Una ricerca brasiliana (Nicodemo et al., 2013) ha dimostrato che le famiglie di api che raccolgono più propoli sono più vitali, con minor mortalità della covata ed una maggiore aspettativa di vita delle api adulte. Una conferma indiretta dell’importanza delle sostanze contenute nella propoli per l’immunità dell’alveare.
Partendo da un gruppo iniziale di famiglie di api africanizzate i ricercatori hanno selezionato dei ceppi buoni produttori di propoli e dei ceppi scarsi produttori. La raccolta di propoli è stata piuttosto esigua anche nelle famiglie migliori raccoglitrici a causa della scarsità del pascolo. La propoli brasiliana è caratterizzata da un ampio spettro di componenti attivi, alcuni dei quali attivi anche a basse concentrazioni.
Le famiglie sono risultate differire in quanto a tasso di sopravvivenza della covata ed in quanto a sopravvivenza delle api adulte: le famiglie selezionate per la produzione di propoli presentano una maggior percentuale di covata che giunge alla schiusa ed una maggior sopravvivenza delle api adulte. La sopravvivenza delle singole api sembra dipendere dal quantitativo di propoli raccolto dalla colonia e non dal proprio patrimonio genetico: anche api figlie di regine “scarse raccoglitrici di propoli” quando poste in famiglie che raccolgono molta propoli ne hanno acquisito la longevità.
La propoli deriva da resine che, con le loro proprietà batteriostatiche, proteggono i tessuti delle piante più esposti agli attacchi di germi patogeni. Le api raccolgono quelle resine sia per utilizzarle come “materiale da costruzione” per chiudere buchi ed interstizi del nido, sia come disinfettante tenere sotto controllo i patogeni ed in definitiva per plasmare le comunità microbiche dell’alveare, costituendo un elemento della cosiddetta “immunità sociale” dell’alveare. Sta però emergendo anche un terzo, fondamentale della propoli: è stato verificato un effetto di modulazione delle risposta immunitaria (Simone et al., 2009) alcuni suoi costituenti sono, nello sviluppo dell’ape, determinanti per lo sviluppo della competenza immunitaria e dei sistemi di detossificazione (Mao et al., 2013).
Benché spesso gli apicoltori tendano a focalizzare la propria attenzione sulle risorse nettarifere e pollinifere, la disponibilità nell’ambiente e la tendenza a raccogliere la propoli sembrano essere fattori importanti nel complesso puzzle che determina la sanità degli alveari.
Potrebbero interessarti
Proteine in immagini: una nuova frontiera per visualizzare l’impatto dei fattori di stress nelle api mellifere
È sempre più difficile comprendere a fondo i motivi di sofferenza e collasso degli alveari. Molteplici fattori di stress, anche…
Risoluzione del Senato su apicoltura e V. velutina
6 novembre 2014 Grazie alle iniziative della Senatrice Albano sulle conseguenze della diffusione in Italia di V. velutina; a seguito…
Circolare del Ministero della Salute sulla Varroa. Un passo avanti?
27 settembre 2013 Il Centro di Riferimento Tecnico per le Patologie Apistiche dell’Unaapi (CRT- PA) ha elaborato e inviato le…
Audizione in Senato su Vespa velutina
20 ottobre 2014 Martedì 21 ottobre 2014 Roberto Barbero parteciperà in rappresentanza di Unaapi all’audizione alla Commissione Agricoltura del Senato…
Un marker genetico della resistenza alla covata calcificata?
31 marzo 2016 Ricercatori cinesi Liu et al. (2016) hanno scoperto una forte correlazione tra il carattere di resistenza delle…
Bande diagnostiche per monitorare Aethina tumida
26 settembre 2014 – aggiornato 8 ottobre 2014 Il CRT Patologie Apistiche Unaapi invita tutti gli apicoltori, soprattutto chi ha…
