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Petrini, Citati, Sofri, RadioRai, Radio24 su api/insetticidi

(9 ottobre 2011)

foto petrini + foto citati + foto sofri + logo radio rai 3 scienze + logo baobab + immagine tgr piemonte“Lasciamo in pace le api … utilizziamole per capire se la “nuova” agricoltura è sostenibile … applichiamo il principio di precauzione … Dante era un ape …”

Ha avviato il dibattito l’articolo di Carlin Petrini, in prima pagina su La Repubblica, il tema è stato ripreso da Pietro Citati sul Corriere della Sera, si moltiplicano interviste e dibattiti sulla scottante decisione che il Governo italiano è chiamato ad assumere il 31 di ottobre: stop definitivo agli insetticidi sistemici quantomeno per il mais o loro riautorizzazione?

Leggi gli articoli, ascolta le trasmissioni di seguito…

 
 
 
 

Sono Tornate le api. Ora lasciamole in pace

Carlo Petrini – La Repubblica, 26 settembre 2011

Le api in Italia sono tornate. Vi ricordate che anni fa regolarmente se ne denunciavano morie impressionanti? Bene, da quasi tre anni il Ministero dell’Agricoltura ha sospeso l’utilizzo dei pesticidi che secondo gli apicoltori erano i principali responsabili dell’uccisione delle api e oggi finalmente: «Vien da dire che un altro mondo è possibile – dichiara Francesco Panella, il Presidente di Unaapi, l’associazione nazionale apicoltori – non soltanto la produzione di miele ha avuto un incremento per ogni annata, ma le api non sono mai state così bene, belle e floride, capaci di lavorare meglio e di più. Non si registrano più morie». E, secondo il rapporto dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria di quest’anno, la produzione di miele nel 2010 è aumentata del 26,3% rispetto al 2009. Niente di tutto ciò è avvenuto in Francia, per esempio, dove i pesticidi incriminati sono ancora consentiti.

 

Quest’”altro mondo possibile” rischia però di ridiventare chimera. Il Ministero sta rinnovando ciclicamente la sospensiva per l’utilizzo dei pesticidi. Lo faceva di anno in anno, ma all’ultima scadenza, a giugno, ha prorogato il divieto soltanto fino al 30 ottobre prossimo. Tra l’altro tra lo stupore di chi ha seguito la vicenda, perché le prime dichiarazioni ministeriali parlavano di una nuova scadenza a dicembre, poi non confermata in Gazzetta Ufficiale. Un comportamento che non fa dormire sonni tranquilli agli apicoltori, perché invece di constatare gli ottimi risultati ottenuti dal settore, il Ministero sembra sempre sul punto di cedere alle forti pressioni che esercitano i produttori di pesticidi. I veleni in questione si chiamano neonicotinoidi, e vengono impiegati per la concia dei semi di mais, si diffondono con le polveri che si alzano durante la semina: un intervento preventivo, che dovrebbe proteggere le piantagioni da parassiti come la Diabrotica, un insettino giallo e nero che se dilaga può compromettere interi raccolti. Infatti viene anche utilizzato come spauracchio per vendere più pesticidi, oppure gli Ogm. È abbastanza tosto, negli Stati Uniti hanno recentemente scoperto che alcune popolazioni sono mutate sviluppando una resistenza agli Ogm creati per contrastarlo. Però si può controllare anche senza interventi così drastici e invasivi, che spesso si rivelano poco efficaci.

Questi ultimi tre anni sono lì a dimostrarlo. Gli agricoltori, impossibilitati a comprare i semi conciati con i pesticidi, sono tornati a praticare l’antica tecnica della rotazione delle colture. È non è successo niente di eclatante. Durante questo periodo tutti i problemi sbandierati dall’industria, relativi a malattie, insetti e virus, sono rimasti a minimi insignificanti di incidenza. Gli stessi dati di quando si usavano i pesticidi. Anzi, ci sono stati dei miglioramenti consistenti. Prendiamo proprio questa Diabrotica: il Monitoraggio Interregionale preposto al controllo del parassita ha accertato che si è passati, per danni pari o superiori al 5% del raccolto, dall’1,45% di ettari colpiti sul totale coltivato del 2009 allo 0,01% del 2010! La rotazione, una delle più antiche tecniche agricole mai inventate funziona ancora, anche nel XXI secolo, e meglio dei pesticidi usati senza criterio.

 
Anche altri parassiti e virus alla fine incidono poco: non si supera mai l’1% di probabilità che attacchino. Se contiamo che i pesticidi aumentano i costi di produzione tra i 20 e i 30 euro in più ad ettaro, con un’azione preventiva il rischio di fare una spesa inutile è piuttosto alto.

Vale a dire, come sostiene Lorenzo Furlan, dirigente del settore ricerca agraria dell’agenzia regionale Venetoagricoltura e ricercatore con una lunga serie di pubblicazioni alle spalle: «È come se avessi in casa una zanzara e tentassi di eliminarla con un bazooka. Probabilmente la centrerei, ma insieme a buona parte della casa stessa. Per anni a fronte di una probabilità d’infestazione dell’1% gli agricoltori erano abituati a comportarsi come se il pericolo fosse del 60 o 70%, vale a dire che utilizzavano questi prodotti in maniera preventiva e spesso inutile. Tra l’altro, dei 4 neonicotinodi “incriminati”, soltanto uno è davvero efficace se si presenta il problema, ma solo quando si presenta. In realtà è più facile prevenire a monte con tecniche colturali: se pianto mais per 20 anni di fila nello stesso appezzamento è praticamente sicuro che prima o poi si presenterà la Diabrotica. Cambiare coltura anche solo ogni 3 o 4 anni riduce tantissimo queste probabilità». E con un buon monitoraggio si può prevedere con una certa precisione dove sarà necessario intervenire.

La sostanza è che continuiamo ad abusare di antiparassitari che sono letali per le api e non fanno certo bene agli altri esseri viventi. Molti degli insetticidi che si utilizzano in agricoltura sono a base di questi neonicotinoidi e vengono irrorati su molte altre coltivazioni, ad esempio in maniera cospicua sui vigneti. È una iattura di ogni monocoltura che si ripeta per molti anni sugli stessi terreni, dove la rotazione è sparita.

 
Se da un lato quindi ci tengo a sensibilizzare sulla legittima richiesta degli apicoltori che vorrebbero finalmente bandita per sempre la concia dei semi con i neonicotinoidi dopo la prossima scadenza di ottobre, mi viene anche da rilanciare: andrebbero vietati in ogni forma e per ogni coltura. Tecniche semplici come la rotazione dei terreni possono sopperire adeguatamente, interventi più mirati e meno invasivi possono essere sufficienti. Le api non hanno soltanto una valenza importante perché sono insetti impollinatori o perché c’è tutta un’economia di produttori che ci vive intorno, sono preziose anche perché sono le sentinelle ambientali più sensibili. Viene da sottoscrivere una proposta che inizia a circolare: se davvero la nuova PAC, la Politica Agricola Comunitaria in preparazione per il 2013, vorrà avere una svolta “verde” verso la sostenibilità, allora perché non mettere per legge che la sua valenza venga misurata anche sulla salute degli alveari in tutta Europa? Farne uno degli indicatori principali? Vedremo al momento opportuno, intanto aspettiamo ottobre all’erta, perché non vogliamo più un’altra sospensiva, ma un divieto definitivo: le api sono troppo importanti.

Carlo Petrini
la Repubblica


Son tornate le api (la poesia è salva). “Notizie che fanno bene al Paese”

Elzeviro di Pietro Citati Corriere della Sera, 28 settembre 2011

Amo moltissimo il miele. Tutto il miele: il miele d’acacia, di castagno, di timo, di trifoglio, di lavanda, di menta, di salvia, di corbezzolo, di tiglio. Non c’è nessun dolce che lo eguagli: o solo, forse (ma non ne sono sicuro), la marmellata d’arancio inglese. Amo l’ape, che mi sembra la figura simbolica centrale della natura: il segno della metamorfosi vivente, che anima e trasforma le cose che ci circondano, e trasforma noi stessi nel corso dei mesi e degli anni.

Ma l’ape, a differenza degli uomini, non trasforma ciecamente: non cambia in miele l’erba, la pianta, lo sterco, qualsiasi fiore; in un caso produce il miele d’acacia, nell’altro quello di castagno, nel terzo quello di tiglio.

Come sapeva Omero, l’ape e il miele si possono paragonare soltanto ai grandi poeti e alla grande poesia: Dante era un’ape, Petrarca un’ape, Shakespeare un’ape, Leopardi un’ape. Tutti i poeti, fino ai tempi moderni, l’hanno saputo: scrivere poesia è l’esperienza della liquidità: Pindaro beveva acqua – acqua di una sorgente, acqua dell’oceano, prima di comporre versi. Pindaro e Orazio preferivano il miele. Tutto è liquido, dolce, mobile, amabile nella poesia – anche le cose più tragiche -, perché ha sapore di miele.

quadro di jan van kessel "natura morta". Insetti intorno a vaccheQuando possedevo una casa nella campagna toscana, un contadino aveva disposto in fondo al giardino quattro arnie, dove le api secernevano miele di ginestra. Ma non durò a lungo. Vicino al nostro giardino, un orribile commerciante piantò peschi, peri, albicocchi; e per uccidere qualsiasi verme o baco inondò i suoi alberi di pesticidi. Il giardino fu distrutto: nuvole di pesticidi, nere come il fumo del più terribile incendio, penetravano tra le piante, uccidevano i funghi leccini, pioppini, pinaioli, prataioli, che nascevano in ogni luogo, e assassinavano i porcospini, le istrici, le coccinelle, le api, gli uccelli. Lo stesso accadde in tutta l’Italia; e pochi anni fa le api morirono miseramente, e la produzione di miele, in certi luoghi, diminuì del sessanta per cento.

Su «Repubblica» del 26 settembre, Carlo Petrini dà una buona notizia, in un bellissimo articolo. Nel 2008, il ministero dell’Agricoltura ha sospeso l’uso dei pesticidi. Tutto è cambiato. «Le api non sono mai state così bene, belle e floride, capaci di lavorare meglio e di più. Non si registrano più morie», ha detto Francesco Panella, presidente dell’Associazione Apicultori. La produzione di miele del 2010 è aumentata del 26,3 per cento rispetto a quella del 2009. C’è un solo rischio: che il ministero dell’Agricoltura, cedendo alle fortissime pressioni dei produttori di pesticidi, non rinnovi il divieto anche nei prossimi anni.

Per una volta, l’Italia, questo Paese divenuto lento, penoso, arretrato, incapace, è all’avanguardia. In Francia il ministero dell’Agricoltura non ha sospeso l’uso dei pesticidi, e la moria delle api è continuata e peggiorata. Dove si vede che ci vuole pochissimo – una piccola legge quasi invisibile – perché il nostro Paese cammini, cresca, proceda, avanzi, migliori. La legge del nostro ministero dell’Agricoltura riguardo ai pesticidi dovrebbe essere stampata a lettere d’oro sui muri di tutti i ministeri, e di tutti gli Istituti pubblici e privati italiani.

Quella data da Carlo Petrini non è soltanto una buona notizia, ma è una vera notizia. I nostri giornali parlano incessantemente, male o bene, di Berlusconi. Appena trovo questo nome, volto la testa o giro il foglio del giornale. Le notizie su Berlusconi andrebbero abolite, perché Berlusconi non esiste, e quello che fa non ha alcuna importanza. La ricomparsa delle api e del miele è una notizia che andrebbe data in prima pagina su sei colonne, accanto alle vicende economiche dell’Europa e del mondo, alle quotazioni delle borse, agli avvenimenti in Siria, Arabia Saudita e Palestina.

Pietro Citati
tratto da Corriere della Sera

 


 

foto adriano sofri

Piccola posta

Sulla scia di un bell’articolo di Carlin Petrini su Repubblica, Radio3 scienza ha ieri ospitato tre persone che vivono con le api: Marisa Valente, Bettina Maccagnani e Francesco Panella. Marisa e Francesco sono apicultori, il secondo è presidente dell’Unaapi. Bettina è entomologa, e racconta cose bellissime sull’intelligenza e il linguaggio delle api, che avrebbero fatto diventare matto di gioia Aristotele. Francesco cambiò vita dopo aver letto l’articolo di Pasolini sulle lucciole, e avverte che le farfalle europee sono diminuite del 60-70 per cento in vent’anni. Fosse per me, sostituirei senz’altro il benessere delle api e delle farfalle al Prodotto interno lordo come indice della qualità della vita comune, umani compresi. Ne accenno qui perché ho capito che la sospensione degli insetticidi neonicotinoidi per la concia dei semi di mais, che ha permesso in prossimità di quelle colture una meravigliosa ripresa della popolazione e della produzione delle api, scadrà il 31 ottobre prossimo, e ci sono fortissime pressioni perché non sia rinnovata, e tantomeno tramutata in definitiva proibizione, come sarebbe necessario. Gli stessi micidiali pesticidi andrebbero vietati anche nelle altre colture e negli usi domestici. Per il mais, si è provato che fa benissimo, e non fa affatto male, l’antica risorsa della rotazione delle coltivazioni, ogni tre o quattro anni: che oltretutto permette alla terra di non diventare definitivamente sterile per chi arriverà dopo. Noi siamo quelli arrivati dopo generazioni e generazioni, che se ne sono preoccupate. Siamo quelli sui passi dei quali non crescerà più l’erba, e i fiori e le farfalle e le api. E prima di fare dell’ironia, ricordatevi che sono loro a impollinare le piante, e che c’è un rapporto molto stretto fra il destino degli insetti e la crisi dell’euro e di tutto il resto. E ora fatevi vivi sui siti, a cominciare da quello dell’Unaapi, in cui si chiede di rinnovare il divieto dei neonicotinoidi, per favore.

 


 
Vignetta di Sergio Staino su Dimensione Agricoltura

Il disegnatore satirico Sergio Staino ha preso spunto dalla crisi delle api per dedicare su Dimensione Agricoltura una vignetta velenosa per il Ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano


 

logo radio 3 scienza

L’ape moia

Lunedì 3 ottobre la trasmissione Radio3 Scienza, condotta da Rossella Panarese è stata dedicata all’impatto dei pesticidi su api e natura. Nel corso della puntata sono state raccolte testimonianze e contributi di: Marisa Valente, apicoltrice, che da luglio è in sciopero della fame davanti all’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, Bettina Maccagnani, entomologa del Museo del cielo e della terra di San Giovanni in Persiceto, Francesco Panella, apicoltore e presidente Unione degli Apicoltori – Unaapi (di seguito il link alla trasmissione in podcast al minuto 17:24).

Per ascoltare la puntata “L’ape moia”  su RADIO 3 SCIENZA cliccare sull’immagine a sinistra. In alternativa vai su questo link e clicca su “Ascolta”.

foto dei 6 conduttori di radio3 scienza

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logo del programma baobab, l'albero delle notizie. Foto di baobab con tramonto rosso di fondo.

Baobab, l’albero delle notizie

Venerdì 30 settembre 2011 Radio 1 ha intervistato Francesco Panella. Per ascoltare la registrazione cliccare sul cursore temporale e posizionalo su 01:08:42. In alternativa vai su questo link.

 

Vuoi scaricarti la puntata del 26 settembre 2011? Ecco il link all’archivio delle puntate (53 MB)
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Rai Ambiente Italia 

Sabato 15 ottobre ha dedicato alla problematica dei neonicotinoidi concianti uno spazio al minuto 17:40

 

TGR  Piemonte

logo telegiornale rai 3 piemonte

Sabato 3 settembre 2011 il telegiornale regionale di RAI3 Piemonte ha introdotto il servizio giornalistico con la constatazione: “E’ finita la moria delle api dopo il divieto di utilizzare i neonicotinoidi nella concia del mais, in vigore fino al 31 ottobre. Ora gli apicoltori richiedono di estendere il divieto anche alle altre coltivazioni”. Nel servizio poi si afferma che gli apicoltori piemontesi hanno forse contribuito a vincere il primo round contro quello che è stato ritenuto a lungo il mistero della moria delle api, che fin dai primi anni del 2000 ha colpito il più importante insetto impollinatore in tutto il mondo industrializzato. Secondo il Ministero della Salute la moria sarebbe cessata dopo il divieto di utilizzare gli antiparassitari a base di neonicotinoidi per la concia del mais. La Procura di Torino, cui il Ministero ha comunicato i risultati del provvedimento, aveva aperto un’inchiesta, in particolare su due case farmaceutiche, produttrici dell’antiparassitario Poncho. Ipotizzando che intere colonie colonie d’api fossero morte a causa dell’impolveramento in volo delle api, vicino alle macchine seminatrici del mais trattato con quel prodotto.  Il Ministero, primo in Europa, ne ha vietato l’utilizzo alla semina del mais, ma solo fino al 31 ottobre.

Ora, dicono gli apicoltori sono arrivati a fare uno sciopero della fame per attirare l’attenzione su questo problema, si tratta di occuparsi degli oltre 50 prodotti a base di neonicotinoidi regolarmente autorizzati in agricoltura, sebbene la loro tossicità, anche a dosi bassissime, sia stata scientificamente dimostrata.”

Per vedere il servizio cliccare sull’immagine e spostare il cursore a partire da: 9′ 40”:

 


 

Radio 24

Sabato 12 settembre 2011, Radio 24 ha dedicato un approfondita inchiesta sullo stato di salute delle api in Italia. Per ascoltare l’inchiesta cliccare sull’immagine e non scoraggiarsi se i primi secondi propongono un audio difettoso:

Logo di Radio 24

 


 

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