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I mieli millefiori della provincia di Brescia

Il territoriofrecciatornaindietro
prov_di_bresciaLa provincia di Brescia è la più estesa della Lombardia e molto variegata nel paesaggio. E’ un territorio che ‘risorge’, come il percorso delle acque che si generano sulle cime innevate e dai ghiacciai del monte Adamello (3.539 msl) per riemergere nelle risorgive della bassa (terre basse bresciane); l’acqua, attraverso passaggi tumultuosi collega idealmente il territorio da nord a sud, passando per le tre valli (Val Camonica, Val Trompia e Vallesabbia), i tre laghi (Garda, Iseo e Idro) e tre fiumi (Oglio, Chiese e Mella), riaffiorando nella fertile pianura padana.
Data la vastità degli areali bresciani la geomorfologia del territorio è differente spesso da valle a valle. La prerogativa geologica predominante rimane tuttavia quella calcarea. Le tre valli coprono l’areale delle Prealpi Bresciane e a sud dei grandi laghi troviamo colline moreniche (del Garda) e zona collinare (Iseo o Sebino). L’areale urbano è altresì di notevole estensione ed interesse: la città di Brescia raggiunge i quasi 200.000 residenti, e la provincia arriva a contare circa 1.300.000 abitanti.
Ogni ambiente, incluso quello urbano, durante vari mesi della stagione apistica esprime il proprio potenziale mellifero attraverso un dignitoso numero di unifloreali (i principali sono castagno e ro-binia, seguono a ruota melata, tiglio, tarassaco e ormai pochi altri fra cui rododendro); quasi il 50% della produzione però sembra attestarsi sul multiflora. Il millefiori è dunque un miele anche quantitativamente importante nella provincia di Brescia, consumato e apprezzato. Ma ancora con ampi margini di valorizzazione.
prov_bresciaI periodi in cui si riesce a produrre millefiori sono essenzialmente due: primavera ed estate. La primavera vede protagonisti i millefiori di pianura e di collina mentre in estate prorompono sulla scena quelli estivi, sia di pianura che di collina, montagna e alta montagna.

Il miele bresciano multiflora di alta montagna
Gran parte del nostro territorio è caratterizzato dal clima insubrico (submediterraneo), vale a dire inverni miti e secchi e precipitazioni abbondanti concentrate in primavera ed in autunno. Clima che è croce e delizia dell’apicoltore bresciano il quale si trova spesso in prossimità della raccolta dell’acacia sperando nelle buone condizioni meteo.
Le alpi e frecciatornasuPrealpi Bresciane costituiscono un areale di notevole interesse botanico. Dalle praterie di rododendro del Parco Naturale dell’Adamello, a Nord della provincia, fino al Parco Naturale dell’Alto Garda, stupefacente habitat dotato di microclima unico rifugio di numerose specie endemiche sopravvissute per il fatto che queste vette non furono mai sommerse dai ghiacci perenni (ad esempio: Scurifraga tombeanensis). Non è raro incontrarvi peonie ed asfodeli, Aquilegia einseleana e Viola pinnata. Nell’entroterra gardesano sussistono aree designate Wilderness, ovvero territori in cui la situazione ambientale paesaggistica è lasciata evolvere liberamente senza interventi umani.Physoplexis_Comosa_Raponzolo
Sul versante del lago d’Idro, nella zona di Bagolino e del Monte Maniva, Dosso Alto, Corna Blacca e monti di Paio, incontriamo il confine con il Parco Naturale dell’Adamello e Presanella, e anche qui a partire da Cima Caldoline numerose rarità floreali e di notevole bellezza (orchidee, narcisi, raponzolo). Spostandoci ancora verso Ovest incontriamo nuovamente le pendici dell’Adamello che scendono lungo la dorsale Est della Valle Camonica.
Un conto però è parlare di flora e vegetazione e un altro di flora apistica. Nei millefiori raccolti in questa fascia climatica e a queste quote si possono riscontrare con maggior frequenza e in ordine decrescente, all’analisi melissopalinologica, pollini di Rhododendron, Rubus, Trifolium repens e pratense, Umbelliferae, Campanulaceae (Campanula, Phyteuma), Cruciferae, Centaurea, Achillea, Salix, Thymus. Con minor frequenza troviamo Taraxacum, Myosotis, Pyrus, Aster e Solidago, Cardus e Cirsium, Saxifraga, Campanulacee, Lotus corniculatus e Sedum e altri.
Trifolium_RepensUna presenza importante è quella del polline di castagno. Nei campioni di miele analizzati nel corso degli anni è risultato il secondo polline più rilevato, subito dopo il rododendro, anche se la sua presenza a livello di analisi melissopalinolgica non corrispondeva mai all’esperienza organolettica (in pratica nessun odore di castagno). frecciatornasuAlle quote più basse (fino a 1.200) tuttavia capita spesso che la presenza di castagno sia invece anche nettarifera: le api scendono a quote più basse spinte dalla ricerca di nettare (ricordiamo che il castagno si trova fino a circa quota 1.000 msl).
I mieli millefiori prodotti in questa zona generalmente sono delicati, pacatamente erbacei o floreali. In genere chiari o leggermente ambrati. Sono mieli rari e faticosi da produrre. Le api vengono lasciate poco tempo alle quote più alte pena il rapido declino o depotenziamento della famiglia. La produzione inizia in estate,  temporalmente in successione rispetto al termine del raccolto di robinia in pianura.

Il miele bresciano multiflora di montagna
Immediatamente sotto le Alpi e Prealpi bresciane (quota 600-1.200 msl), rimanendo nella fascia delle Prealpi, la flora apistica estiva vira decisamente verso essenze più familiari, consistente la presenza di Castanea, sia pollinifera che nettarifera, e seguono a ruota Rubus, Ericaceae, Tilia, Prunus, Sorbus, Salix, Acer, Centaurea, Pyrus, Trifolium, Taraxacum, Robinia, Achillea, Knautia, Cardus e Cirsium, Cruciferae, Lilium e Lotus corniculatus e molte altre con minore frequenza.

Prati_fioriti_nella_montagna_bresciana

Nei territori dove è presente castagno e/o tiglio le connotazioni del miele saranno fortemente condizionate dalle due essenze. Tuttavia anche nelle zone o nei periodi in cui queste essenze non sono presenti non è rado produrre mieli con connotazioni fortemente aromatiche, sentori di menta essiccata o di rabarbaro. I prati ‘grassi’ a quote elevate emanano un fortissimo sentore aromatico, profumi indimenticabili che utilizzati nell’alimentazione caprina e bovina concorrono alla produzione di formaggi dalla buona sapidità e dal complesso bouquet aromatico. frecciatornasu
Anche qui in primavera è veramente arduo produrre miele, il clima non lo consente. Il miele millefiori estivo qui prodotto potrà andare da fortemente aromatico con spiccato sentore di castagno e/o tiglio, ad aromatico con sentore di fieno, a semplicemente dolce ma ricco, ben strutturato. All’esame visivo apparirà quasi sempre di colore ambrato scuro.

Il miele bresciano multiflora di collina
Prima della pianura ci imbattiamo in una fascia ambientale molto variegata.
La collina bresciana spazia dalla Franciacorta alle Colline Moreniche del Garda con ambienti microclimatici e flora non sempre costanti. I bacini idrici che in questa fascia si trovano godono di un favorevole aspetto geomorfologico; il Garda è forse l’unico dei tre che per la sua ampiezza e posizionamento riesce a garantire un microclima temperato rispetto alle valli circostanti mentre Lago d’Iseo ha alle spalle la fredda Valle Camonica e il Lago d’Idro si affaccia a nord nel Trentino ed è un vero e proprio lago alpino. Proprio lungo le sponde orientali di questi ultimi due e le relative vallate proliferano castagni, robinie e rovi.
Nei millefiori estivi di collina, oltre al castagno, la parte del leone la fanno robinia e rovo, la prima dovuto sia alle fioriture tardive o scalari, o alle pratiche apistiche (riutilizzo dei melari che contengono resti di miele della prima smielatura), mentre il secondo per la caratteristica fioritura che inizia al termine della robinia spesso quasi sovrapponendosi in coda ad essa. In ordine decrescente di importanza riscontriamo Erica arborea, Gleditsia, Umbelliferae, Acer, Pyrus e Sorbus, Cruciferae, Trifolium, Prunus, Malus e altri ricorrenti con minore frequenza.
In questa fascia collinare non è raro produrre un interessante millefiori primaverile (anche se in quantità limitate), attraverso un mix di essenze che fioriscono fino all’apparire dei primi fiori di robinia; così troviamo Salix, Cruciferae, Acer, Diplotaxis, Prunus, Rhamnus, Gleditsia, l’onnipresente Ailanthus dalla incostante fioritura, Taraxacum, Erica arborea e altro. In alcuni areali collinari si è riscontrato un significativo apporto di Cotinus coggygria (piccolo arbusto chiamato anche albero della nebbia).
Per i millefiori estivi di collina il discorso è analogo a quelli di montagna: appariranno scuri ed aromatici (e spesso con presenza di melata) nelle zone a forte presenza di castagno e/o tiglio, mentre ambrati e dolci dove il rovo, sorbi ed il resto la fanno da padrone.
Per quelli primaverili l’aspetto è in genere ambrato chiaro e la cristallizzazione rapida, odore e sapore virano spesso verso l’ammoniacale; capita di frequente abbia un tenore di umidità elevato ed il rischio è quello della rapida frecciatornasufermentazione. Tarassaco, ciliegio e salice pervadono in primavera le colline a vocazione vitivinicola, permettendo la produzione su scala limitata di un miele che ha ca-ratteristiche organolettiche simili a quelli trentini di pari periodo.
Il miele bresciano multiflora di pianura
Lamium_Purpureum_falsa_orticaIn pianura l’ambiente nettarifero vira ancora parzialmente portando all’apice della classifica (rispetto alla collina) essenze come l’Amorpha, la Gleditsia e le Cruciferae (o Brassicaceae).
Il millefiori estivo che si produce in questa fascia climatica in genere nel periodo post-acacia è costantemente sotto la ‘minaccia’ di inquinamento da tiglio o ailanto, ma laddove queste due essenze non sono presenti si riesce a produrre un miele ambrato chiaro, equilibrato, che al gusto sa di lampone e piccoli frutti rossi. Purtroppo senza la presenza di tiglio anche le quantità di millefiori in questo areale si producono in maniera assai limitata. La pianura è molto spesso irrigua, ricca di acqua, ma la monocoltura maidicola imperversa con conseguente impoverimento botanico ed i forti rischi di contaminazione da pesticida connessi.
Non molti anni or sono qui si coltivavano colza, erba medica, girasole, Phacelia ed altro ancora, tutte specie interessanti dal punto di vista apistico. Ora gran parte della pianura è sempre più povera di biodiversità con la sua monocoltura per lo più maidicola ed è attualmente la principale produttrice di erba medica da fienagione (non arriva mai a fiorire, viene sfalciata prima per preservarne le qualità nutritive ed organolettiche per l’alimentazione bovina).
I pollini più frequenti e quindi i fiori più frequentemente visitati dalle api in questo periodo nelle Terre Basse Bresciane sono: Robinia, Gleditsia, Cruciferae, Amorpha, Salix, Trifolium, Parthenocissus, Centaurea, Rubus, Potentilla e Fragraria, Acer, Prunus, Taraxacum, Aesculus, Ailanthus, Clematis, Ligustrum, Linaria, Sedum, Tilia, Umbelliferae ed altri.
Riguardo al millefiori primaverile di pianura Taraxacum, Salix, Prunus sono fra i più visitati e presenti, con le consuete occasionali incursioni di Ailanthus, che però si vede più spesso comparire in frequenza maggiore dopo la robinia.
Aprono le danze però assieme al tarassaco il Lamium purpureum (falsa ortica) e Veronica persica (occhi della Madonna) che ricoprono i campi non ancora arati e le aiuole delle strade di onde gialle, porpora e blu.Veronica_Persica
Infine è necessario spendere una parola sulle aree suburbane.
Nelle vicinanze delle città o grossi paesi ci si imbatte con frequenza in viali di tigli alberati e spesso si produrrebbe un ottimo monoflora, tiglio di pianura. In questi areali e lungo le bordure delle strade e tangenziali imperversa ancora una volta l’Ailanto che pur essendo un miele apprezzato per le sue aromatiche ed esotiche note organolettiche si introduce in sulla fioritura del tiglio e dell’acacia deviando la produzione in purezza; si ottiene così un millefiori.
In pratica sui campioni di miele millefiori (e non solo) provenienti da areali suburbani e subcollinari si riscontra frequentemente polline di ailanto proprio per via della lunga fioritura che si intreccia con quella di almeno altre due importanti produzioni nettarifere.frecciatornasu

(a cura di Angelo Bertelli, con l’apporto scientifico di Carla Gianoncelli dell’Istituto Fojanini di Sondrio)

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