Da alcuni anni, sulle Prealpi Orobiche, ha fatto la sua comparsa l’orso. Purtroppo è anche ricomparso a Gandellino, un ridente paesino dell’alta Val Seriana in provincia di Bergamo, un altro plantigrado che si pensava ormai estinto. E’ un essere che, guardingo e dal volto torvo, si sposta di notte tenendo fra gli artigli una bomboletta di insetticida.
Il plantigrado peloso e onnivoro, durante l’anno, è instancabilmente alla ricerca di cibo per costituire quell’abbondante pannicolo adiposo che gli è indispensabile per superare il lungo letargo invernale. Di solito si ciba di frutta, verdura e piccoli mammiferi. Ogni tanto la fame lo spinge a sbranare pecore e capre che in estate vengono condotte sui pascoli di alta montagna.
L’orso, come si sa, è ghiotto anche di miele. A farne le spese sono spesso gli alveari nomadi utilizzati per sfruttare le fioriture del tiglio, del rododendro e della flora alpina. Per “rubare” il miele l’orso rovescia gli alveari disseminando sul terreno i favi del nido e del melario. Per porre rimedio a queste scorribande la provincia di Bergamo ha attivato un progetto che prevede l’impiego di fili elettrificati da installare attorno agli apiari.
Difficile invece fronteggiare il plantigrado ricomparso a Gandellino, il bel paesino dell’alta Val Seriana, che si pensava ormai estinto. Si sposta di notte tenendo fra gli artigli una bomboletta di insetticida. Non si nutre di miele ma, grugnendo, gode nell’uccidere le api.
Verso la fine del mese di luglio ha avvelenato 16 bellissimi alveari trasportati a Gandellino per sfruttare la fioritura del tiglio. Un gesto vigliacco e incomprensibile scoperto dall’apicoltore che si era recato presso l’apiario per togliere i melari traboccanti di profumatissimo miele. Per condurre le indagini sono intervenuti sul posto sia il veterinario dell’ASL che i Carabinieri della locale stazione.
Non si può che condannare questo deprecabile gesto che nulla ha a che vedere con le scorribande dall’orso: quest’ultimo causa un danno ma almeno ottiene un vantaggio sotto forma di cibo.
Dr. Giulio Loglio

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