Gli avvelenamenti, ormai, non si manifestano solo con l’immediata moria di bottinatrici, ma sempre più spesso anche con spopolamenti progressivi o danni alla covata. E’ indispensabile una capillare raccolta di dati; a tal fine è stato elaborato un apposito questionario. (pdf 64 kb)
- Gruppo protezione dell’ape
- Domani avremo ancora le api?
- Tornerà l’incubo flavescenza?
- Morie d’api dopo la semina del mais
- Anno 2003 – Nuove mortalità d’api
I pesticidi hanno sempre procurato danni alle api, ma da almeno tre anni…
…gli avvelenamenti sembrano aumentare vertiginosamente. A livello mondiale”. Parola di Claudio Porrini che, raccogliendo l’eredità di Giorgio Celli, da più di vent’anni si occupa del rapporto tra api e antiparassitari all’Università di Bologna. Ora Porrini, uno degli organizzatori insieme all’Istituto Nazionale di Apicoltura (INA) del Simposio Internazionale “Hazards of pesticides to bees” che si è svolto a Bologna nel settembre 2002 [commissionatogli dall’Intenational commission of plant-bee relationship (ICP-BR), un’organizzazione che si occupa dei delicati equilibri ambientali delle api], ha contribuito a fondare un gruppo nell’ambito dell’ICP-BR, denominato “Bee health group”, che si è riunito proprio a Bologna qualche settimana fa per elaborare un piano comune di valutazione dei danni alle api.
Le api quindi muoiono sempre di più. Ma quali sono le cause?
I motivi sono molteplici e sicuramente sono diversi nelle varie parti del mondo.
In Italia il clima sfavorevole ha sicuramente inciso direttamente sulla vita degli insetti e sulla produttività delle piante. Le api, insomma, si sono trovate improvvisamente con meno cibo e la maggiore umidità ha abbassato le difese immunitarie dell’alveare, lasciando spazio al dilagare delle malattie.
Quindi l’uomo non è responsabile?
Tutt’altro. Gli avvelenamenti ci sono sempre stati, soprattutto in zone dove permane un’agricoltura poco evoluta e gestita in maniera part-time. Questi agricoltori, poco informati dal punto di vista tecnico, continuano ad usare in maniera errata gli antiparassitari, magari trattando in fioritura o in giornate di vento, così da contaminare le api per deriva. Su queste basi, clima e bassa qualità dell’agricoltura, si stanno inserendo ora nuovi prodotti, potenzialmente molto pericolosi.
Immagino si riferisca al Gaucho, il prodotto per la concia del seme già sotto accusa per la sua pericolosità e ora vietato in Francia…
Non si ha una certezza scientifica che il Gaucho sia la sola causa di mortalità e perdita di api, perché le dosi immesse nell’ambiente di imidacloprid, il principio attivo sotto accusa, sono stabilite, seme per seme, dalla casa produttrice e sono molto basse. Sui fiori e sulle foglie raccolti dopo il passaggio delle seminatrici di mais, il gruppo di Ricerca dell’Università di Udine (Dr Greatti) ha trovato circa 20 ppb (parti per bilione) di imidacloprid. Poco, perché i primi effetti macroscopici da noi osservati (calo dell’attività motoria e disorientamento) si evidenziano con concentrazioni cinque volte maggiori che è forse possibile raggiungere con l’uso dell’altra formulazione di imidacloprid (direttamente impiegata dagli agricoltori): il Confidor.
E’ plausibile che trattamenti errati e macchinari non tarati contribuiscano a raggiungere, in certe situazioni, queste concentrazioni provocando disorientamenti, mortalità e perdita di api.
L’imidacloprid è l’unico nuovo prodotto altamente tossico?
Anche i pesticidi microincapsulati, che stanno avendo sempre più successo in Italia, perché limitano i trattamenti in campo, possono essere potenzialmente pericolosi.
Le microcapsule, che l’ape “considera” semplice polline, possono rilasciare sostanze nocive all’interno dell’alveare. In commercio vi sono microincapsulati pericolosi per le api e altri molto meno. Tutto dipende dal materiale impiegato e dalla tecnica di microincapsulazione. Anche i regolatori di crescita, i famosi IGR, possono procurare danni alle api, soprattutto alla covata, e lentamente causano spopolamenti che spesso gli apicoltori sottovalutano o di cui non si accorgono.
Cosa si può fare allora per arginare questi fenomeni?
Ottenere il più possibile informazioni attendibili mediante una rete di monitoraggio sul modello di quella tedesca, attiva da cinquant’anni. Una raccolta di dati continua, effettuata con l’aiuto delle associazioni degli apicoltori e dei Servizi fitosanitari che ci dia la situazione reale di quanto accade alle api nei campi. Servono dati oggettivi per capire l’effettiva pericolosità degli antiparassitari e per regolamentare le autorizzazioni.
Io e il mio gruppo, in collaborazione con l’INA, ci stiamo impegnando su questo fronte.
Ma nell’immediato cosa può fare l’apicoltore che vede le sue api morire?
Una prima raccolta di dati si può fare compilando uno dei questionari che qualche mese fa sono stati pubblicati su Lapis e che è possibile richiedere alla rivista.
E invito tutti gli apicoltori a dare notizia di quanto accade alle loro api.
In troppi hanno paura a denunciare per la paura di inimicarsi il vicino di casa agricoltore. Ma le api sono una risorsa per tutti.
Lorenzo Monaco
Dipartimento Scienze e
Tecnologie Agroambientali
Università di Bologna{jcomments on}
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