogna distinguere bene tra l’ape mellifera, che viene generalmente allevata dagli apicoltori, e le centinaia di altre specie di api in Francia (migliaia in tutto il mondo ), che sono selvatiche, e in maggioranza solitarie. L’ape mellifera è diffusa in tutto il Mondo, quasi dal Circolo Polare Artico fino all’equatore, come nell’emisfero sud. È un’ape che sa proteggersi dal caldo e dal freddo. E’, infatti, in grado di regolare la temperatura interna dell’alveare. Ma quando ci sono importanti disordini climatici, per esempio una primavera molto piovosa o una grave siccità che colpisce i fiori, questi avranno un impatto sulle api, poiché si nutrono solo di fiori . Quindi ci potrebbe essere un effetto indiretto del cambiamento climatico. E ‘anche un argomento di moda … Alcuni ne abusano per evitare di che l’attenzione si concentri su altri fattori che provocano le mortalità delle api.
JOL Press – E ‘ troppo allarmista affermare che le api potrebbero diventare una specie in via di estinzione?
Gérard Arnold: Non possiamo questo per l’ape mellifera. Tuttavia, è innegabile che sia in pessime condizioni. Se l’apicoltura non è più redditizia, ci sarà una diminuzione del numero di apicoltori e quindi del numero di colonie di api, e questo avrà effetti negativi sull’impollinazione delle colture e della flora selvatica. Per contro, la situazione è diversa per alcune specie di api solitarie, che sono specializzate su specifiche piante. Diverse specie sono in pericolo e pochi se ne preoccupano: quindi c’è il rischio di estinzione di queste specie.
JOL Press – Le api hanno un ruolo fondamentale nell’impollinazione delle colture: quali sono le conseguenze della loro scomparsa?
Gérard Arnold: Le api rendono enormi servizi con l’impollinazione delle colture e dei fiori selvatici. A livello economico, questi servizi sono infinitamente più importanti in valore rispetto al valore della produzione di miele. Le conseguenze di un deficit d’impollinazione sono essenzialmente il calo di resa delle colture o della qualità dei loro prodotti. In Cina, ad esempio, dove il numero degli alveari è significativamente diminuito in alcune zone, i contadini sono costretti a impollinare a mano. Gli Stati Uniti da parte loro si ritrovano ad affrontare una problematica nella produzione di mandorle, perché a volte non ci sono sufficienti colonie di api per impollinare i mandorli.
JOL Press – A livello europeo, quali sono i metodi messi in campo per proteggere le api ?
Gérard Arnold: Le misure vanno, a volte, nella buona direzione, a volte meno… La Commissione europea ha recentemente sospeso l’ uso di tre insetticidi neonicotinoidi. Purtroppo, si tratta generalmente di decisioni parziali. I pesticidi sono stati vietati su determinate colture e non nell’insieme: se ne ritroverà quindi nell’ambiente. Il principale sforzo che deve essere fatto a livello europeo riguarda i test di tossicità dei pesticidi utilizzati per la loro autorizzazione d’uso. E ‘provato che i test attualmente utilizzati sono insufficienti e inadatti rispetto alle molecole attualmente sul mercato. D’altra parte nessuno studio è stato fatto sulla tossicità delle miscele di pesticidi, mentre le api sono esposte a un cocktail di molecole di cui non si conoscono gli effetti tossici. E’ urgente e fondamentale investire subito nei mezzi per individuare l’insieme delle cause di mortalità delle api e per porvi rimedio.{jcomments on}
Intervista di G. Arnold – JOL Press
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