Diversi nuovi studi evidenziano inequivocabili effetti deleteri sulle funzioni riproduttive dei fuchi e delle regine.
La scarsa durata delle regine negli ultimi anni è una constatazione anche di molti apicoltori italiani. In più i problemi delle regine sono a monte di una parte importante della mortalità delle colonie.
Le condizioni delle spedizioni possono nuocere alle regine
Un recente lavoro dell’USDA coordinato da Jeff Pettis partiva dalla constatazione che negli ultimi anni negli USA le regine vengono sostituite con una frequenza senza precedenti. I ricercatori hanno osservato una bassa vitalità dello sperma contenuto nelle spermateche delle regine e ipotizzato che il problema possa dipendere dalle temperature estreme a cui hanno verificato che sono spesso sottoposte le regine durante il trasporto o a qualche altro fattore che riguarda i fuchi (Pettis et al., 2016, recensito su mieliditalia.it).
Residui di imidacloprid riducono la vitalità dello sperma nelle spermateche
Gli stessi ricercatori dell’USDA hanno recentemente, pochi mesi dopo il precedente, pubblicato un altro lavoro in cui hanno testato l’ipotesi che il neonicotinoide imidacloprid, i cui residui purtroppo si trovano spesso nelle varie matrici dell’alveare, possa ridurre la vitalità dello sperma contenuto nelle spermateche delle regine. Dagli esperimenti è risultato che l’esposizione a concentrazioni di 20 ppb di imidacloprid nel corso di una settimana ha ridotto ben del 50% la vitalità dello sperma nelle spermateche. Altri effetti osservati sono stati anche una riduzione dell’espressione di geni collegati con le funzioni detossificanti e immunitarie (Chaimanee et al., 2016).
Residui di clothianidin e thiamethoxam provocano la sostituzione delle regine a distanza di una stagione
Nel 2014 è uscito un nuovo studio coordinato dal gruppo di lavoro dell’Università di Berna. I ricercatori hanno somministrato alimento proteico con residui di clothianidin (2ppb) e thiamethoxam (5ppb) analoghi a quelli che si trovano nei pollini di colture trattate. Sono stati registrati prevedibili effetti a breve termine sulle famiglie che spaziano dalla riduzione delle api e della covata a quella della raccolta di miele e di polline. A tali effetti è comunque seguito un recupero nel medio termine e un normale svernamento. L’anno successivo però si sono manifestati effetti a lungo termine sulle regine, con il 60% delle regine delle famiglie esposte ai neonicotinoidi che sono state sostituite (Sandrock et al., 2014).
…altri effetti a breve termine sulle regine appena fecondate
Lo stesso gruppo di Berna ha quindi indagato gli effetti a breve termine sulle regine pubblicando nel 2015 un nuovo lavoro (Williams et al., 2015). I ricercatori hanno nutrito le colonie con supplementi proteici addizionati con 1ppb di clothianidin e 4ppb di thiamethoxam e utilizzandole come starter/finisher per l’allevamento di celle reali. Ne è risultato che a quattro settimane dallo sfarfallamento una frazione significativamente minore delle regine allevate dalle colonie esposte ai neonicotinoidi era viva e deponeva correttamente producendo operaie vitali. Le regine esposte ai neonicotinoidi presentavano inoltre meno spermatozoi e meno vitali.
…ulteriori effetti sui fuchi
Gli stessi ricercatori svizzeri hanno quindi rivolto la propria attenzione agli effetti sui fuchi. Le colonie sono state preparate in modo simile, in questo caso nutrendo la tesi trattata con alimento proteico contenente 4,5 ppb di thiamethoxam e 1,5 ppb di clothianidin. I fuchi delle colonie esposte ai residui di pesticidi hanno presentato durata di vita e soprattutto quantità di sperma vitale significativamente minori (Straub et al., 2016).
Le nuove evidenze dell’impatto dei neonicotinoidi sulla salute riproduttiva delle regine e dei fuchi, che mina alla base la vitalità delle colonie, possono potenzialmente spiegare, insieme agli altri già noti effetti sub-letali, l’importante aumento della mortalità delle api che si registra negli ultimi anni. Si tratta peraltro di effetti subdoli perché si presentano a distanza di tempo dall’esposizione a dosi di pesticida che spesso passano inosservate all’apicoltore.
Imidacloprid, thiamethoxam e clothianidin sono tre delle quattro molecole per le quali la commissione Europea ha sospeso alcuni utilizzi, consentendo però a svariati utilizzi che espongono ancora le api e gli impollinatori selvatici a danni inaccettabili.
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