I gravi ed estesi fenomeni di avvelenamento, e di spopolamento di tutta la “popolazione di campo” degli alveari che si stanno verificando in occasione delle semine di mais impongono la necessità di proporre un modello operativo cui attenersi.
La denuncia
L’elemento di maggior criticità è rappresentato dalla denuncia dell’avvelenamento subìto. Quasi sempre gli apicoltori si lamentano del danno ma sono estremamente restii alla denuncia. In realtà è l’elemento prioritario in quanto…
….unico elemento oggettivo che può testimoniare l’accaduto. Si ricorda, a puro titolo di esempio, che lo scorso anno, a fronte di alcune migliaia di alveari certamente coinvolti negli avvelenamenti su girasole, non esiste alcuna denuncia ufficiale La denuncia va fatta al competente (del territorio ove è collocato l’apiario) servizio veterinario e deve essere accompagnata dalla richiesta della tempestiva raccolta di un campione ufficiale di api, compilando l’allegata scheda. Sono segnalati tuttavia casi di veterinari ,che non “avevano tempo”, che quindi non hanno provveduto alla raccolta del campione di api o che si sono rifiutati di provvedervi. A fronte di tali difficoltà va in ogni caso registrata e tenuta in memoria la modalità, data e ora della richiesta, nonché identità dell’interlocutore che non si è attivato. In tali casi è necessario provvedere alla raccolta di un campione d’api alla presenza del testimone più “accreditato” possibile (un pubblico ufficiale, un tecnico apistico, un agronomo o perito agrario) ed è quindi indispensabile inoltrare la denuncia alla locale stazione dei carabinieri. Si veda facsimile denuncia, formato word (61 kb) | formato pdf (75 kb)
Il campione di api
Sono estremamente importanti la tempistica di intervento, la modalità di conservazione e di trasporto del campione al laboratorio di analisi. Alcuni principi attivi sono fotolabili e non più rintracciabili già dopo poco tempo; comunque l’esposizione agli agenti atmosferici pregiudica enormemente la qualità del campione. A questa considerazione si aggiunga che alcuni principi attivi hanno azione letale sull’ape a dosaggi estremamente bassi: per l’imidacloprid ad esempio 0,03 ppb. In pratica le nostre api vengono uccise o “ubriacate” da dosaggi che sono poco più di nulla; è evidente come qualunque “errore” per quanto piccolo possa essere può inficiare il risultato analitico. Si consiglia di raccogliere quindi campioni di api fresche, morte da poco o morenti, operando preferibilmente al mattino presto, prima dell’inizio dell’attività di volo dell’alveare per riporle quindi in contenitore pulito. Potrà sembrare superfluo ma il campione deve essere anche sufficiente: continuano a pervenire campioni raccolti da apicoltori composti da 10 api… non servono a nulla! Un buon campione deve essere composto da almeno 100 g di api (1.000 api circa).
Indispensabile avere con se borsa frigo con siberini per conservare il campione sino a casa. Il campione andrà poi immediatamente congelato. Particolare cura anche per il trasporto del campione al laboratorio analisi che deve avvenire rispettando sempre il mantenimento della linea del freddo: contenitori di polistirolo a doppia parete e siberini sono indispensabili. Considerata l’importanza del tema conviene provvedere come associazione al trasporto al laboratorio; se ciò non fosse possibile appoggiarsi ad un corriere affidabile che garantisca la consegna entro le 24 ore. Si veda questionario.
Il laboratorio
Nel passato alcuni campioni di api sono stati inviati a laboratori che non possedevano la necessaria strumentazione analitica/competenza, con il risultato per noi drammatico che a fronte di un campione di api certamente avvelenato l’esito dell’analisi è stato negativo. Bisogna insistere ed ottenere che il campione sia con certezza inviato a un laboratorio adeguato come quello del CRA-Apicoltura (ex INA) o come Floramo, in provincia di Cuneo. E’ anche possibile convenire di procedere al prelievo di molteplici campioni: uno verrà da noi inviato a un laboratorio di nostra fiducia, l’altro seguirà la strada prevista dal servizio veterinario.
Far circolare la notizia
Il fenomeno degli avvelenamenti di api in concomitanza con la semina del mais è enormemente più diffuso di quanto non sembri a una prima analisi superficiale.. A fronte di poche segnalazioni che parrebbero far ritenere limitato il problema, in realtà si scopre poi nel tempo relazionandosi con gli apicoltori che gli apiari coinvolti sono in numero enormemente maggiore. L’esito della nostra inchiesta invernale è che per ogni apiario intossicato conosciuto ve ne sono ben oltre di altri dieci per cui l’apicoltore colpito si limita a mugugnare nel suo piccolo giro di conoscenze.
L’obiettivo è se non riuscire a far fare da tutti la denuncia almeno riuscire a sapere il nome di tutte le aziende e la collocazione e dimensione di tutti gli apiari.
28 MARZO 2008
Roberto Barbero
Tecnico Aspromiele e Consigliere di U.N.A.API.
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